17 agosto 2018 | https://electronicintifada.net/content/why-we-continue-march-gaza/25291

Ero seduto dietro la mia scrivania nel supermercato della mia famiglia a Khan Younis, il 14 maggio, quando mio cugino Ali si è avvicinato.
Ci sarebbe stato un altro incontro ad al-Faraheen per la protesta della Grande Marcia di Ritorno quel giorno, ha detto. Sarei andato con lui?
“No, preferisco quello di Khuzaa dove andiamo di solito,” ho detto.
Ali ha insistito per andare ad al-Faraheen e ha deciso che sarebbe andato con il suo amico Saed. È rimasto con me finché non ho chiuso il negozio e siamo andati separatamente. Ho chiamato il mio amico Ahmad per andare a Khuzaa.
Alla protesta ci aspettava il solito: lacrimogeni che cadevano a dirotto, lasciandoci a malapena in grado di respirare o parlare; ambulanze e paramedici che si aprivano a ventaglio ovunque e il suono dei proiettili che sfrecciavano.
Il rumore di una pallottola suscita sentimenti contrastanti. Tutti noi sappiamo che colpirà qualcuno. Ma se lo sentiamo, siamo al sicuro, proprio come quando sentiamo bombardare: vuol dire che qualcosa è esploso, ma non su di noi.
Ferito gravemente
Poi il mio telefono ha cominciato a squillare. Ho visto il nome di mio fratello sullo schermo. Prima che avessi la possibilità di dire qualcosa, mi ha detto di andare all’ospedale europeo, “Adesso! Ali è stato colpito. ”
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