Esercito israeliano ferisce diversi palestinesi vicino all’Università di Abu Dis

27 marzo 2018 09:37  Notizie IMEMC  West Bank 0ccupata

I soldati israeliani hanno ferito, martedì, molti palestinesi che hanno subito i gravi effetti dall’inalazione di gas lacrimogeno, oltre a tagli e lividi, vicino all’università di Abu Dis, nella città di Abu Dis, a sud-est di Gerusalemme est occupata.

Fonti dei media hanno riferito che diverse jeep dell’esercito hanno invaso la città, martedì mattina, prima di inoltrarsi a Schools Street, che conduce all’Università di Al-Quds.

Hanno aggiunto che diversi giovani hanno lanciato pietre e bottiglie vuote alle jeep dell’esercito invasore, mentre i soldati hanno sparato  raffiche di lacrimogeni.

Dozzine di palestinesi hanno subito i gravi effetti per l’inalazione del gas lacrimogeno e hanno ricevuto le cure necessarie, senza bisogno di ricovero ospedaliero.

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I manifestanti palestinesi marciano verso il muro dell’apartheid per affrontare l’occupazione israeliana a Nil’in

23/03/2018 International Solidarity Movement, Palestina occupata
Questo venerdì pomeriggio i palestinesi si sono radunati negli uliveti di Ni’lin, in West Bank, prima di marciare verso il muro dell’apartheid per affrontare l’occupazione israeliana.
All’alba del 23 maggio 2004 un contadino palestinese si è avvicinato al suo
campo a Ni’lin ma si è incontrato con i bulldozer israeliani che sradicavano gli ulivi. Vale la pena notare che gli ulivi sono una parte importante del reddito di un agricoltore palestinese.

I manifestanti marciano verso il muro illegale dell’apartheid.

La popolazione di Ni’lin ha iniziato immediatamente a mobilitarsi in resistenza contro i piani israeliani di sequestro e distruzione della terra, con conseguente  furto di 2500 dunum di terra che vorrebbero restituiti indietro. Continue reading

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I coloni occupanti  l’edificio Abu Rajabi lo lasciano dopo l’avviso di sfratto

Venerdì 23 marzo 2018 team ISM al Khalil Hebron.
Ieri alle 12.45 gli ISMers hanno visto un ingegnere dell’esercito saldare le porte della casa di Abu Rajabi vicino alla moschea Ibrahimi di Al Khalil. La casa di Abu Rajabi è stata occupata da fanatici coloni sionisti fin dal 2007.
3 ore prima, intorno alle 10, i coloni hanno lasciato la casa in conformità ad un recente ordine del tribunale israeliano. Forse hanno lasciato la casa ma hanno lasciato le loro cose all’interno. La scorsa notte la luce è rimasta accesa in casa tutta la notte.
Si prevede che la prolungata battaglia per la casa palestinese non sarà finita così facilmente. Mentre celebra con cautela lo sfratto dei coloni, Abu Rajabi e 30.000 palestinesi che vivono nella zona controllata H2 di al Khalil, sanno che i Sionisti non si arrenderanno facilmente.
La matrice dell’oppressione israeliana che perpetua la graduale pulizia etnica della popolazione palestinese dalle loro terre deve essere smantellata per assicurare che tutte le continue violazioni dei diritti umani palestinesi cessino una volta per tutte.
Guarda il video di Mondoweis sulla casa di Abu Rajabi:

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Attivisti palestinesi e internazionali piantano alberelli di olivo su terreni di un villaggio che ha avuto ordine di confisca da Israele a Burin

17/03/2018 | International Solidarity Movement
Palestinesi e attivisti internazionali hanno piantato con successo dozzine di ulivi nel nord della Cisgiordania, nel villaggio di Burin vicino a Nablus. Palestinesi e internazionali hanno messo insieme le immagini di attivisti di spicco davanti agli alberelli piantati, alcuni di questi attivisti sono stati uccisi dall’esercito israeliano, altri sono prigionieri politici palestinesi.


Gli attivisti riconosciuti e ricordati sono:
Bilal Al Najjar Martire di Burin
Munther Amira Prigioniero politico
Tom Hurndall Attivista ISM
Khalida Jarrar Prigioniero politico
Ahed Tamimi Prigioniero politico
Rachel Corrie Attivista ISM
Vittorio Arrigoni Attivista ISM
L’azione è stata organizzata da The Popular Struggle Committee, ma hanno partecipato anche Yahia Kadous, il capo del consiglio comunale di Burin, attivisti del gruppo arabo per la protezione della natura, International Solidarity Movement, Stop the Wall e il Forum illuminista Tanwer. Continue reading

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Un ricordo della prigionia di Dima al-Wawi e un ricordo di Hamza Zamara

18 marzo 2018 | International Solidarity Movement, al Khalil team | Palestina occupata
Due anni fa Dima al-Wawi si è svegliata per la scuola sentendosi male. La gola le faceva male e i suoi linfonodi erano gonfiati. I suoi genitori erano già fuori di casa, sulla loro terra che è divisa in due dall’insediamento illegale Karmi Zur a Halhul, subito fuori al Khalil / Hebron.

Dima al-Wawi, oggi, nella sua stanza di Halhul

I genitori di Dima hanno affrontato molti problemi con i coloni di questo insediamento illegale che hanno cercato incessantemente di impedire loro di entrare nella loro terra attraverso il checkpoint principale. Hanno portato il loro caso alla corte israeliana e miracolosamente hanno ottenuto l’accesso attraverso il checkpoint a entrambi i lati della loro terra, stretti tra l’insediamento illegale sul lato est e ovest della terra degli Al Wawi. La famiglia è rimasta cauta a causa delle molestie dei coloni e ha pensato che solo gli adulti della famiglia dovrebbero entrare attraverso il checkpoint poiché la violenza è sempre inevitabile. Continue reading

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I palestinesi pregano per le strade di Betlemme e marciano contro Donald Trump

16 marzo 2018 | International Solidarity Movement, al Khalil team | Palestina occupata
Stamattina, i palestinesi si sono radunati davanti al muro dell’apartheid presso l’hotel Intercontinental di Betlemme per la preghiera del venerdì, che si è tenuta per strada. Dopo la preghiera, manifestanti palestinesi e internazionali hanno marciato pacificamente verso il cancello del muro dell’apartheid cantando e iniziando a sbattere le loro schiene contro il cancello di metallo del muro dell’apartheid. La border police ha rapidamente attraversato il cancello puntando le armi in faccia ai dimostranti e lanciando granate stordenti, accompagnati da un mezzo corazzato che ha sparato numerosi proiettili di gas lacrimogeno.

La border police ha poi fatto ricorso a proiettili di acciaio rivestiti di gomma e granate stordenti contro palestinesi e internazionali. Fortunatamente nessuno è stato ferito o arrestato oggi e la Polizia si è ritirata attraverso il cancello dell’apartheid. Continue reading

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Israele mente su quel ragazzo, colpito in testa, ma “caduto dalla bici”

https://electronicintifada.net/blogs/ali-abunimah/israel-lies-boy-shot-head-fell-bike

 

Muhammad Fadel Tamimi, 15 anni, con sua madre, nella sua casa nel villaggio occupato di Nabi Saleh.

Un mese prima un soldato israeliano gli ha sparato a distanza ravvicinata con un proiettile di metallo rivestito di gomma provocando gravi ferite alla testa.

Uno dei classici segnali di allarme è quando un bambino mostra uno schema di lesioni, ma chi abusa costringe la vittima ad andare avanti con storie di copertura sostenendo che la vittima ha semplicemente avuto una serie di incidenti sfortunati. Continue reading

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Resistenza e morte in al Khalil / Hebron

11-03 2018
International Solidarity Movement, al-Khalil team, territorio occupato, Palestina.
Venerdì alle 16.00, il 24enne residente ad Al Khalil, Mohammad Zain al-Jabari, è stato colpito con arma da fuoco da parte delle forze di occupazione israeliane durante piccoli scontri ad Al Khalil, Hebron.
Lascia la moglie e il figlio di 4 anni.

Al-Jabari è stato colpito al collo quando i soldati israeliani hanno aperto il fuoco con munizioni da guerra contro i giovani locali nella zona H1 di Al Khalil, un’area legalmente sotto pieno controllo palestinese.
E’ stato portato di corsa all’ospedale locale dove è morto pochi minuti dopo.
Temendo che le forze di occupazione israeliane avrebbero saccheggiato l’ospedale, i palestinesi hanno rapidamente sso il corpo di Al-Jabari dall’ospedale, per evitare che gli israeliani potessero confiscare il corpo.
I corpi dei palestinesi uccisi dalle forze di occupazione israeliane sono spesso confiscati per lunghi periodi di tempo, rendendo impossibile ai palestinesi seppellire il corpo entro 24 ore dalla morte, come è prassi comune per i funerali musulmani. Continue reading

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96 violazioni israeliane contro le moschee Al-Aqsa e Al-Ibrahimi

http://daysofpalestine.com/post/10933/pa-96-israel-violations-against-al-aqsa-al-ibrahimi-mosques

5 marzo 2018

L’occupazione israeliana ha costruito una torre di avvistamento militare che modifica la visione storica della Porta di Damasco.

Ci sono state 96 violazioni israeliane contro le moschee Al-Aqsa e Al-Ibrahimi a febbraio, secondo le rilevazioni del ministero palestinese di Waqf domenica.

In una dichiarazione, il ministero ha anche rivelato nove progetti israeliani mirati a giudaizzare Gerusalemme, notando che sono stati pianificati per essere eseguiti sotto la città vecchia. Continue reading

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La Border Police israeliana protegge la costruzione di un nuovo avamposto illegale a Beit Einun, a cinque chilometri da Al Khalil

5/03/2018 – International Solidarity Movement, Al Khalil team, Palestina  occupata

La Border Police israeliana, ben armati, proteggono la costruzione di un nuovo avamposto illegale a Beit Einun, a cinque chilometri da Al Khalil, Hebron.
La costruzione è iniziata questa mattina, quando i coloni israeliani, protetti dalle guardie armate della sicurezza, hanno messo un serbatoio d’acqua e quattro grandi caravan su terreno palestinese.In seguito, la polizia di frontiera israeliana ha minacciato di arrestare i manifestanti locali e internazionali, dichiarando l’intera area “terra israeliana” e zona militare chiusa, pur non fornendo alcuna prova cartacea, quando gli è stato richiesto. Le auto sono state deviate altrove quando la strada è stata chiusa e ai residenti palestinesi delle case vicine è stato negato l’accesso alle proprie case.
Sebbene gli avamposti siano illegali sia per la legge internazionale che per quella israeliana,  sono una visione comune nella West Bank occupata. Dopo la costruzione gli insediamenti illegali vengono spesso legalizzati retroattivamente da Israele, e le terre rubate considerate parte del territorio israeliano contravvenendo al diritto internazionale.

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