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Lunedì 17 lug 2017
L’operazione eroica dei tre combattenti palestinesi della famiglia Al-Jabbarin, provenienti dai territori occupati nel 48, nella città di al-Quds, vicino alla Moschea di al-Aqsa, è una nuova sfida per l’occupante. In primo luogo, i combattenti palestinesi sono giunti dalla città di Umm al-Fahm, che si trova nell’entità coloniale e, pertanto, sono titolari di carte di identità “israeliane”. Hanno attaccato la polizia sionista con armi di produzione locale, Karlo, “l’arma dei poveri”, come centinaia di laboratori della Palestina occupata sono in grado di produrre.

I tre combattenti, Mohammad e Mohammad e Ahmad Al-Jabbarin, di età compresa tra i 19 e i 30 anni, sono riusciti a intrufolarsi con le loro armi alla moschea di al-Aqsa, nonostante le misure di sicurezza dell’occupante, ritenuto essere il più sofisticato al mondo, e anche se la città di al-Quds è considerata la città più “sicura” nel mondo. Dobbiamo ricordare che i sionisti negano l’accesso alla moschea di al-Aqsa ai palestinesi di età inferiore ai 40 e talvolta ai 50 anni, che provengano da territori occupati nel 48 o nel 67, e che le telecamere installate dai sionisti in tutta la città, in particolare nella città vecchia e intorno alla moschea, monitorano tutto il giorno l’andirivieni dei palestinesi. Nonostante tutte queste caratteristiche, i combattenti palestinesi hanno schiaffeggiato, e in grande, le forze di sicurezza dell’entità coloniale. Continue reading →