Una protesta in Italia per chiedere la liberazione dei prigionieri palestinesi Anan Yaeesh e Ahmad Salem. (Sebastiano Bacci / ZUMA Press)
Italy jails Palestinian over videos on his phone | The Electronic Intifada
Camilla Donzelli The Electronic Intifada 15 May 2026
Il 14 aprile, un tribunale di Campobasso, nel sud Italia, ha condannato Ahmad Salem, richiedente asilo palestinese, a quattro anni di reclusione.
La sentenza segue uno schema ormai consolidato nei tribunali italiani – e, più in generale, europei –: accuse di presunto terrorismo.
Salem era arrivato a Campobasso nel maggio 2025 per richiedere protezione internazionale. Cresciuto nel campo profughi di Beddawi, nel nord del Libano, fa parte della diaspora palestinese costretta all’esilio dalla violenza incessante dell’occupazione israeliana e fuggiva dalle condizioni di estrema precarietà strutturale in cui era nato.
Costruito nel 1955 per dare rifugio ai palestinesi sfollati durante la Nakba – l’espulsione di massa dei palestinesi dalla loro terra tra il 1947 e il 1949 – Beddawi ha da allora accolto ondate successive di rifugiati in cerca di sicurezza dagli attacchi israeliani in Palestina e in Libano.
Oggi vi risiedono più di 20.000 persone, la maggior parte delle quali dipende dall’assistenza dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA).
Quando la polizia ha chiesto a Salem, un ventenne, di esibire i documenti d’identità per avviare la sua domanda di asilo, lui ha affermato di averli persi, ma di avere delle fotografie sul telefono. Scorrendo la galleria, gli agenti si sono imbattuti in materiale che ha attirato la loro attenzione: filmati della resistenza palestinese e dei combattimenti in corso a Gaza.
È stata aperta un’indagine penale. Salem è stato posto in detenzione preventiva e ha trascorso l’anno successivo nel braccio di massima sicurezza del carcere di Rossano.
“Sotto shock”
“Quando abbiamo saputo dell’arresto, siamo rimasti tutti sotto shock”, ha dichiarato un membro di Giovani Palestinesi, un’organizzazione politica attiva all’interno della comunità palestinese in Italia, che ha parlato a condizione di anonimato.
“Al di là dello shock per un arresto avvenuto durante una richiesta di asilo, i casi che avevamo visto fino a quel momento si basavano almeno su qualcosa di più concreto, come un effettivo coinvolgimento nella resistenza palestinese, per quanto manipolato e distorto”, ha aggiunto l’attivista, riferendosi al caso di Anan Yaeesh, condannato a gennaio a cinque anni e mezzo di reclusione.
Yaeesh, cresciuto nella città di Tulkarm, nella Cisgiordania occupata, è stato condannato da un tribunale italiano per “associazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale”. Il suo team legale ha lamentato che l’Italia avesse collaborato con le autorità israeliane per decontestualizzare le attività della resistenza palestinese in modo da poterle classificare come “terrorismo”. Continue reading →