28 agosto 2012 – Electronic Intifada, Haifa
Il Tribunale distrettuale di Haifa ha emesso ieri mattina la sentenza secondo la quale l’esercito israeliano non è responsabile della morte dell’attivista americana Rachel Corrie, e la Corrie sarebbe da incolpare per la sua stessa morte.
“Anche quando ha visto la montagnola di terra che le si muoveva contro, non si è spostata. L’incidente è stato causato dalla vittima”, ha detto il giudice israeliano Oded Gershon, leggendo una sintesi della sentenza di 62 pagine davanti a un tribunale gremito e alla madre di Rachel, Cindy, al padre Craig e alla sorella Sarah, seduti in prima fila.
La morte di Rachel, secondo Gershon, “non è stata causata da negligenza dello stato o di alcuno dei suoi attori. Lo stato non ha violato il diritto alla vita della vittima (Rachel Corrie)”.
Attivista americana di 23 anni, Rachel Corrie è stata schiacciata a morte da un bulldozer militare israeliano nel marzo del 2003. E’ morta mentre stava tentando di prevenire la demolizione da parte di Israele di case palestinesi a Rafah, città di confine della Striscia di Gaza.
“Non ci sono elementi per affermare che il bulldozer l’avrebbe colpita intenzionalmente. E’ stato uno sfortunato incidente. Sono certo che chi guidava (il bulldozer, n.d.t.) non avrebbe continuato, se l’avesse vista. E’ stato un incidente” ha detto Gershon, aggiungendo che “lo stato non è responsabile per i danni durante le azioni in operazioni di combattimento”.
Sette anni in tribunale
La famiglia Corrie intende ricorrere in appello all’Alta Corte israeliana, entro 45 giorni, contro la sentenza del Tribunale distrettuale di Haifa.
La causa era stata inizialmente intentata contro lo stato di Israele nel 2005 davanti al Tribunale distrettuale di Haifa. La famiglia aveva accusato lo stato di essere il responsabile della morte di Rachel e di non aver condotto un’indagine approfondita su quanto era accaduto.
L’audizione dei testimoni era iniziata nel marzo del 2010 e, da allora, 23 testimoni hanno deposto in oltre 15 udienze. Soldati israeliani hanno testimoniato in tribunale dietro una tenda durante il processo e un alto ufficiale militare israeliano ha testimoniato che, in guerra, non ci sono civili.
“Siamo, ovviamente, profondamente addolorati e profondamente turbati da quanto abbiamo ascoltato oggi” ha detto la mamma di Rachel, Cindy Corrie, durante una conferenza stampa in seguito al verdetto. “Credo che oggi sia stato un brutto giorno, non solo per la nostra famiglia, ma un brutto giorno per i diritti umani, per l’umanità, per il ruolo della legge e anche per lo stato di Israele”.
Cindy Corrie ha dichiarato che, contrariamente al verdetto della corte, la sua famiglia e i loro avvocati credono che i soldati israeliani alla guida del bulldozer abbiano visto Rachel il giorno che fu uccisa. La famiglia ha detto anche che l’indagine dell’esercito israeliano sull’uccisione di Rachel è stata del tutto inadeguata.
“Posso dire senza ombra di dubbio che credo che mia sorella sia stata vista quando il bulldozer le si è avvicinato”, ha detto la sorella di Rachel, Sarah, durante la conferenza stampa. “Spero che un gionro (chi guidava il bulldozer) avrà il coraggio di sedersi di fronte a me e di dirmi cosa ha visto e come si sente”.
I tribunali israeliani, ha detto Cindy trattenendo le lacrime, sono parte di “un variegato sistema per proteggere l’esercito israeliano, i soldati che dentro quell’esercito operano” e “per assicurare loro l’impunità al costo di tutti i civili che restano vittime delle loro azioni”.
“Crediamo che Rachel sia stata vista. Tutto ciò che sapevamo iniziando questo processo, rafforzato da tutto quello che abbiamo visto e sentito in tribunale, ha confermato la nostra convinzione che almeno un soldato sapeva che lei era lì. Era questione di capacità e dovere (del soldato) vedere chi c’era davanti al mezzo. Crediamo che qualcuno in quel bulldozer l’abbia vista” ha detto.
La settimana scorsa, l’Ambasciatore americano in Israele, Dan Shapiro, ha detto alla famiglia Corrie che l’indagine dell’esercito israeliano sull’uccisione di Rachel non è stata “approfondita, credibile e trasparente”. Poco dopo la morte di Rachel, l’allora Primo Ministro israeliano Ariel Sharon aveva promesso al Presidente degli Stati Uniti George W. Bush che sarebbe stata aperta un’inchiesta con queste caratteristiche.
“Sapevamo dall’inizio che un processo civile sarebbe stata una battaglia in salita, ma come famiglia dovevamo chiedere delle risposte sulle responsabilità e per giustizia. Il processo diplomatico tra gli USA e Israele ci ha deluso, e oggi il sistema legale israeliano ci dimostra il suo fallimento” ha dichiarato Cindy Corrie. .
La sentenza della Corte
Leggendo la sintesi della sentenza, secondo il giudice israeliano Gershon l’indagine militare israeliana sulla morte di Rachel Corrie è stata soddisfacente.
Ha anche stabilito che le accuse di aggressione e negligenza sollevate contro l’esercito israeliano fossero infondate, e che non è necessario costringere Israele al pagamento del risarcimento alla famiglia Corrie visto che la morte di Rachel non fu intenzionale.
Gershon ha aggiunto che la zona in cui Rachel Corrie è stata uccisa era una zona militare chiusa, “una zona di combattimenti quotidiani” e che il lavoro del bulldozer – che, dice lui, stava spianando e livellando la terra nella zona — era assolutamente necessario.
“Il compito dell’esercito era quello di bonificare l’area e di sgomberarla dai nascondigli dei terroristi. Esisteva una necessità urgente di portare a termine tale compito. Il compito non era quello di distruggere case”, ha detto Gershon, leggendo la sintesi della sentenza in tribunale.
Nella conferenza stampa dopo il verdetto, l’avvocato della famiglia Corrie, Hussein Abu Hussein, ha detto che l’obiettivo delle operazioni, il giorno che Rachel è stata uccisa, era quello di demolire la casa della famiglia Nasrallah, dalla quale Rachel era stata ospitata. “Non era giusto perchè Rachel aveva vissuto con questa famiglia del Dott. Nasrallah tutto il periodo antecedente alla sua uccisione. Nella foto, vedete quanto il bulldozer distava dalla casa del Dott. Nasrallah. Ogni essere umano che vede questa foto può immaginare che l’obiettivo dell’attività di quel giorno era la distruzione della casa del Dott. Nasrallah”, ha detto l’avvocato della famiglia Corrie, Hussein Abu Hussein.
Continua l’impunità per i crimini israeliani
“Sebbene non ci sorprenda, questo verdetto è l’ennesimo esempio di come l’impunità abbia prevalso sulla credibilità e la correttezza. Rachel Corrie venne uccisa mentre manifestava in modo nonviolento contro la demolizione di una casa e i danneggiamenti, l’ingiustizia a Gaza e oggi questa corte ha dato il suo benestare a pratiche illegali che falliscono nel proteggere le vite dei civili” ha detto Abu Hussein, leggendo una dichiarazione redatta poco dopo l’annuncio del verdetto.
“A questo proposito, il verdetto accusa la vittima basandosi su fatti distorti e avrebbe potuto essere scritto direttamente dal pubblico ministero. Sappiamo dall’inizio che avremmo dovuto sostenere una battaglia tutta in salita per ottenere verità e giustizia, ma siamo convinti che questo verdetto distorca le prove molto forti che abbiamo presentato in tribunale e contraddica i principi fondamentali del diritto internazionale relativamente alla protezione dei difensori dei diritti umani”, ha dichiarato ancora Abu Hussein.
Il caso Rachel Corrie ha evidenziato la mancanza di responsabilità che contraddistingue i soldati israeliani quando commettono crimini contro i Palestinesi.
All’inizio del mese, un tribunale militare israeliano ha ritenuto che nessuno fosse responsabile per l’uccisione di due donne palestinesi a Gaza durante un attacco israeliano al territorio palestinese nel 2008-2009. Le donne furono uccise da un soldato israeliano che aprì il fuoco contro di loro quando si alzarono sventolando una bandiera bianca.
L’esercito israeliano ha ricevuto prove molto forti in dozzine di casi in cui i suoi soldati hanno ammazzato illegalmente cittadini palestinesi durante l’operazione israeliana “Piombo fuso”, ma nonostante ciò l’esercito ha incriminato solo quattro soldati e non ne ha arrestato nessuno per queste accuse” ha detto Eric Goldstein, vice direttore per il Medio Oriente di Human Rights Watch.
“La scarsa responsabilità per i crimini evidenti commessi dai soldati israeliani mette in forte dubbio la reale volontà di Israele di persrguire i crimini compiuti dal suo esercito” (“Israel: 2009 Killings of Mother and Daughter Unresolved,” Human Rights Watch, 22 August 2012)
Infatti, il padre di Rachel, Craig Corrie, ha detto che l’uccisione di sua figlia ha messo in evidenza questa impunità, e ha dimostrato quanto l’esercito israeliano “ritenga di poter uccidere le persone al confine restando impunito”.
Ha spiegato come, in un periodo di sette settimane nel 2003, Rachel, l’attivista britannico Tom Hurndall e il giornalista inglese James Miller vennero uccisi nella stessa zona di Gaza.
Secondo Human Rights Watch, l’esercito israeliano ha demolito più di 2.500 case palestinesi nella Striscia di Gaza dal 2000 al 2004; due terzi di queste solo a Rafah. “Ecco perchè Rachel era lì. In aula, non si è potuto praticamente neanche parlare di quel contesto.”
“C’era una famiglia dietro quel muro e lei conosceva quella famiglia. Aveva dormito per terra nella stanza dei genitori perchè non potevano dormire nella stanza dei bambini, che era stata colpita dai soldati israeliani. Conosceva quella famiglia e sapeva che erano dietro quel muro” ha aggiunto. “Sapendolo, come avrebbe potuto spostarsi?”
Jillian Kestler-D’Amours è una giornalista e documentarista che sta a Gerusalemme. I suoi lavori possono essere consultati su jkdamours.com
Fonte: http://palsolidarity.org/2012/08/judge-blaming-rachel-corrie-for-her-own-death-highlights-israels-impunity-family-says/
Traduzione di Elena Bellinii
We are all on the Freedom Flotilla 2
https://www.facebook.com/groups/WeAreAllOnTheFreedomFlotilla2/

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