Giornata internazionale della donna: Hana Shalabi al 23° giorno di sciopero della fame

A nome del Consiglio palestinese di organizzazioni dei diritti umani (PCHRO), vorremmo  sottolineare la Giornata Internazionale della Donna esprimendo la nostra solidarietà con Hana Shalabi in detenzione amministrativa.

Hana è oggi al suo 23° giorno consecutivo di sciopero della fame per protestare contro il suo internamento senza accusa né processo e i contro i maltrattamenti tuttora in corso ad opera delle autorità israeliane.

Hana, 29 anni, in precedenza ha trascorso più di due anni in detenzione amministrativa prima di essere rilasciata nel mese di ottobre 2011 come parte dello scambio di prigionieri tra Israele e Hamas. Meno di quattro mesi dopo è stata nuovamente arrestata dalle autorità israeliane nella sua casa nei pressi di Jenin, picchiata con il calcio del fucile di un soldato israeliano. Dopo il suo arresto, è stata picchiata, bendata e poi forzatamente spogliata, perquisita e aggredita da un soldato israeliano maschio. Hana ha ricevuto un ordine di sei mesi di detenzione amministrativa e ha trascorso i primi tre giorni del suo internamento in isolamento. E’ stata poi condannata in isolamento per altri sette giorni, come punizione per il suo sciopero della fame.

L’internamento, noto anche come detenzione amministrativa, è una procedura in base al quale sono tenuti i detenuti palestinesi senza accusa né processo, per periodi fino a sei mesi. Gli ordini di detenzione sono di solito rinnovati prima della scadenza, ed i detenuti possono essere trattenuti per periodi di tempo indefiniti, con alcuni detenuti che sono arrivati ad un massimo di otto anni consecutivi in internamento. I detenuti amministrativi sono trattenuti sulla base di “materiale segreto” che non viene comunicato nè a loro né ai loro avvocati, minando così completamente la possibilità di opporsi in modo efficace al provvedimento di fermo. La pratica diffusa da Israele di detenzione amministrativa, di cui Hana Shalabi è ancora un’altra vittima, costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani. La detenzione amministrativa è consentita dal diritto umanitario internazionale, ma deve essere utilizzata solo in casi eccezionali e devono essere rispettate le norme del giusto processo, cosa a cui Israele non si adatta.

Israele attualmente trattiene circa 310 palestinesi in detenzione amministrativa.

Anche se nessun palestinese viene lasciato indenne dall’occupazione, è vero che le donne sono, in molti casi, doppiamente colpite dalle pratiche illegali di Israele. Tuttavia, l’internamento colpisce anche un gran numero di donne palestinesi indirettamente, quali mogli, madri, sorelle e figlie di detenuti, le quali si sforzano di mantenere intatte le strutture comunitarie e familiari mentre aspettano a tempo indeterminato che i propri familiari siano liberati. Ad esempio, la moglie e la figlia di Ahmad Qatamesh, che è stato dichiarato prigioniero di coscienza da Amnesty International, di recente ha visto il suo ordine di detenzione rinnovato per la terza volta consecutiva.

La detenzione amministrativa, caratterizzata da ordini di detenzione rinnovabili e da condizioni abusive di detenzione, costituisce un ciclo spietato che cerca di sopprimere lo spirito tanto dei detenuti quanto delle loro famiglie. Mentre l’internamento di Hana Shalabi, in quanto sistema disumano, rappresenta il totale disprezzo in cui Israele tiene la vita e i diritti dei palestinesi, la detenzione amministrativa è solo uno di una vasta gamma di violazioni perpetrate contro le donne palestinesi nei territori occupati.

Le donne palestinesi e le ragazze sono, insieme al resto della popolazione palestinese, regolarmente sottoposti a molestie, intimidazioni e maltrattamenti da parte delle autorità militari israeliane e di conseguenza viene loro negato il godimento dei diritti umani fondamentali quali l’istruzione, la salute e la libertà di movimento. Tale trattamento diventa un attacco alla loro dignità e alla sicurezza della persona in violazione del diritto internazionale. La comunità internazionale degli Stati non può continuare ad evitare di guardare mentre Israele rifiuta di applicare il diritto internazionale umanitario, in particolare la Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne (CEDAW) nei Territori Occupati. Israele non è solo in violazione del dovere di attuare gli obblighi derivanti dal CEDAW, ma anche, attraverso l’imposizione di politiche illegali quali le restrizioni alla libertà di movimento, è in violazione dal suo dovere di non interferire nel godimento dei diritti sanciti dalla Convenzione.

Il PCHRO esorta la comunità internazionale ad essere solidali con Hana, oggi e tutti i giorni, come primo passo verso la fine della sua inerzia di lunga data di fronte al disprezzo di Israele per il diritto internazionale. Hana non dovrebbe essere costretta ad aspettare 66 giorni prima che il mondo si sieda e ne prenda atto. Dato che Israele non concede il giusto processo e il trattamento umano per i palestinesi, Hana deve essere rilasciata immediatamente. Omettendo di farlo, la comunità internazionale contribuirà alla perpetuazione di tali violazioni e accrescerà il clima di impunità che regna attualmente nei Territori Occupati.

palsolidarity.org

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