Blitz palestinese sull’autostrada

l’autostrada bloccata

di Abu Sara

L’orario non è troppo presto, verso le nove, ma la sincronizzazione è eccezionale. Tre o quattro macchine di compagni israeliani rallentano il traffico su una delle principali arterie dei coloni intorno a Bil’in, fino a fermarsi al punto di  incontro convenuto. Da strade laterali stavamo salendo sull’autostrada, un cinquantina di palestinesi, un bel numero di internazionali e parecchi giornalisti. Il traffico è bloccato. Anche qui rallentano sull’altro lato per vedere cosa succede. Gridiamo slogan contro l’occupazione, contro i coloni, sventoliamo bandiere palestinesi, uno si arrampica su un lampione e ne piazza due. Sembrerebbe che possiamo bloccare anche l’altra corsia, un camionista si è fermato e potrebbe mettere il camion di traverso. La gente incazzata grida “dov’è l’esercito, dov’è la nostra sicurezza?” Sono stati tutti spiazzati, era stata molto pubblicizzata un’altra manifestazione, che avrebbe rimosso un blocco stradale a danno dei palestinesi, e là un po’ di soldati pigramente guardavano cosa succedeva. Ma qui il passa parola era stato silenziosissimo, avevamo il divieto di parlare dell’iniziativa al telefono, anche tutti i giornalisti convocati non hanno fatto trapelare niente, nonostante ci fosse anche Channel 2, una emittente statale israeliana. I cartelli che portiamo dicono “basta alla violenza dei coloni”. L’argomento è pressante perché non passa giorno senza violenza dei coloni: contro i palestinesi che raccolgono olive, o che vanno semplicemente a lavorare nei campi. Sempre con l’appoggio più o meno esplicito dei soldati. La ragione di fondo è impedire il sostentamento dal lavoro agricolo, quindi obbligare altri palestinesi ad andarsene. C’è chi dice anche che questi attacchi continui sono l’esternazione della rabbia contro il loro governo, che non li appoggerebbe abbastanza!

dopo il peperoncino

               Comunque il blitz funziona, ci vuole un quarto d’ora per l’arrivo dei soldati, ragazzini già sudati prima di arrivare e cattivi, arrabbiati. Cominciano a spintonarci, non molliamo, gridiamo più forte. Bombe sonore, non bastano. Spray al peperoncino. Terribile, anche il poco che mi è arrivato è veramente fastidioso. Ma i palestinesi devono essere più abituati, uno si butta per terra, fanno per arrestarlo, un altro si butta ad aiutarlo, sono li anch’io. Un soldato dà un calcio a quello  a terra, gli dico male parole, mi spinge via, ma intanto hanno rinunciato all’arresto. Avanti e indietro, spingi qualcuno e qualcuno ritorna, ma senza insistere molto, nessuno ha voglia di farsi arrestare o picchiare di più. Continuano a spingere e a buttarci tra i piedi le bombe sonore. I palestinesi chiamano “Yalla, yalla”, per oggi è andata fin troppo bene, senza arresti e senza feriti, ma con una bella visibilità.

video: http://www.youtube.com/watch?v=7TwHB6l0eL4

International Solidarity Movement       West Bank

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