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18 maggio 2026
I media israeliani riportano un’aggravarsi della carenza di personale, dell’esaurimento delle riserve e delle turbolenze politiche, mentre le guerre mettono a dura prova l’esercito.

Il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir (a sinistra) e il ministro della Difesa israeliano Israel Katz. (Grafica: Palestine Chronicle)
Sviluppi chiave
– Secondo quanto riportato, l’esercito israeliano si trova ad affrontare una carenza di circa 12.000 soldati, di cui 6.000 combattenti.
– I media israeliani affermano che la crisi è stata aggravata dai prolungati combattimenti su più fronti, tra cui Gaza e il Libano.
– La controversia sulla coscrizione degli Haredim ha acuito le tensioni politiche all’interno della coalizione di Netanyahu, mentre il capo dell’esercito ha avvertito che le forze armate potrebbero “collassare”.
Secondo quanto riportato dai media israeliani, l’esercito israeliano sta affrontando una crescente crisi di personale a causa delle prolungate operazioni militari su più fronti, che evidenziano gravi carenze, esaurimento delle riserve, crescente stress psicologico e turbolenze politiche legate al servizio militare.
Queste notizie giungono mentre Israele continua le operazioni militari a Gaza, in Libano, Iran, Siria, Yemen e in altri teatri operativi, esercitando una pressione crescente sulle unità combattenti regolari e sulle forze di riserva, e mettendo in luce profonde divisioni all’interno della società israeliana su chi debba sopportare il peso della guerra.
Evasione della leva
Secondo i media israeliani, circa 38.000 giovani israeliani sono attualmente classificati come renitenti alla leva, mentre si prevede che altri 52.000 si uniranno a loro nel prossimo futuro.
Il quotidiano israeliano Israel Hayom ha riportato che tra il 75 e l’80% di coloro che si prevede eluderanno il servizio militare appartiene alle comunità ultraortodosse Haredi, che da tempo si oppongono alla coscrizione obbligatoria.
La questione è diventata più urgente perché le esigenze operative dell’esercito si sono ampliate notevolmente dall’inizio delle prolungate guerre su più fronti di Israele.
Sebbene l’esercito israeliano affermi che l’arruolamento di ebrei ultraortodossi (Haredi) sia aumentato negli ultimi due anni, raggiungendo circa 3.000 reclute nel 2025, i funzionari militari riconoscono che questo numero rimane ben al di sotto del fabbisogno dichiarato.
Le stesse fonti stimano che all’esercito manchino circa 12.000 soldati, di cui circa 6.000 combattenti.
Questo ha aumentato la pressione sulle unità esistenti e ha reso più difficile la formazione di nuove unità militari in un momento in cui Israele sta cercando di sostenere le operazioni su più fronti.
La guerra su più fronti provoca logoramento
La carenza di personale non si limita alla controversia sulla coscrizione degli Haredi. I media israeliani riportano che l’esercito sta anche affrontando un profondo esaurimento dopo oltre due anni e mezzo di scontro militare aperto su più fronti.
Il canale televisivo israeliano Channel 12 ha riferito che l’esercito ha presentato alla leadership politica dati definiti “preoccupanti”, avvertendo di un elevato tasso di logoramento sia tra le forze regolari che tra quelle di riserva.
Il servizio giornalistico ha collegato la crisi alla necessità di gestire contemporaneamente i combattimenti su sette fronti, nonché alle migliaia di feriti che hanno sottratto soldati al servizio attivo, soprattutto nelle unità combattenti.
Questa pressione ha aumentato il carico di lavoro dei soldati di riserva, diventati fondamentali per il mantenimento delle operazioni israeliane in corso.
Secondo Israel Hayom, l’esercito considera le misure proposte, come l’estensione del servizio obbligatorio a 36 mesi e l’aumento del servizio di riserva a 70 giorni all’anno, solo soluzioni parziali.
In pratica, ha riportato il giornale, i soldati di riserva prestano già servizio tra gli 80 e i 100 giorni all’anno a causa dell’escalation e delle continue operazioni, anche sul fronte libanese.
Ritardi legislativi
Anche la capacità dell’esercito di affrontare la carenza di personale è ostacolata da ritardi politici.
Secondo fonti israeliane, le modifiche proposte alla bozza di legge, alla durata del servizio obbligatorio e alle norme sul servizio di riserva sono tutte collegate, ma rimangono bloccate a causa di dispute all’interno della coalizione.
I funzionari militari israeliani avvertono che il ritardo incide direttamente sulla prontezza operativa e sulla capacità dell’esercito di svolgere le missioni.
Una delle principali preoccupazioni per l’esercito di occupazione è il previsto congedo dei soldati arruolati a luglio 2024. Se il servizio obbligatorio non verrà esteso, si prevede che saranno congedati a gennaio 2027 dopo soli 30 mesi di servizio, creando un’immediata carenza di circa 4.000 soldati combattenti e interrompendo i cicli di addestramento all’interno delle unità militari.
Secondo quanto riportato, l’esercito considera le estensioni selettive o la riduzione dei periodi di addestramento come soluzioni temporanee che non affrontano la crisi strutturale. I media israeliani affermano che i funzionari militari ritengono che la carenza persisterà a meno che il reclutamento non venga significativamente ampliato, soprattutto tra le comunità Haredi.
Crisi politica
La carenza è diventata anche una grave crisi politica per la coalizione di governo del Primo Ministro Benjamin Netanyahu.
I partiti ultraortodossi hanno spinto per preservare le esenzioni per gli studenti delle yeshiva Haredi, mentre altre forze politiche e ufficiali militari sostengono che l’attuale sistema sia insostenibile in caso di guerra prolungata.
La scorsa settimana, il Likud ha presentato un disegno di legge per sciogliere la Knesset e procedere a elezioni anticipate, dopo l’intensificarsi della disputa sull’esenzione dalla leva per gli ultraortodossi. La mossa è giunta in seguito alle notizie secondo cui i partiti ultraortodossi avrebbero deciso di smantellare la coalizione dopo che Netanyahu non è riuscito a far approvare la legge sull’esenzione.
I media israeliani hanno poi riportato che i partiti ultraortodossi stavano riconsiderando la loro proposta di sciogliere la Knesset dopo aver ricevuto quelli che hanno definito messaggi positivi da Netanyahu, i quali suggerivano che quest’ultimo stesse ancora lavorando per ottenere i voti necessari all’approvazione della controversa legge sulla coscrizione.
Affaticamento da combattimento
La crisi di personale dell’esercito è legata anche al tributo psicologico e fisico di una guerra prolungata.
I media israeliani hanno segnalato un crescente trauma psicologico tra i soldati di ritorno dal genocidio di Gaza, dove l’esercito ha condotto una guerra descritta dalle organizzazioni internazionali come un crimine di guerra e un genocidio.
Recenti rapporti israeliani hanno inoltre evidenziato un crescente affaticamento tra le truppe, in particolare quelle ripetutamente impiegate in zone di combattimento. Il Canale 12 ha affermato che l’esercito sta affrontando un “profondo logoramento” a causa delle esigenze operative, delle ferite riportate sul campo di battaglia e dello stress derivante dal combattere su più fronti.
Anche il numero di donne in ruoli di combattimento è aumentato. Secondo il Canale 12, il numero di reclute femminili in ruoli di combattimento è salito a 5.200, rappresentando ora il 21% del sistema di combattimento.
Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito avverte del rischio di collasso
Gli avvertimenti hanno ormai raggiunto i più alti livelli delle forze armate.
Il 10 maggio, il Capo di Stato Maggiore israeliano Eyal Zamir ha dichiarato alla Commissione Affari Esteri e Sicurezza della Knesset che il sistema di riserva potrebbe collassare se il servizio militare obbligatorio non verrà esteso.
Zamir ha affermato che l’esercito ha raggiunto il livello minimo di effettivi e ha urgente bisogno di più soldati. Si è inoltre opposto ai tentativi di abbreviare il servizio militare femminile.
“Se ognuno presta servizio solo secondo le proprie condizioni, l’esercito crollerà”, ha dichiarato Zamir, secondo quanto riportato da Yedioth Ahronoth.