In questi ultimi giorni ho avuto modo di vedere piu’ da vicino sia i coloni di Hebron che i soldati che li proteggono.
Abbiamo iniziato durante un barbecue. I ragazzi della colonia festeggiavano la nascita di non so piu’ quale rabbino cabalista con canti e falo’. Naturalmente nell’uliveto di un palestinese e scortati dai soldati e dal loro servizio di sicurezza armato. I proprietari del campo lascerebbero anche correre se oltre all’occupazione del terreno i coloni non si lasciassero anche andare a danneggiamenti e minacce. Quindi han chiamato noi e le nostre telecamere. Per la prima parte della serata mi son goduto il te’, il barbecue di polpette di agnello, le chiacchere e anche la musica del gruppo dei coloni, una specie di kletzmer niente male. Ad un certo punto un colono si e’ avvicinato per parlare. Voleva spiegarci il loro punto di vista. Deve aver frequentato solo le loro scuole religiose ed aver pochissima esperienza del mondo di oggi, faceva ragionamenti molto semplici e citava i suoi testi sacri come autorita’ indiscutibili, alla maggior parte delle obiezioni non sapeva rispondere, ma la cosa non gli ha creato nessun problema. Avra’ avuto un venticinque anni, ma rispetto ai ragazzi della sua eta’ che hanno frequentato un normale corso di studi sembrava ritardato. “Questa e’ la nostra terra, dei nostri Patriarchi, un luogo sacro, siamo tornati a casa” Gli ho chiesto dove e’ nato e mi ha citato un posto vicino a Tel Aviv, gli chiedo dove son nati i suoi nonni e mi ha detto che venivano da Polonia e Iraq. “Il palestinese a cui prendete la terra e’ nato qui e i suoi nonni pure” “Ma non esistono palestinesi, solo arabi, lui puo’ andare al Cairo, a Damasco, alla Mecca” ” Lui e’ un arabo palestinese come tu sei un ebreo israeliano, ci sono ebrei dappertutto, anche in Italia” “Noi abbiamo sofferto in esilio” “E vi siete presi la terra di quelli che vi trattavano meglio, gli ebrei che stavano qui in passato erano stati accolti dopo che erano fuggiti dalla Spagna” “Ma qui e’ venuto Abramo” “Son venuti anche anche i Romani, io discendo da loro, posso prendermi un pezzo di terra anche io?” “Ma a noi la terra l’ha promessa Dio per questo e’ nostra” “Ma io e il mio amico palestinese al tuo Dio non ci crediamo, rspettiamo il tuo credo, ma non puoi mica imporcelo” “Si ma la Torah, la Quabbala, lo Zefirot…” . Intanto Katy, la tedesca religiosissima ha iniziato a chiaccherare con un militare. Sara’ che lei e’ molto carina anche con l’hijab, sara’ che lui un po’ di mondo deve averlo visto, ma il discorso ha preso subito una piega diversa: Nathan, cosi’ si chiamava il giovanissimo soldato, diceva di non essere d’accordo con l’occupazione, lui con gli arabi (palestinesi e’ una parola tabu’ anche per lui) non ha problemi, va spesso in vacanza in Giordania. Dei coloni ha una pessima opinione, ammette senza mezzi termini che son dei pazzi e dei parassiti. E’ un sentimento diffuso, qualche sera dopo sentiremo due soldati di guardia al ceckpoint sotto casa dire, parlando in inglese tra loro, le peggio cose su questi sciroccati con le treccine.
La seconda occasione di confronto e’ stata molto, molto meno tranquilla. Ero in giro sempre con Katy, che come sapete porta il velo e percorrevamo un tratto di strada vietato ai palestinesi, Una delle scassatissime auto dei coloni ha inchiodato di colpo in mezzo alla strada ed e’ scesa una donna urlando al militare di guardia sul tetto di un edificio: “Soldato! Soldatooo! C’e’ un’araba nella via! E’ cosi; che ci proteggete?” “Ma e’ europea! Ha appena fatto vedere i documenti al posto di blocco. Ho chiesto per radio” ” Seee ! Seee ! Vi va sempre bene tutto, questi spadroneggiano come vogliono. Del resto cosa possiamo aspettarci da voi? Siete tutti dei miscredenti che guidano la macchina di Sabato! “. In effetti le uniche due parole che ho capito sono state ‘soldato” e “araba” e ho visto lui mostrare la radio, ma penso che il succo de discorso fosse quello. La cosa e’ successa parecchie altre volte e Katy mi ha detto che alcuni mesi fa ha preso anche uno schiaffo. Una volta un colono si stava avvicinando minaccioso, a me non sembrava vero di poter litigare con uno di questi figuri e non mi son fatto pregare a mettermi in mezzo “Lei e’ tedesca, i soldati lo sanno, chiedi a loro”, il colono ha brontolato in ebraico, ma se me e’ andato. Insomma questi oltre che estremisti sono pure isterici, del resto se hai 613 precetti da rispettare tutti i giorni e’ normale che tu sia sempre sull’orlo di una crisi di nervi. I soldati invece mediamente fanno le cose con molta poca convinzione. Quando andiamo a monitorare i ceckpoint a volte ci chiedono chi siamo e cosa facciamo, io rispondo che sono un turista e mi invento le scuse piu’ assurde per giustificare il fatto che sto seduto un’ora davanti al posto di blocco a veder passare i bambini che vanno a scuola: “Mi piace questo panorama” E gli indico una fila di palazzi grigi con panni stesi e vetri rotti. “Quella schifezza?” “Per me e’ bellissimo, molto poetico” oppure “Ho due hobby, collezionare francobolli e guardare ceckpoint. Sono una metafora della vita, ognuno deve superare i suoi ceckpoint personali” Lo sanno che li prendo in giro, ma non sono mai andati oltre a chiedermi i documenti.
Pero’ il guaio e’ che l’occupazione e’ un meccanismo che funziona a prescindere dalla volonta’ dei singoli e ne abbiamo avuto una drammatica testimonianza. Un bimbo dei coloni di dieci anni ha tirato dei bastoni contro tre coetanei palestinesi in Shuada street. Tutti i testimoni concordano nel dire che i ragazzini palestinesi non hanno reagito se non verbalmente, ma in ogni caso si e’ trattato di una lite tra bambini, in cui nessuno si e’ fatto neppure un graffio. Cose per cui, in un posto normale, volano al massimo un paio di ceffoni. Ma i genitori del piccolo colono han chiamato i soldati che sono venuti di corsa e han sbattuto i ragazzini palestinesi contro il muro. Non due soldati, una pattuglia intera. E’ successo il finimondo, cinquanta palestinesi hanno iniziato a protestare, la preside della scuola elementare ha abbracciato i bambini e continuava a dire che era inaccettabile che venissero arrestati per non aver fatto niente. In realta’ in ogni paese civile, e anche in Israele quando si parla di bambini israeliani, e’ inaccettabile in ogni caso che un bambino di dieci anni venga arrestato ! I soldati glieli hanno strappati letteralmente dalle braccia e li hanno caricati sulla camionetta. Gustav un volontario svedese che ha cercato di opporsi e’ stato arrestato anche lui ed ora e’ a Givon, in un CIE, in attesa di espulsione. Io sono arrivato appena in tempo per vedere i bambini caricati in macchina, al soldato che mi sbarrava la strada ne ho dette educatamente di tutti i colori ed ho rimediato una serie di urla e spintoni. Gli ho detto perche’ non mi lasciava filmare, se si vergognava di quello che stava facendo, se ha fratelli piccoli di quell’eta’ e gli piacerebbe vederli trattare cosi’. Era uno di quelli che portano la kippa, forse piu’ convinto degli altri, ma non ha neppure provato a replicare. Gridava solo “Taci! Vattene! Ti arresto!” Mi e’ montata una carogna come non mi succedeva da decenni, morivo dalla voglia di afferrarlo per le orecchie e dargli una testata da fargli la faccia piatta come una padella.I bambini non si toccano, porca la miseriaccia boia! Alla fine mi ha lasciato perdere ed e’ andato a minacciare un operatore palestinese, cosi’ son potuto arrivare alla macchina della polizia e filmare uno dei ragazzini, spaventatissimo e in lacrime. La macchina e’ partita e i bambini son stati portati alla stazione di polizia. Ad uno han preso le impronte digitali e ad un altro han dato un calcio in pancia. Alla sera sono stati rilasciati. Al bambino israeliano la polizia ha parlato mezzo minuto poi lo ha riconsegnato al padre, che sara’ stato cosi’ contento di avere in casa un piccolo Giosue’ che combatte gli infedeli, che lo avra’ sicuro portato a prendere un gelato. Nessun soldato. neppure quelli che odiano i coloni ha avuto un attimo di esitazione a comportarsi in questa maniera ignobile. Dovevano eseguire gli ordini? Lo dicevano anche al processo di Norimberga, lo diceva anche Eichmann e li hanno, giustamente, impiccati lo stesso.
Benvenuti a Disneyland Palestina
PS: piccola annotazione tipo guida Lonely Planet: i posti per mangiare con il miglior rapporto qualita’ prezzo che ho trovato a Hebron sono uno di fronte all’altro. Da Bab el Zawiye, la piazza centrale prendete la via dove c’e’ il mercato della frutta. Chiedete dove sono i bagni pubblici (hammam). All’incrocio prima trovate sulla destra un posto dove fanno i felafel, non potete sbagliare e’ l’unico della zona dove ti puoi sedere. Per 4 shekel vi fanno un super panino con le polpette di ceci, patate fritte (o cavolfiore, buonissino, o melanzane, troppo unte), insalata mista, un uovo e salse. Di fronte al fondo del vicolo c’e’ un ristorante dove fanno l’hummus e il foul, si possono avere anche i due mischiati. Vi danno anche pane, qualche pomodoro, cipolle e peperoni verdi.Quattro shekel, meno di un euro. Io se andavo a pranzo li prendevo due shekel di felafel e fritti (sono un bel cartoccio) in un posto e me li portavo nell’altro dove prendevo la scodella di hummus e foul . Finito di mangiare ci stava una bella fumata di narghile e un te’ nel coffee shop a fianco.Nove shekel, otto per il tabacco e uno per il te. Totale per il lauto pasto con annessi e connessi tre euro e trenta. Insomma in Palestina si mangia bene, costa poco, si incontra gente speciale e si fanno cose di cui si puo’ andare fieri. Cosa aspettate e venirci?