Quando i soldati lo hanno visto con la bandiera lo hanno assassinato a sangue freddo

3 lug 2013 | International Solidarity Movement, Khalil Team | Dura, Palestina occupata

Martedì scorso, tra le due e le quattro del mattino, le forze di occupazione israeliane hanno invaso la città di Dura, vicino a Hebron in Cisgiordania e ucciso il 19enne Moataz Idris Sharawneh. Gli hanno sparato con tre pallottole dum-dum al petto (un’arma dichiarata illegale secondo il diritto internazionale) [1]. Poi, mentre giaceva a terra è stato duramente picchiato dai soldati e travolto con la loro jeep e, a quel punto è morto.

poster con il martirio


I soldati hanno impedito agli amici e familiari di raggiungere Sharawneh per sottoporlo a cure mediche mediche. Quando il nipote di Sharawneh ha cercato di raggiungerlo, i soldati gli hanno sparato al braccio con una pallottola dum-dum e poi lo hanno arrestato e da allora, nessuno ne ha sentito niente. ISM ha parlato con la famiglia a Dura ieri, e sua sorella Nevin, che sta studiando per essere una assistente sanitaria, ci ha dato un resoconto dettagliato della sua vita e del suo martirio.

Questo è ciò che Nevin ha condiviso con noi.

Durante la sua vita, Moataz ha agito solo per amore per il suo paese e ha sostenuto la resistenza del suo popolo. Egli è stato in prima linea ogni volta che ci sono stati scontri con i militari, e ha anche frequentato un collegio militare a Gerico con l’intento di diventare un ufficiale.

Il suo primo obiettivo era quello di superare gli esami di scuola superiore per entrare nel collegio militare, per essere in grado di difendere il suo paese. La sua famiglia ha cercato di tenerlo fuori degli scontri, ma non ci è riuscita perché era deciso a resistere all’occupazione e il martirio era da lui considerato come un atto onorevole. Quattro anni fa, anche a 15 anni, si presume che egli stava per essere un martire. Sul suo account Facebook ha avuto una pagina circa i martiri della Palestina, affermando che essi sono prima di tutto parte di noi.

Prima Nevin rideva quando i ragazzi erano in strada cercando di fermare le jeep. Ogni volta che Moataz rientrava da scontri, le sue mani erano nere da pneumatici. Diceva che stava riparando pneumatici di macchina, al fine di nascondere da sua madre la sua partecipazione ad azioni e in modo che lei non gli avrebbe impedito di uscire.

E’ stato il principale sostegno per la sua famiglia, dopo la morte del padre, quattro anni fa. Nell’intervallo tra i semestri in collegio stava lavorando nelle costruzione, per raccogliere fondi per gli studi e per aiutare la sua famiglia. Era molto vicino alla sorella Nevin, che li descrive come “una sola anima in due posti”. Era così legato alla sua famiglia che non ha mai detto loro di no. Tuttavia, egli non avrebbe mai acconsentito a qualsiasi cosa che non andava, e lui stava sempre cercando di sistemare le cose, dando consigli ai suoi amici quando necessario. Ha sempre voluto fare le cose giuste.

Come molti giovani, non pregava, ma una settimana fa ha iniziato a pregare molto. In ogni chiamata per la preghiera è stato il primo ad andare alla moschea. Stava aspettando la prossima preghiera. Domenica sera tra le 2 e le 5 am stava pregando nella moschea e mi ha detto che voleva pregare fino al suo ultimo respiro. Due giorni prima aveva iniziato ad avere strani sogni, vedendo suo padre. Il giorno prima della sua morte, egli è stato in silenzio per tutto il giorno, ma sorrideva a tutti, come al solito.

Un mese fa c’è stato un incidente, qualcosa era stato dato alle fiamme, e tutti i suoi amici furono coinvoltii e arrestati. Egli disse a sua madre e sua sorella, “Tutti i miei amici sono in carcere, quindi credo di essere il prossimo”. Lui aveva un amico, chiamato Islam Asir, ucciso dai soldati israeliani, due anni fa. Moataz indossava la giacca del suo amico, quella che Islam indossava quando è stato ucciso. Ieri sera ha detto alla sua famiglia che voleva indossare questa, in modo che egli sarebbe stato con il suo amico se fosse stato imprigionato o martirizzato.

La sera prima del suo martirio, si preparava per andare al matrimonio di un amico. Aveva fatto una doccia e si era rasato per andare alla festa. Ha detto a Nevin di preparare la sua cena per quando sarebbe tornato. Quando tornò, si sedette con Nevin e i suoi nipoti in camera di sua sorella, e stavano parlando e divertendosi ed è rimasto sveglio fino a 01:30. Nevin poi gli disse di andare a dormire.

Nevin si era appena addormentata, quando fu svegliata da un forte rumore. Aprì la finestra e la porta della sua stanza. Moataz era in piedi nel corridoio e chiese cosa stesse succedendo. Lei gli disse che sentiva i soldati al di fuori. Guardò fuori dalla finestra e vide due jeep israeliane.

Le ultime parole che ha detto alla sua famiglia erano “Dio; resistenza” (Allah, al moqawama).
La prima cosa che la famiglia sentì fu che Moataz era stato ferito da un proiettile nello stomaco. Appena un’ora dopo era andato in strada, suo fratello li ha chiamati per dire che Moataz era in ospedale e che era morto.

Suo nipote, Bahaa Sharawneh, era con lui quando uscivano in strada. Anche lui è stato ferito a una mano, ma non fu mai in grado di andare in ospedale. I soldati israeliani lo hanno portato con loro e fino ad oggi la famiglia non ha sentito nessuna notizia su di lui.

Uno degli amici di Moataz, che era sulla scena in cui questo è accaduto, ha detto alla famiglia tutto ciò che ha visto. Moataz non stava gettando sassi contro la jeep, ma lui era in piedi sul lato mentre le jeep passavano. Quando lo videro, tornarono indietro. Allora ha preso un grosso bastone e fracassato le telecamere sulla jeep, che vengono utilizzate dai militari israeliani per scattare foto di lanciatori di pietre, per arrestarli più tardi.

Quando la jeep ritornò, Moataz ne aprì la porta e vide qualcuno che conosceva dentro, e si rese conto che questa persona stava collaborando con le forze di occupazione. Moataz ha cercato di fargli una foto per dimostrare che lui era un collaboratore. I soldati e l’uomo lo hanno spinto fuori dalla jeep e hanno rotto la sua macchina fotografica. Egli ha poi visto alcuni ragazzi in strada con una bandiera palestinese e la ha presa per metterla sulla jeep. Quando i soldati lo videro venire con la bandiera, che hanno preso le loro armi e gli hanno sparato. Tre proiettili. Questi non erano solo proiettili, erano pallottole che esplodono.

I soldati hanno impedito a chiunque di dare alcun soccorso a Moataz mentre era per strada. I suoi amici hanno cercato di raggiungerlo per aiutarlo, ma sono stati ostacolati perché i soldati non volevano dire a nessuno del collaboratore all’interno della jeep. A quel punto i soldati hanno cominciato a prenderlo a calci. Giovani palestinesi vicino hanno iniziato a lanciare pietre contro i soldati, che hanno iniziato a ritirarsi. Moataz respirava ancora a quel tempo, ma i soldati, vedendo che era ancora vivo, gli sono passati sopra.

Nelle notizie della mattina, i soldati hanno affermato che l’incidente era costituito da scontri tra mafia e che la mafia era responsabile della morte di Moataz. In seguito in un programma radiofonico, hanno detto all’intervistatore che Moataz aveva difeso se stesso, così gli hanno sparato. Il corpo di Moataz è stato portato nell’ospedale palestinese ‘Alia” per l’autopsia per determinare la causa della morte. L’autopsia ha confermato i fatti sopra descritti, che sono stati che il corpo è stato picchiato e colpito con pallottole dum-dum.

Moataz era iscritto all’università, studiava per essere un sergente delle forze di sicurezza palestinesi. Il suo colonnello, che era responsabile per il corso, è venuto a Dura per seppellirlo accanto al padre. Ha preso cura di lui perché pensava che Moataz era un bravo ragazzo e un grande studioso. Tutti i suoi professori e gli insegnanti erano lì.

Nevin riferisce che lei è triste per se stessa, dovendo adattarsi a vivere senza di lui, ma è anche contenta  che ha trovato quello che stava cercando. Ha aggiunto che quando lo hanno preso a calci erano a sangue freddo, e hanno trattato Moataz come un animale, senza riguardo per i diritti umani. Gli hanno sparato a distanza ravvicinata e per giunta hanno impedito che ottenesse aiuto.

Nevin sa che Moataz non fu il primo né sarà l’ultimo martire in Palestina. Ma lei vuole che la sua voce possaraggiungere la comunità internazionale e la sua storia venga ascoltata, perché questo è stato un crudele atto di ingiustizia. Ha detto che lei farà del suo meglio per tenere il passo con la buona causa.

[1] Convenzione dell’Aja del 1899 (IV, 3): Dichiarazione concernente il divieto di impiego di proiettili che possono facilmente espandere o modificare la loro forma all’interno del corpo umano, quali i proiettili con una copertura dura che non copre completamente il nucleo, o aventi dentellature http://avalon.law.yale.edu/19th_century/dec99-03.asp

This entry was posted in Senza categoria and tagged , , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *