12 soldati israeliani picchiano 4 bambini nel cimitero di Hebron

fonte: sarahinpalestine.com  2/set/2013

Venerdí sera, verso le 20, dopo gli ormai quotidiani scontri nel mercato di hebron, con una compagna dell’ISM ci ritroviamo nella sede di CPT quando ci viene comunicato per telefono che  verso le 18.30 quattro bambini sono stati arrestati. Dobbiamo recarci presso la base militare per avere informazioni. La compagna di CPT che riceve la telefonata é palestinese, le é vietato camminare su Shuhada street dove si trova la base militare. L’altra compagna porta l’hijab ma almeno ha un passaporto internazionale e puó venire con me.

 

Camminare su Shuhada street quando é buio, con una ragazza che porta l’hijab é una esperienza piuttosto spaventosa. É venerdí sera, vigilia dello shabat e molti coloni sono in giro. Alla mia compagna non viene chiesto di quale nazionalita fosse prima di essere attaccata verbalmente dai soldati fuori la base e poi fisicamente dai coloni. Una coppia di anziani coloni si avvicina furiosa urlando ai soldati di prendere provvedimenti, poiché, secondo loro, la nostra presenza lí era un evidente tentativo di provocazione. I 12 soldati presenti (che hanno persino chiamato rinforzi per affrontare due donne minute che volevano sapere dove fossero 4 bambini), si sono ritrovati a passare dall’attacco alla difesa e proteggerci dalla furia della coppia di coloni. Aver affermato che la mia compagna non é palestinese ma tedesca ha anche peggiorato le cose per cui siamo diventate due naziste che erano lí per provocare e persino uccidere: la donna ha letteralmente affermato “É ovvio che ci vogliono uccidere, sono tedesche!”. Appuntare che sono italiana non poteva essere una buona idea.

 

I soldati hanno negato fino all’ultimo di sapere dei 4 bambini.

 Abbiamo dovuto lasciare Shuhada street e ci siamo recate presso la Stazione di Polizia. Un poliziotto stava per darci qualche informazione quando il suo superiore gli ha ordinato di sbatterci la porta in faccia.

 Restiamo in zona fino alle 22.30 quando uno dei fondatori di YAS (Youth against the settlements) ci avvisa che i ragazzi sono nel cimitero.

 Vediamo prima i 12 soldati (gli stessi) e poi Ashaqi (15), Ali (15), Anwar (14) and Ahmed (10) scendere dalla strada del cimitero. Ci raccontano che stavano camminando per Shilal Street quando i soldati li hanno braccati accusandoli di aver tirato sassi. La camcia di Anwar (che sembra un bambino di 8 anni) é tutta strappata, Ashaqi ha segni di percosse sul viso. É tardi e il piú giovane, 10 anni, corre a casa. Restiamo a parlare con gli  altri 3 aspettando che qualche familiare venga a prenderli. Ci raccontano che sono stati afferrati violentemente e portati nela base militare di Beit Romano, dove li avevamo cercati poco prima.  Poi sono stati bendati e ammanettati, ad uno di loro é stata messa una busta in testa, e portati nel cimitero dove sono continuate le percosse.

 Dalla base di Beit Romano a volte si sentono grida di bambini arrestati e scelti per essere monito per gli altri. Quei militari che ci avevano detto che non erano nella base, dopo aver parlato con noi li hanno portati nel cimitero, e da lí non abbiamo potuto sentirli.

 Hanno tutti e 3 un’espressione molto seria, dura, che sembra una forzatura affinché nessuno li compatisca. Durezza che si scioglie quando arriva il papá dei due che sono fratelli e li porta finalmente tutti a casa.

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