Valle del Giordano: continua la protesta a Ein Hajla

1 Febbraio 2014 / Fonte: Ma’an News Agency

Sabato primo febbraio circa 200 attivisti palestinesi hanno continuato a
campeggiare nel villaggio di protesta che avevano occupato venerdì 31
gennaio a Ein Hajla, nella Valle del Giordano.

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Una portavoce del campo, Diana Alzeer, sabato ha detto a Ma’an che la
campagna cerca di sfidare i piani israeliani di annessione della Valle del
Giordano.

Ha aggiunto che questa azione inoltre si oppone agli accordi discussi
recentemente dal Segretario di Stato statunitense John Kerry, nell’ambito
dei negoziati tra Israele e l’Autorità Palestinese.

“Non abbiamo nessuna intenzione di andarcene da qui, anzi stiamo
pianificando diverse altre iniziative,” ha aggiunto, sottolineando il
fatto che il gruppo ha iniziato i lavori pulendo il luogo. Ci si aspetta
che centinaia di attivisti si uniranno alla campagna, ha aggiunto Alzeer.

“Il villaggio attualmente è di proprietà della Chiesa Ortodossa, ma le sue
antiche case e strutture sono state distrutte a causa delle pratiche e dei
piani dell’occupazione israeliana di svuotare la regione dei suoi abitanti
indigeni.”

L’attivista Muhammad al-Khatib ha detto a Ma’an che “quest’area è un luogo
cananeo palestinese e oggi siamo venuti quì per affermare che rimarrà
palestinese nonostante i piani israeliani.”

Ha aggiunto che gli attivisti cercheranno di riparare le case antiche e di
potare gli alberi, specialmente le palme. Inoltre verranno piantati nuovi
alberi.

L’accampamento di Ein Hajla segue altre iniziative simili di attivisti
palestinesi negli accampamenti di Bab al-Shams e Ahfad Younis all’inizio
del 2013.

I due villaggi erano stati allestiti vicino a Eizariya, ad est di
Gerusalemme, in un’area strategica che Israele ha denominato E1 e in cui
prevede di costruire altri insediamenti.

Le forze israeliane in entrambi i luoghi avevano attaccato gli
accampamenti e sgomberato i manifestanti.

Spesso i coloni ebrei fanno irruzione sulle terre palestinesi e
allestiscono degli avamposti illegali in tutta la West Bank, e di solito
le autorità israeliane non fanno nulla e l’esercito li supporta.

Questi avamposti sono spesso situati in posizioni strategiche tra dei
villaggi palestinesi e in cima a delle colline o vicino a strade
principali.

Le forze israeliane sovente fungono da servizio di sicurezza per i coloni,
confiscando le terre palestinesi vicine ed incrementando la presenza
militare.

Molti di questi avamposti in un secondo momento si trasformano in
insediamenti, e oggi giorno circa 500.000 ebrei israeliani vivono in
insediamenti costruiti in tutta la West Bank e a Gerusalemme Est.

I territori palestinesi, riconosciuti a livello internazionale, e di cui
la West Bank e Gerusalemme formano una parte, sono sotto occupazione
militare israeliana dal 1967.

Fonte: http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=669776

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