20 Marzo 2014 | International Solidarity Movement, Nablus Team | Asira
al-Qibliya, Palestina Occupata
Nel giugno del 2002, dei soldati israeliani avevano assassinato il
diciottenne Ahmad Saleh, del villaggio di Asira al-Qibliya, dopo che era
entrato nell’insediamento illegale di Yizhar.
Il corpo di Ahmad era stato condannato post mortem ad essere detenuto
dalle autorità israeliane per 20 anni. Oggi, 12 anni dopo, il corpo è
stato riconsegnato alla famiglia e finalmente è stato possibile
sotterrarlo in modo dignitoso.
I corpi di altri due martiri sono stati riconsegnati alle famiglie nella
giornata di ieri e i loro funerali sono iniziati nella mattinata da un
ospedale di Nablus, dirigendosi poi verso il centro città. La processione
del funerale di Ahmad Saleh ha proseguito fino al suo villaggio d’origine
di Asira al-Qibliya, con la partecipazione di circa 700 palestinesi.
Negli ultimi 12 anni i corpi dei martiri erano stati tenuti all’interno di
uno dei “cimiteri dei numeri”, che sono dei cimiteri segreti in aree
militari chiuse con tombe anonime circondate da pietre.
Ogni “tomba” è munita unicamente di un numero di identificazione su
un’insegna di metallo; le famiglie non hanno il permesso di visitarle.
Ci sono almeno 300 martiri palestinesi della West Bank e della Striscia di
Gaza i cui corpi sono sotto sequestro all’interno di uno di questi
“cimiteri dei numeri”, e altri negli obitori israeliani.
