9 giugno 2014 | International Solidarity Movement, Khalil team | Iqrit, Palestina Occupata
Ieri mattina, 8 giugno, le forze di polizia israeliane hanno fatto irruzione nel villaggio di Iqrit (che si trova sulla punta settentrionale di Israele, a portata di vista del Libano). La polizia ha sradicato alberi, distrutto e confiscato tutti i beni personali degli attivisti palestinesi presenti nel paese. Inoltre, hanno picchiato violentemente e arrestato tre uomini palestinesi che erano presenti nel villaggio in quel momento. I 3 arrestati sono: Walla Sbait, Nidal Khoury e Jeries Khiatt. Sono stati portati alla stazione di polizia in Nahariyya, dove sono stati trattenuti per tutta la notte.
Oggi alle 08:30 i tre detenuti sono stati portati davanti alla Corte Kiryat Gat Magistrates, a seguito di una richiesta della polizia di proroga della loro detenzione. La polizia ha accusato i detenuti di avere oltrepassato il terreno di proprietà della ILA, ostacolato il lavoro dei funzionari pubblici, aggredito un impiegato pubblico e messo in pericolo l’ordine pubblico.
La corte ha stabilito che Nidal Khoury è tenuto in detenzione fino a mercoledì 11 Giugno. Walaa Sbeit e Jeries Khiatt sono stati condannati agli arresti domiciliari fino a domenica 15 giugno e non sono autorizzati a tornare a Iqrit per 60 giorni.

Nel 1948, il paese era sede di 600 palestinesi cristiani. (Foto di archivio foto di Jonathan Cook / Al Jazeera)
Quando la stagione dell’ Avvento si era avvicinata nel mese di novembre 1948, l’esercito israeliano ha costretto i residenti di Iqrit e del vicino villaggio di Kufr Bir’im – tutti cittadini dello Stato appena creato di Israele – a lasciare le loro case vicino al confine settentrionale con il Libano a causa delle operazioni militari nell’area. Le forze israeliane hanno fatto una promessa agli abitanti, che avrebbero potuto tornare alle loro case dopo 15 giorni. La gente di Iqrit sta ancora aspettando. Nel luglio 1951, l’Alta Corte israeliana ha stabilito che il popolo di Iqrit e Kufr Bir’im avevano il diritto di tornare alle loro case. I militari hanno rifiutato di conformarsi, e alla vigilia di Natale 1951 hanno fatto esplodere tutte le case in entrambi i villaggi.
Poco dopo, tutte le terre del villaggio sono state confiscate dallo Stato ed è stato affittato al vicino Kibbutz per pascolare le loro mucche fino a questo giorno. Da allora, decenni di manifestazioni e ricorsi legali per il diritto degli abitanti per farsi restituire case e terre hanno visto una serie di decisioni favorevoli dei tribunali e commissioni che hanno portato solo a promesse più vane e regolamenti non applicati. Nel 1970, il governo aveva concesso l’uso del cimitero consentendo solo ai morti di tornare Iqrit dopo essere vissuti e morti in esilio a Kufr Yasif, Rameh, Haifa o in altri luoghi. Gli abitanti originali e i loro discendenti, oggi circa 1.500 persone sparse in tutto il nord di Israele, hanno solo il permesso di tenere i servizi in chiesa e seppellire i loro morti nel cimitero. Ogni primo Sabato del mese c’è una messa presso la chiesa del villaggio e ogni anno un campo estivo è stato organizzato sulla collina. Nel mese di agosto 2012, la terza generazione ha reclamato il loro villaggio.
Circa 20 discendenti di Iqrit hanno preso l’iniziativa di cominciare a far risorgere il paese, nonostante il limbo giuridico del paese. Gli attivisti assicurano che il villaggio è costantemente abitato, dormendo in tenda, sotto le stelle o in locali annessi alla chiesa. Il gruppo è composto da studenti universitari, lavoratori di fabbrica o della ristorazione e di insegnanti.
I loro tentativi di costruire o piantare qualcosa nel villaggio si sono scontrati con l’immediata demolizione da parte delle autorità israeliane. Ma nel corso del tempo, sono stati in grado di aggiungere qualche servizio, tra cui pannelli solari sul tetto della chiesa, decisi a riportare la vita a Iqrit.
Le 80 case di Iqrit sono ormai lontane, ma l’obiettivo degli attivisti è quello di ricostruire Iqrit per gli abitanti del villaggio in esilio, rifiutandosi di ritornare alla loro casa nelle bare, ma volendo farlo da vivo. Gli attivisti sono tornati nrlla zona e stanno discutendo su come procedere con la loro campagna, decisi a non farsi intimidire dalle forze israeliane e le loro molestie






