http://palsolidarity.org/2015/04/video-israel-forces-once-again-open-fire-at-palestinian-farmers-in-gaza/
3 aprile 2015 | Miguel Hernández | Khuza’a, Gaza, Palestina occupata
Appena siamo arrivati al posto dove i contadini volevano lavorare, a circa 80 metri dal recinto sionista che confina e taglia la Striscia di Gaza, una jeep militare israeliana si è ferma ta di fronte a noi. Un gruppo di soldati ha lasciato la macchina e ha cominciato a sparare mentre si nascondevano vigliaccamente dietro un cumulo di sabbia. Dal primo momento abbiamo usato il nostro megafono per dire ai soldati che c’erano solo gli agricoltori al lavoro, che eravamo tutti civili. Dopo una permanenza di qualche minuto di spari e gridando parolacce agli agricoltori, come “sharmuta” (puttana), sono saltati nuovamente sulla jeep e sono partiti.
Alcune persone del villaggio sono venuti a chiedere ai contadini di tornare a casa; hanno detto che era troppo pericoloso. I contadini non hanno ascoltato e per fortuna hanno potuto terminare il loro lavoro, senza più problemi.
Quando avevamo quasi finito un’altra famiglia ci ha avvicinato e ci ha chiesto se uno di noi poteva andare con loro ad un pezzo di terra che hanno vicino a dove eravamo, a circa 50 metri dalla recinzione. Abbiamo detto sì e uno di noi è andato con loro. Quelli della famiglia erano terrorizzati per tutto il tempo, più volte ci chiedevano se non ci sarebbero stati problemi. Potevamo solo dire che si spera di no.
Una volta che tutto il lavoro è stato fatto e abbiamo lasciato il paese, due dei contadini più giovani ci hanno spiegato come il padre di uno di loro è stato ucciso nell’ultima aggressione, insieme con il fratello dell’altro. Sono stati uccisi da un razzo insieme ad altre 4 persone.
Durante tutto il viaggio abbiamo potuto vedere, sul lato opposto della barricata, i contadini del vicino kibbutz che lavorano pacificamente con i loro veicoli moderni, trattori e persino aerei, mentre i contadini palestinesi bloccati a Gaza devono lavorare solo con le mani, quasi sdraiati in terra, nascondendosi dai proiettili sionisti e chiedendosi se essi verranno oggi uccisi.
Tra meno di due mesi la stagione del raccolto avrà inizio, e centinaia di contadini lasceranno le proprie case pronti a rischiare la vita nel tentativo di raccogliere le colture che si suppone servano per sfamare le loro famiglie. Quest’anno c’è più paura che mai, a causa del blocco imposto alla Striscia di Gaza da parte di Israele e Egitto. È stato impossibile entrare a Gaza per la maggior parte degli attivisti internazionali che li avrebbero accompagnati e servire come testimoni e presenza protettiva.

