26 Novembre 2015 | International Solidarity Movement, team al-Khalil
Il 17 novembre, circa centocinquanta soldati israeliani sono avanzati nel quartiere di Jabal Al-Rahma – un quartiere nella zona H1 di Hebron (al-Khalil) appena fuori dalla zona di H2 che è sotto controllo militare israeliano. Dalle 19:30 fino alle 3 del mattino seguente la maggior parte delle case del quartiere sono stata perquisite, tra cui la casa dell’attivista per i diritti umani Badee Dwaik.
In questa notte particolare i soldati si sono divisi per controllare e registrare le identità dei membri maschi delle famiglie palestinesi in tutto il quartiere. Secondo Badee, i soldati si sono alloggiati nella casa, in cui ci sono sei appartamenti tutti appartenenti alla famiglia di Dwaik, per circa due ore e “erano molto aggressivi”.
Entrando nella casa, i soldati hanno forzato in un angolo il nipote dell’attivista per i diritti umani — che ha documentato gli incidenti nel quartiere — e lo picchiavano davanti al padre, madre, fratello e zii. “Era una situazione spaventosa per i bambini” descrive Badee che è riuscito a documentare l’incontro brutale. Quando è stato richiesto l’ordine militare per perquisire le case, le forze israeliane hanno completamente ignorato la richiesta e sono entrati nell’edificio comunque. Hanno iniziato cercando il fratello di Badee in casa prima di raggiungere l’appartamento dell’attivista per i diritti umani Badee.
La famiglia è stata costretta a rimanere nel soggiorno, mentre i soldati hanno frugato ogni stanza della sua casa. “Hanno preso le cose dagli armadi e le hanno buttate e hanno rotto la scatola degli ori di mia moglie”, illustra Badee.
Badee, continua a documentare, monitorare e riportare per il Gruppo difensori dei diritti umani, mentre i soldati aggressivamente perquisivano la sua casa e confiscavano un numero di bandiere palestinesi. I soldati gli hanno detto che lui doveva smettere di filmare l’incursione dai suoi cugini a seguìre la perquisizione approfondita della sua casa. Badee spiega agli internazionali che il raid nella sua casa era particolarmente pesante perché “li stavo filmando e a loro non piace”.
Prima di lasciare la casa, le forze israeliane hanno rotto la macchina fotografica dell’ attivista dei diritti dell’uomo aggiungendolo all’elenco dei dispositivi per documentare che le forze israeliane hanno intenzionalmente rotto.
Fin dall’inizio di quest’anno, le forze israeliane hanno rotto un totale di quattro telecamere e un computer che il gruppo di difensori dei diritti umani utilizza per documentare le crescenti molestie, intimidazioni e violenze di soldati e coloni illegali allo stesso modo. Badee spiega che gli attivisti dei diritti umani “stanno diventando un target per loro (le forze israeliane) perché documentiamo sui crimini israeliani e l’umiliazione delle famiglie”.
Durante l’ondata di chiusure arbitrarie ed incursioni nelle casa come in una ‘zona militare chiusa’, aTel Rumeida e Shuhada Street attivisti palestinesi per i diritti umani sono stati un bersaglio e sistematicamente fermati dalle forze israeliane per impedire la lotta per i diritti umani e la giustizia attraverso la documentazione e il monitoraggio dei crimini orribili dei coloni israeliani e dei soldati.
L’ondata di incursioni in casa che è accaduta a Hebron crea una situazione in cui le famiglie sono lasciate nella sensazione di insicurezza nelle loro case e “spaventati e psicologicamente stanchi” della situazione, spiega Badee. “È un incubo per le famiglie” sperimentare queste incursioni arbitrarie a casa dice Badee e fintanto che questo continua a succedere le famiglie palestinesi vivono nella costante paura e ingiustizia.
Tutti i crediti per foto e video: il gruppo dei difensori dei diritti umani

