Gerusalemme, 20 maggio 2016 International Solidarity Movement
Mercoledì scorso ci siamo seduti con Abu Sadam tra le macerie di tutto ciò che resta della casa della sua famiglia, in Hisbet Wadi Joz, Gerusalemme est. Martedì mattina presto alle 2 del mattino con le forze di occupazione è arrivata una scavatrice per demolire la casa.
Le autorità israeliane hanno programmato un parco nazionale e la sua casa è in mezzo. Anche se la casa era nella terra Waqf (The Jerusalem Islamic Waqf è una società più nota per il controllo e la gestione di edifici e terreni sopra ed intorno a Haram Al-Sharif), perché è stato costruito dopo l’occupazione nel 1967 e quindi non è protetto.
Alla famiglia è stata dato un preavviso di tre minuti per lasciare la casa e non è stato permesso di rimuovere i loro mobili e oggetti. Anche se alcuni dei pezzi più grandi sono stati rimossi (buttati) dalla casa dai militari israeliani, molto è stato rotto o perso sotto le macerie. Ci sono sedici persone nella famiglia, la maggior parte dei quali bambini. Ora sono senza casa e tutto quello che hanno per proteggerli dalle intemperie è un telone. La demolizione è stata aggressiva e le forze di occupazione hanno usato la violenza fisica contro Abu Sadam, uno dei bambini ed internazionali che erano presenti in quel momento. I bambini ora sono spaventati e traumatizzati.
Oggi, i figli maggiori di Abu Sadam hanno cercato a Gerusalemme Est una casa che possono permettersi di affittare. Tuttavia essi non sono stati finora in grado di trovare un padrone di casa disposti a prendersi una famiglia così ad un prezzo che possono permettersi. È anche possibile che saranno sfrattati dalla terra.
Come se avere la vostra casa demolita non è sufficiente, la famiglia deve anche pagare per questo privilegio. Sulla base delle bollette ricevute per le altre demolizioni, Abu Sadam stima che la sua proposta di legge sarà di circa 100.000 shekel, (circa $ 26.000), una somma enorme e impossibile perchè la famiglia possa trovarla.
Abu Sadam ha detto che non era stato in grado di dormire per mesi, preoccupandosi della demolizione che era appesa sopra le teste della sua famiglia, ma ieri sera ha dormito bene, sapendo che non aveva più nulla da perdere.
La famiglia sta chiamando per la solidarietà e il sostegno nell’immediato futuro e darebbe il benvenuto ai visitatori perdi unirsi a loro mentre combattono la situazione kafkiana in cui si trovano
Se si vuole aiutare si prega di contattare: palreports@gmail.com