Ayoub Assalya, di dodici anni, è stato assassinato oggi. Camminava verso la scuola quando un missile israeliano gli è atterrato accanto. Erano le 7:00. E’ un’altra vittima dell’ultimo attacco israeliano su Gaza: da tre giorni ormai Gaza è sotto bombardamenti. Diciotto persone sono state uccise. Decine sono stati i feriti.
Il suo funerale si è svolto oggi a Jabalia, il campo profughi dove viveva. Abbiamo aspettato fuori dalla moschea per la fine della preghiera di mezzogiorno, la strada era affollata di gente in attesa del funerale. È stato messo a disposizione un autobus per portare le persone che non potevano camminare per diversi chilometri che dividono la casa dal cimitero. Ayoub è stato portato su una barella, una barella sostenuta da una dozzina di uomini, il suo corpo era avvolto in un panno bianco, lasciando il viso insanguinato come unica cosa visibile. Il suo volto appariva gonfio.
Le persone in lutto hanno portato il suo corpo al cimitero. Un camion che diffondeva musica si muoveva con loro. La folla scandiva slogan: “Allah è grande”, “non c’è dio all’infuori di Allah”, e “il martire è l’amato di Dio”. La musica e le bandiere nere della Jihad islamica si innalzavano sopra di noi. Gli uomini camminavano in fretta, lungo la strada polverosa fuori dal campo e verso il cimitero. La giornata era calda, e si alzava la polvere sotto le centinaia di piedi che camminavano con Ayoub, tanto che la gente usava fazzoletti per coprire le bocche.
Mentre ci avvicinavamo al cimitero si riusciva a vedere il confine. Da questo stesso confine ieri Israele ha sparato colpendo 5 uomini, mentre partecipavano ai funerali dei martiri ieri. La terra che porta al confine è sterile, non ci sono alberi, Israele li ha sradicati tutti con i bulldozer tanti anni fa. All’orizzonte si profila una gigantesca torre armata israeliana. Queste torri punteggiano il confine di Gaza, ricordando a tutti che Gaza è una prigione. Nel cimitero, però, ci sono alberi, alberi che crescono in mezzo alle tombe. Forse le tombe li hanno salvati dai bulldozer israeliani. Il cimitero è bello, ci sono tombe bianche sotto le palme. Gli alberi da frutto crescono anche qui.
Mentre entriamo nel cimitero vediamo che c’è un altro funerale già in corso. Poche centinaia di persone si sono radunate a solo un centinaio di metri di distanza da noi, seppellendo un altro martire. Ayoub è sepolto in una fossa appena scavata. La sua tomba si trova accanto a sei altre tombe fresche, provenienti dalla sepoltura dei martiri di ieri. Queste non hanno ancora lapidi, i nomi di chi vi è sepolto sono scritti su un cartoncino attaccato a blocchi di cemento. Ayoub viene calato nella sua tomba e alcuni uomini iniziano a riempirla con la terra.
Dopo che la tomba è stata riempita, un uomo continua a spalare terra sul tumulo leggero che si è formato sopra il piccolo corpo, altri gli dicono, “Khalas”, basta, ma non si ferma. L’uomo li ignora, continua a spalare terra e polvere, alla fine, qualcuno mette la mano sul suo braccio e lo porta via. Viene obbligato a smettere e farla finita, Ayoub è morto, il funerale è finito. Il lutto continuerà per molti anni.
Nathan Stuckey è un volontario dell’International Solidarity Movement
