Hebron: strade chiuse ai Palestinesi

fonte: Palsolidarity.org

A Hebron la sera del 29 luglio, circa 100 coloni israeliani provenienti dagli insediamenti illegali che occupano il centro della città sono entrati nella zona a  controllo palestinese (H1). I coloni entrati illegalmente nel settore H1 erano sostenuti da una massiccia presenza militare israeliana.
Un po’ più presto quella stessa sera, si erano visti 4 veicoli militari israeliani circolare attraverso l’area H1. Allo stesso tempo, circa 60 coloni israeliani si erano riuniti vicino al Checkpoint 56 che segna il confine tra la zona H1 (palestinese) e H2 (zona controllate da Israele in Hebron). Molti dei coloni, oltre ad essere armati con fucili d’assalto, portavano tavolini pieghevoli e borse con grandi quantità di cibo.

Poco prima delle 7 di sera, il Checkpoint 56 è stato chiuso a tutti i palestinesi. Poco dopo, i militari israeliani hanno scortato i coloni attraverso il checkpoint nel quartiere Bab al-Zawiyeh dell’ area H1.

Dopo che il gruppo di coloni lo ha attraversato, il Checkpoint 56 è stato riaperto ai palestinesi, ma  le strade di Bab al-Zawiyeh sono state chiuse a pedoni e automobili palestinesi: è stato detto loro di utilizzare una strada parallela. I 4 veicoli militari che erano stati visti in precedenza erano ora parcheggiati e i soldati costringevano a chiudere i negozi palestinesi. Così la vivace piazza di Bab al-Zawiyeh era quasi deserta.

Il comandante della brigata israeliana ha dichiarato che la strada era una zona militare chiusa (CMZ), e quando gli è stato chiesto il permesso stampato con cui dichiarava l’area CMZ ha risposto, “questa è una zona militare chiusa perché lo dico io.” Il comandante stesso ha spintonato alcuni volontari dell’ International Solidarity Movement.

Molti palestinesi hanno tentato di entrare nelle loro case in H2, come si sarebbe fatto normalmente, ma sono stati aggressivamente respinti al checkpoint e obbligati ad una lunga deviazione. La deviazione di più km è dovuta al fatto che ai palestinesi viene negato l’accesso a Shuhada Street.

Alle 07:30, subito prima dell’”eftar” quando la maggior parte dei palestinesi avrebbe interrotto il digiuno della giornata, un altro gruppo di circa 30 coloni si è riunito al Checkpoint 56. Poco dopo, questo gruppo è stato scortato verso la città bassa,  nella zona ora chiusa,  per unirsi agli altri coloni,  giunti ormai al centinaio.

20 minuti dopo, un gruppo di 20 coloni è tornato indietro verso H2. Mentre attraversavano la piazza vuota di Bab al-Zawiyeh  battevano le mani e cominciavano a cantare in ebraico, celebrando le strade svuotate dai palestinesi. Parecchi si sono messi a ridere, e fare gestacci ai pochi palestinesi rimasti ai margini della strada.

Verso le 8:30 pm, i coloni sono tornati a H2 a piccoli gruppi e sempre scortati da soldati. Anche in questo caso hanno indicato, ridendo, e hanno preso le foto di palestinesi che passavano. Alle 9 di sera, gli ultimi soldati hanno raccolto le  cose e lasciato la zona. Immediatamente, i negozi sono riaperti e i palestinesi sono tornati per le strade. Lentamente, Bab al-Zawiyeh ha cominciato ad assomigliare di nuovo a se stessa.

Più di 50 soldati e circa 100 coloni illegali israeliani avevano partecipato a quello che è un evento annuale. Ogni anno, la cena avviene in un sito vicino a Bab al-Zawiyeh che considerano un luogo sacro nel giudaismo. In pratica, la cena serve come un promemoria aggressivo di chi comanda. Che Israele, con più di 4000 soldati di stanza a Hebron, può fare quello che vuole, nonostante qualsiasi  accordo legale ci possa essere.

E’ da notare che questo è avvenuto in una settimana che è stata in crescendo con raid notturni militari, molestie e abusi contro i residenti palestinesi di Hebron, che stanno celebrando il mese di Ramadan.

Jonas Ravn è un volontario con l’International Solidarity Movement (il nome è stato cambiato).

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