
La campagna Open Shuhada St. (OSC) è un’iniziativa palestinese, al fine di organizzare una giornata internazionale di solidarietà con i residenti palestinesi di Hebron. È stata avviata nel 2010 a Hebron e manifestazioni internazionali hanno avuto luogo in numerose città di tutto il mondo. Nel 2012 più di 35 diverse attività sono state organizzate
Lo Stato di Israele ha imposto ai residenti palestinesi della città un regime di sgomberi forzati, coprifuoco, chiusure dei mercati, chiusure stradali, posti di blocco militari, soggezione alla legge militare, tra cui frequenti ricerche casuali e detenzioni senza motivo, e la mancanza di protezione dalla dilagante violenza dei coloni , ha spinto circa 15.000 civili palestinesi a fuggire dalle loro case nella città di Hebron centro, trasformandola in una città fantasma.
Shuhada Street era una delle vie principali di commercio ad Hebron, nella West Bank.Era una strada di mercato molto importante dove si trovava il mercato centrale di verdure, una varietà di negozi, un antico bagno Turco, le più antiche scuole di Hebron e il mercato del vetro tradizionale e dell’oro; entrambi esistiti dal 300 avanti Cristo.
Questa strada, in una delle tre città più antiche del mondo, ha visto molte invasion durante la sua storia e i suoi negozi e mercati erano sopravissuti a tutte.
Tuttavia dall’inizio dell’occupazione israeliana nel 1967, le strade sono state trasformate nel silenzioso simbolo dell’ applicazione dell’apartheid israeliano.
Oggi quasi 450 coloni e 250 ultra sionisti, studenti dello Yeshiva (è un istituto ebraico educativo che si concentra sullo studio dei testi religiosi tradizionali, in primo luogo lo studio del Talmud e della Torah), risiedono nei sei enclavi di insediamenti che si trovano lungo Shuhada Street.Attaccano frequentemente i residenti di Hebron, lanciando pietre alle case e ai pedoni, bloccando le entrate alle strade e alle case, attaccando verbalmente i Palestinesi e la loro religione, tagliando alberi e demolendo abitazioni private.
I soldati e la polizia israeliana non fa nulla per prevenire queste violazioni dei diritti umani.
Quasi 13 Palestinesi sono stati estradati dal centro della città.
Quelli che hanno scelto di restare soffrendo discriminazioni e umiliazioni.
L’economia della città è stata profondamente danneggiata e l’atmosfera vivace di questa città è sparita.
I coloni israeliani hanno iniziato ad entrare nella città nel 1969.
Qualche anno dopo il governo ha acconsentito alla creazione
dell’insediamento di Kiryat Arba, ad est delle colline di Hebron.Dal 1977 i coloni sono scesi al centro della città di Hebron dove hanno costretto le famiglie Palestinesi ad abbandonare le loro case, con le armi, così si sono impadroniti delle loro case.
Nel 1980 l’esercito israeliano ha abbattuto 12 case Palestinesi vicino Shuhada Street, portando al completo dislocamento i proprietari dei negozi.
Hanno chiuso anche la stazione centrale dei bus e dei taxi in questa strada e l’hanno trasformata in una base militare, facendo vivere così i civili a fianco a fianco con l’esercito.
Dopo il massacro della moschea di Abramo nel 1994, dopo che un colono fanatico ha ucciso 29 fedeli in preghiera, israele si è inasprita e ha diviso in due parti la città imponendo una punizione collettiva ai Palestinesi (ironia della sorte, le vittime del massacro).
Shuhada Street è stata chiusa ai Palestinesi, come anche i relativi negozi e mercati.
Questa strada collegava la parte nord della città con i quartieri a sud.
Ora i Palestinesi devono fare un percorso di circa 30 minuti invece che camminare sulla strada.
L’accordo israelo-Palestinese di Oslo del 1995 conteneva un articolo specifico riguardo la situazione a Hebron e prometteva “a. la riapertura dei mercati all’ingrosso e Hasbahe come vendita al dettaglio” e “b. la rimozione dei blocchi stradali che portavano da Abu-Sneineh alla strada Shuhada, per facilitare il movimento in queste strade”.
israele non ha rispettato gli accordi.
Nel Novembre 2006 l’ ACRI (Association for Civil Rights in Israel) ha chiesto al procuratore generale dell’esercito israeliano che i militari riaprissero Shuhada Street.
Il procuratore ha risposto che: “I Palestinesi non posso entrare nella strada solo per errore, e che l’eventuale libertà di circolazione verrà acconsentita solo se vi saranno misure di sicurezza”.
Oggi rimane chiusa nonostante questa dichiarazione.
Il gruppo di attivisti Youth Against Settlements ha iniziato una campagna globale in collaborazione con gruppi solidali internazionali e israeliani, per la riapertura di Shuhada Street.
Hanno dichiarato la giornata del 25 Febbraio, giorno del massacro della moschea di Abramo, come una giornata globale di lotta all’apartheid praticato ad Hebron.
Azioni di resistenza non violenta sono frequenti e a Febbraio del 2012 una dimostrazione massiccia con circa 8000 partecipanti Palestinesi, internazionali e israeliani, ha preso forma ad Hebron.
Di seguito è riportato un elenco di azioni di solidarietà che si potrebbe prendere in considerazione.
1. Dimostrazioni, marce, veglie, flashmobs
2. Presentazioni/incontri informativi sull’ Apartheid a Hebron
3. Mostre fotografiche relative all’Apartheid ad Hebron
4. Twitter: Utilizzare questo hashtag #OpenShuhadaSt per diffondere il messaggio e informare le masse su Hebron. Questo è particolarmente importante durante la settimana di azioni.
5. Messaggi Video: Creare e inviare messaggi video al forum della comunità, ai media ed ai social media invitando la comunità internazionale a fare pressioni diplomatiche per riaprire Shuhada Street.
6. Scrivere lettere e creare petizioni destinate all’ambasciatore israeliano o altri funzionari eletti nel vostro paese; chiedendo loro di intervenire
7. Scrivete lettere alle famiglie palestinesi di Hebron per mostrare la vostra solidarietà
8. Bloccate le strades per dimostrare gli effetti della chiusura della strada principale di Hebron.
9. Visitate Hebron per ottenere una migliore comprensione della situazione e avere un’idea della sofferenza quotidiana della popolazione locale.
10. Adottate tutte le altre modalità non-violente di attività a sostegno alla causa.
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