La giornata dell’infanzia a Nabi Saleh

5 Aprile 2013 | International Solidarity Movement, Nabi Saleh, Palestina occupata

In occasione della Giornata dei bambini palestinesi, i ragazzi di Nabi Saleh hanno avuto un ruolo di primo piano nella manifestazione che ha avuto luogo nel villaggio. Hanno infatti esposto striscioni e palloncini per rivendicare il loro diritto a godere di un’infanzia libera dall’oppressione e dall’occupazione. Tuttavia, le forze israeliane, come fanno sistematicamente, hanno represso la manifestazione.

Mentre la folla di manifestanti marciava lungo la strada con il proposito di raggiungere la sorgente d’acqua che gli era stata confiscata, la polizia di frontiera israeliana ha spruzzato dell’ acqua maleodorante e ha lanciato candelotti di gas lacrimogeno sui manifestanti.

Gli agenti della polizia di frontiera, che si trovavano sulla strada principale e sulle due colline accanto ad essa, hanno continuato a lanciare gas lacrimogeno per circa un’ora, dopo di che più hanno invaso il villaggio cacciando i giovani palestinesi giù per le colline al di là di Nabi Saleh. Un giornalista locale è stato strattonato e gli è stato spruzzato del pepe spray sugli occhi. Inoltre è stato vittima delle granate assordanti mentre assisteva alla manifestazione.

La manifestazione è terminata intorno alle 15:00 quando le forze israeliane si sono ritirate dal paese. Successivamente, i bambini di Nabi Saleh, hanno preso possesso delle loro vie per celebrare il giorno dedicato a loro, rivendicando il proprio diritto a godere di una infanzia libera dall’ occupazione israeliana.

Il villaggio di Nabi Saleh ha manifestato contro la confisca della sorgente naturale e contro l’occupazione da dicembre 2009. Le forze israeliane hanno sempre represso le proteste settimanali del venerdi con l’ausilio di lacrimogeni, acqua maleodorante, bombe sonore, proiettili d’acciaio rivestiti di gomma e armi da fuoco. Due persone sono state già uccise, e Mustafa Rushdi Tamimi, e molti altri sono rimasti gravemente feriti. Bassem Tamimi di Nabi Saleh, ha trascorso 16 mesi nelle carceri israeliane per la sola ragione di aver ricoperto un ruolo di primo piano durante le proteste. Dopo più di tre anni e nonostante la repressione, Nabi Saleh continua a combattere contro le ingiustizie causate dalla brutale occupazione militare israeliana.

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