Mi sono chiesto se intitolare queste note “il circo piu’ pazzo del mondo” non sia poco rispettoso delle sofferenze dei palestinesi che vivono ogni giorno sulla pelle la tragedia dell’occupazione militare e dell’apartheid. Mi sono risposto che l’ironia e’ sempre stata l’arma degli oppressi, lo era anche degli ebrei prima che diventassero a loro volta oppressori. Ho pensato anche che uno dei palestinesi piu’ popolari e’ Naji al Ali il vignettista creatore di Handala, il bambino girato di spalle. Ma mi sono definitivamente convinto di non sbagliare vedendo i soldati israeliani pattugliare i vicoli della vecchia Hebron. Immaginatevi un reparto di militari armato fino ai denti che compie un’operazione antiguerriglia nelle calli turistiche di Venezia come se fosse nella giungla vietnamita. Era uno spettacolo surreale, i soldati avanzano circospetti puntando i fucili ovunque, in alto, nei portoni aperti, gli ultimi due camminavano all’indietro con le armi spianate. E tutto in mezzo alla gente che comprava souvenir. Me li sono immaginati davvero a Venezia: ” Occhio ragazzi’ stiamo per entrare in Piazza San Marco, Nathan tieni sotto tiro le cupole, David occhio al campanile, Sara tu sorveglia quei tavolini, si nascondono ovunque quei maledetti!. Retroguardia dammi la situazione” ” Vedo dei tipi che ridono e ci scattano foto, sergente” “Attento! possono essere terroristi !” “A me sembrano giapponesi, sergente” ‘”Non ti fidare Shlomo, tienili nel mirino” “Sergente qui ci sono un sacco di piccioni” “Massima allerta! Potrebbe essere un nuovo tipo di bomba aviotrasportata! Forza ragazzi ora andiamo verso i vaporetti, ma non abbassate la guardia. Ricordate cosa e’ successo a Moshe l’anno scorso: si e’ distratto un attimo e ha preso un cappuccino in uno dei bar della piazza. Sta ancora pagando le rate”. Li abbiamo seguiti tutto il tempo, con la faccia di chi non crede ai suoi occhi e finalmente, poco prima che sparissero dietro un cancello, a uno dei due che camminavano all’indietro puntandoci contro i fucili e’ scappato da ridere. L’umanita’ e’ salva. 😉
Lo spettacolo e’ stato tale che il sabato sera ci hanno concesso il bis. Dopo il riposo dello Shabbat i coloni fanno un giro nella citta’ vecchia, scortati dai soldati, a volte cantano canzoni antiarabe, qualche volta hanno aggredito dei palestinesi. Questa volta erano due gruppi di turisti religiosi, tutti ebrei ultra ortodossi: cappelli neri, kippe, donne con la gonna lunga e il foulard in testa. Una trentina. Intorno venti soldati. Altri cinque perlustravano la zona prima che il gruppo arrivasse. Dietro a tutti, a controllare noi, tre ringhiosi Border Police. Devo dire che l’ufficiale che comandava il reparto era una brava persona, si faceva in quattro per dirigere il traffico dei palestinesi che restavano bloccati da questa specie di corteo presidenziale. Ma resta il fatto che un numero spropositato si soldati e’ stato usato in una situazione dove il peggior rischio che correvano i coloni era che qualcuno gli vendesse un braccialetto al triplo del suo valore. La spiegazione della sindrome pretraumatica da stress mi pare sempre piu’ calzante.
A volte pero’ le cose sono meno grottesche e la repressione mostra il suo volto feroce. Ad esempio nel villaggio di At Twani i soldati hanno usato tre jeep, venti Border Police, una squadra di operai e una ruspa per spiantare una cinquantina di piccoli alberi di olivo. Motivazione ufficiale: erano piantati sulla cima di una collina e le cime delle colline sono terra di stato. Stato di Israele, ovviamente anche se siamo in Cisgiordania. Insomma questi alberi “Invadono la terra di Israele”, me lo dice un militare, senza neppure arrossire.
Ha sentito un altro volontario chiamarmi per nome e mi apostrofa; “Giovanni resta piu’ indietro” “Joshua sto solo filmando, guarda imiei capelli, sono un maturo signore, non un terrorista” “Non chiamarmi Joshua” “E tu non chiamarmi Giovanni” “E’ il tuo nome” “Solo per gli amici”. Due donne palestinesi, propietarie del campo piangono e maledicono i soldati. Davanti a loro due soldatesse, piu’ strafottenti che indifferenti. Ci sono anche i volontari di Operazione Colomba che ci invitano a casa loro nel villaggio. Prima di andare accompagnamo un gruppo di pastori a pascolare le pecore vicino ad una colonia. Praticamente, a causa delle intimidazioni dei coloni, la gente di At Twani ha bisogno della protezione internazionale per fare ogni cosa. E spesso neppure basta. Alla casa degli italiani davanti ad un caffe’ fatto con la moka, parlo con i ragazzi. Scopro, tra l’altro, che, malgrado Operazione Colomba sia un gruppo cattolico, la maggior parte di loro non e’ credente e uno e’ musulmano dalla nascita, figlio di un convertito italiano. Nel nostro gruppo di ultra radicali abbiamo una ragazza che legge la Bibbia ogni sera e porta il velo perche’ e’ la maniera locale di esprimere modestia e un gigante vichingo con il tatuaggio “in nomine patris et filii et spiritus sancti” che parte da un braccio attraversa l’ampia schiena e finisce sull’altro. Certe categorie son proprio saltate.
Repressione dura anche ad Hagai, qui hanno chiuso la strada, costringendo la gente che va a scuola e al lavoro a fare un giro di 12 km. Motivi di sicurezza, passa vicino ad una colonia. Colonia illegale, anche per la legge israeliana, ma non importa. Manifestiamo insieme ad un gruppo di residenti. I soldati lanciano verso di noi una quantita’ di lacrimogeni, alcuni ce li tirano direttamente addosso, ad altezza d’uomo. Il vichingo ne prende uno nel fianco. Nulla di grave, il ragazzo e’ tosto, qui lo chiamano Asad, il leone.
Dopo un po’ vengono avanti con un idrante che spara skunk water, un liquame studiato per essere piu’ puzzolente possibile e impregnare pelle e vestiti per molti giorni. In effetti ha un odore orrendo e l’idrante spruzza lontano, con altri prendo una via laterale e mi metto al sicuro. Ci ricompattiamo appena l’idrante si ritira, nessun arresto e nessun ferito serio ne’ tra noi ne’ tra i palestinesi. Gli israeliani tra lacrimogeni, skunk water, annessi e connessi avranno speso una cifra. Se queste manifestazioni si facessero in molti posti tutti i giorni l’occupazione crollerebbe sotto il peso della sua stessa assurdita’.
Benvenuti a Disneyland Palestina