di Rosa Schiano
Gaza City, 29 luglio 2013, Nena News
Costretti a raccogliere legno e metallo al confine con Israele per pochi euro, sono vittime del fuoco israeliano. In due settimane, due giovani feriti in attacchi mirati.

Uno dei due ultimi feriti, Awad Rafat Abdel Aty (Foto: Rosa Schiano, Nena News)
Mentre Gaza fa i conti con la mancanza di carburante dovuta alla chiusura di tunnel e il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen ha accettato negoziati con Israele contestati da gran parte della popolazione, nelle aree lungo il confine con la Striscia l’esercito israeliano continua a imporre la cosiddetta “buffer zone” alla popolazione, causando diversi feriti fra i civili che lavorano in quella zona.
Nelle ultime due settimane due civili sono rimasti feriti nell’area di Beit Hanoun, nel Nord della Striscia. Domenica 14 luglio, forze militari israeliane schierate sul confine a Nord Est di Beit Hanoun hanno aperto il fuoco su un gruppo di lavoratori che stavano raccogliendo metallo e pezzi di plastica in una discarica a circa 400 metri di distanza dalla barriera di separazione tra Gaza e Israele. Khaled Shehada Hamad, 18 anni, è rimasto ferito alla gamba sinistra ed è stato trasportato dagli altri lavoratori all’ospedale di Beit Hanoun, per poi essere trasferito all’ospedale Kamal Odwan in Beit Lahia.
Giovedì 25 luglio, in un’area vicino Beit Hanoun, un altro civile palestinese, Awad Rafat Abdel Aty, 19 anni, è rimasto ferito alla gamba destra dal fuoco delle forze militari israeliane mentre raccoglieva legna da rivendere a circa 400 metri di distanza dalla barriera di separazione. Anche Awad è stato trasportato all’ospedale di Beit Hanoun e poi trasferito all’ospedale Kamal Odwan. Un dottore dell’ospedale ci ha detto che il proiettile, entrato ed uscito dalla gamba di Awad, è esploso causando anche ferite da frammenti lungo tutto l’arto. Awad ci ha detto che, trovandosi distante dal confine, non aveva visto l’arrivo dei soldati. “I miei genitori non lavorano”, ci ha riferito Awad, che guadagna circa 25 shekels da una giornata di lavoro, ovvero circa 5 euro al giorno.
Questi attacchi, sottolineano i palestinesi, sembrano mirati. Solitamente i proiettili colpiscono gi arti inferiori, ed in alcuni casi gli arti superiori, con un livello di precisione impressionante anche sulle lunghe distanze. A volte, non ci sono spari di avvertimento che potrebbero permettere ai civili di scappare.
Questi lavoratori “invisibili” agli occhi dei media, spesso ragazzini che non raggiungono la maggiore età, girano di solito con dei carretti trainati da asini e si recano nei terreni lungo il confine per raccogliere metallo, plastica, rame, legna ed altro materiale che possono rivendere. La scarsa quantità di materiali causata dall’assedio, rende necessario alle aziende il riciclo ed il riutilizzo. Di solito le famiglie di questi giovani sono molto povere, o ciò che guadagnano non è sufficiente ad autosostenersi. Spesso, non hanno altro modo per sopravvivere.
Il Palestinian Center for Human Rights riporta che nel 2012, la percentuale delle famiglie palestinesi che vivono sotto il livello di povertà è del 40%. Secondo il Ministero del Lavoro la disoccupazione ha raggiunto il 33%. Il 45% dei giovani uomini di Gaza ed il 78.1% delle giovani donne sono disoccupati. Un risultato evidente delle politiche di chiusura israeliane, che, oltre a non permettere un’entrata di beni sufficiente a tutta la popolazione di Gaza, impediscono la crescita economica e la creazione di lavoro.
Dall’inizio del cessate il fuoco del mese di novembre 2012, le forze israeliane hanno ucciso 4 civili palestinesi e ferito almeno 100 persone, inclusi 24 minori, nelle aree lungo il confine. Eppure, secondo quegli accordi, le forze israeliane avrebbero dovuto cessare gli attacchi aerei, via terra e via mare. Successivamente, lo scorso febbraio, le autorità israeliane in un comunicato avevano riferito che i contadini avrebbero potuto accedere alle loro terre fino ad una distanza di 100 metri dalla barriera di separazione, mentre precedentemente il limite era di 300 metri. Tuttavia questo riferimento è stato rimosso dal comunicato e l’11 marzo le stesse autorità hanno comunicato che i residenti possono accedere fino ad una distanza di 300 metri.
Episodi, questi, che passano sotto il totale silenzio internazionale e dei media, come se rientrassero nella normalità, e che si uniscono alle violenze ed agli arresti che avvengono contro la popolazione palestinese in Cisgiordania. Un numero che sarà probabilmente destinato presto a salire quello dei feriti nelle terre lungo il confine, quando inizierà nuovamente la stagione della semina e molti contadini lavoreranno nelle loro terre agricole, terre che costituiscono per queste famiglie l’unica fonte di sussistenza. Nena News