18 Ottobre 2013 / International Solidarity Movement, Gaza Team / Gaza, Palestina Occupata
Lunedì mattina Ibrahim Baroud ha partecipato con sua sua madre, Ghalia Baroud, o Um Ibrahim, al presidio settimanale per i prigionieri palestinesi a Gaza. Ghalia Baroud è una delle persone che lanciò questi presidi settimanali 18 anni fa.

Ghalia, o Um Ibrahim (destra), e Ibrahim Baroud. (Foto di Gal la Lopez)
Baroud, un ex prigioniero palestinese, è stato catturato dalle forze israeliane il 9 aprile 1986, all’età di 23 anni. E’ stato in carcere per 27 anni, di cui sette in isolamento.
Um Ibrahim ha iniziato i presidi nel cortile del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) nel 1995 assieme a Handoumeh Wishah, o Um Jaber, la madre di quattro prigionieri, tra cui Jaber Wishah, che è stato incarcerato per più di 14 anni.
Wishah, professore di fisica e leader politico e militare del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, è stato catturato dalle forze israeliane il 5 giugno 1985. E’ stato rilasciato il 9 settembre 1999, assieme ad altri 198 prigionieri, a seguito del Memorandum di Sharm el-Sheik, firmato con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina cinque giorni prima.
“Ho avuto l’idea di fare un presidio con le foto dei prigionieri, per fare in modo che non venissero dimenticati”, ha detto Um Jaber al Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) nel 2008.
“La prima volta eravamo solo noi due davanti al ICRC, ma sapevamo che la settimana seguente saremmo state in tre, o quattro, e poi, lentamente, sempre più madri sarebbero venute.”
Um Ibrahim ha festeggiato la libertà di suo figlio l’8 aprile 2013, dopo che quest’ultimo ha terminato di scontare una pena militare israeliana per essere membro della Jihad Islamica palestinese e per partecipazione nella resistenza armata.
Il giorno del suo rilascio, lunedì mattina, Baroud si è dapprima fermato nella Striscia di Gaza, per poi andare a casa sua nel campo di rifugiati di Jabalia, all’ICRC.
Per 16 anni le autorità israeliane hanno vietato a Um Ibrahim di visitare suo figlio in carcere, dapprima per non meglio specificate “ragioni di sicurezza”, e poi a causa di un “divieto totale delle visite per le famiglie della Striscia di Gaza”, imposto il 6 giugno 2007.
L’associazione per il supporto ai prigionieri e per i diritti umani ADDAMEER ha dichiarato che “il divieto totale di visite per i famigliari ha come scopo quello di demoralizzare e punire le famiglie dei prigionieri, e in generale tutta la popolazione di Gaza, per le proprie scelte politiche nel 2006 e per la cattura di Gilad Shalit nel giugno 2006, e costituisce un caso evidente di punizione collettiva, un crimine di guerra del quale Israele dovrebbe essere ritenuta responsabile”.
Nel 2007, prima del divieto totale delle visite, Um Ibrahim aveva ricevuto il permesso per una visita, ma aveva cambiato idea quando le autorità israeliane le avevano chiesto di sottomettersi ad una perquisizione integrale.
“L’anno scorso finalmente ho ricevuto il permesso per visitarlo in carcere, e l’ICRC mi ha accompagnata fino al valico di Erez”, ha spiegato al PCHR. “Ma gli israeliani mi hanno ordinato di svestirmi e restare con solo la mia biancheria intima addosso e mi sono rifiutata. Così mi hanno rispedita a Gaza”.
“Loro [gli israeliani] hanno visto tutto, persino le mie ossa”, ha aggiunto. “Hanno dichiarato che era per questioni di sicurezza, ma ho il diritto di proteggere la mia dignità e i miei diritti”.
In risposta alle misure repressive israeliane i prigionieri palestinesi nell’aprile del 2010 organizzarono un mese di proteste, e nell’aprile e maggio 2012 uno sciopero della fame collettivo, che ebbe come risultato quello di far cessare il divieto di visite per gli abitanti della Striscia di Gaza, durato cinque anni.
“Per gli israeliani, tutti i palestinesi sono pericolosi”, ha detto Um Ibrahim a Le Monde, prima del rilascio di suo figlio, che ha definito “un matrimonio nazionale e una felicità popolare”.
Secondo ADDAMEER, agli inizi di settembre nelle carceri israeliane erano presenti 5007 prigionieri politici palestinesi, di cui 400 provenienti dalla Striscia di Gaza.
Molti di essi non possono ricevere visite da parte dei famigliari a causa di “ragioni di sicurezza”, un divieto di visita per i bambini della Striscia di Gaza di più di dieci anni di età, e altri regolamenti israeliani.
Centinaia di persone solidali continuano a riunirsi nei pressi dell’ICRC ogni lunedì mattina, settimana dopo settimana, diciotto anni dopo il primo presidio.