23 Dicembre 2013 / Fonte: Ma’an News Agency

Foto: Issawi pochi istanti prima di essere rilasciato (MaanImages)
Lunedì sera le autorità penitenziarie israeliane hanno rilasciato il
prigioniero palestinese Samer Issawi, ed ora è libero di tornare nella sua
casa di Gerusalemme Est.
Fonti locali hanno detto all’agenzia Ma’an che è stato rilasciato dal
carcere di Shatta nel nord di Israele, ed in seguito si è diretto verso la
sua abitazione a Gerusalemme Est.
Il suo rilascio si svolge dopo che le forze israeliane hanno fatto
irruzione a casa sua due volte negli ultimi giorni.

Domenica mattina, le forze israeliane hanno consegnato degli ordini di
apparizione a suo padre e a suo fratello per degli incontri con le forze
d’intelligence israeliane.
Lunedì mattina, le forze israeliane hanno fatto irruzione nuovamente nella
sua casa ed hanno minacciato ritorsioni per eventuali celebrazioni del
rilascio di Issawi nel quartiere.
– Le forze israeliane fanno irruzione nella casa del prigioniero Samer
Issawi prima del suo rilascio
Secondo quanto riportato dall’agenzia stampa Ma’an, domenica 22 dicembre
2013 le autorità israeliane hanno fatto irruzione nella casa di Samer
Issawi, un prigioniero palestinese che ha portato avanti uno degli
scioperi più lunghi della storia.
La Palestinian Prisoner’s Society ha fatto sapere che le autorità
israeliane dovrebbero rilasciare Samer Issawi lunedì 23 dicembre.
Issawi verrà rilasciato nell’ambito di un accordo stipulato a seguito
della sospensione nell’aprile scorso del suo sciopero della fame durato
266 giorni, durante il quale è diventato un caso internazionale che ha
attirato l’attenzione di tutto il mondo sulla sorte di migliaia di
prigionieri palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane.
Domenica 22 dicembre le forze israeliane hanno fatto irruzione nella casa
di Issawi e hanno consegnato degli ordini di apparizione a suo fratello e
suo padre, secondo quanto riportato dal Palestinian Center for Prisoners’
Studies. I famigliari di Issawi hanno raccontato che l’ufficiale
dell’intelligence israeliana che ha guidato l’irruzione li ha minacciati
di non causare problemi al momento del rilascio.
Shireen Issawi, la sorella di Samer, domenica mattina ha pubblicato sulla
sua pagina facebook una descrizione dell’operazione delle autorità
israeliane. Nel post ha commentato: «Giuro su Dio che gioiremo per la
libertà dell’eroe Samer Issawi».
Ha aggiunto che nonostante le minacce delle forze israeliane di «causare
problemi» alla famiglia per via del supporto internazionale che ha
ricevuto questo caso, «per il fatto che stiamo dalla parete del giusto, il
mondo starà al nostro fianco e gioiremo».
Prima di giungere all’accordo che si è concluso con una promessa di
rilascio per il 23 dicembre 2013, le autorità israeliane avevano offerto
ad Issawi diversi tipi di accordi che comportavano la deportazione a Gaza,
uno sconto di pena, o la deportazione in Europa. Ma Issawi si era
rifiutato fino a quando Israele gli aveva permesso di tornare a casa a
Gerusalemme dopo aver scontato altri otto mesi di carcere.
Samer Issawi era stato arrestato dalle forze israeliane durante la Seconda
Intifada, ma aveva fatto parte di quelle centinaia di prigionieri
rilasciati nel 2011 nell’ambito di un accordo di scambio di prigionieri
con il soldato israeliano Gilad Shalit.
L’accordo di rilascio lo aveva confinato a Gerusalemme, ma era stato
riarrestato nell’agosto del 2012 dopo essersi recato nella vicina West
Bank.
Dopo il suo arresto aveva intrapreso uno sciopero della fame contro la sua
detenzione e lo aveva concluso solo dopo che Israele aveva accettato di
rilasciarlo.
Secondo i dati del Ministero degli Affari dei Prigionieri dell’Autorità
Palestinese dell’ottobre 2013, nelle carceri israeliane sono detenuti
5.200 palestinesi. Altri 1.280 si trovano nelle carceri israeliane per
essersi trovati in Israele senza permesso.
Dal 1967, più di 650.000 palestinesi sono stati incarcerati da Israele, il
che rappresenta il 20 percento della popolazione totale ed il 40 percento
della popolazione maschile nei territori occupati.
Secondo il diritto internazionale, è illegale trasferire dei prigionieri
al di fuori dei territori occupati nei quali sono detenuti, e le famiglie
dei prigionieri palestinesi devono far fronte a molti ostacoli per
ottenere permessi per vedere i propri famigliari imprigionati.
I Territori Palestinesi riconosciuti internazionalmente, di cui fanno
parte la West Bank e Gerusalemme Est, sono occupati dall’esercito
israeliano dal 1967.
Fonti: http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=659050
http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=659567