Metafora a Gaza

23 dic 2013 | International Solidarity Movement , Charlie Andreasson, Palestina Occupata
Sei sotto una diga, hai visto una crepa, da questa comincia a fuoriuscire acqua. Tenti di bloccare la perdita con le mani, ma non basta. La pressione è troppo alta , e la fessura troppo grande.Cominci a urlare per chiedere aiuto, per far sapere cosa sta accadendo, chiedere di interrompere la pressione dall’interno prima che  accada un disastro. Ma nessuno ascolta il tuo avvertimento, e nessuno sembra voler vedere l’acqua che ti sgorga tra le dita. Alcuni sostengono addirittura che stai esagerando. E tu stai lì, non osando muovere le mani, chiedendoti per quanto tempo sarai in grado di trattenere la pressione, per quanto tempo puoi continuare a chiamare prima di non avere più voce. Questa è la metafora che meglio descrive gli attivisti che siamo qui e la frustrazione che sentiamo, una frustrazione che dobbiamo affrontare perché non può trasformarsi in sconforto.

Essere un attivista qui non è solo andare con gli agricoltori nella “zona cuscinetto “, o in mare con i pescatori, più o meno come scudi umani: dobbiamo cercare di sigillare le fessure con le mani, se mi è permesso di continuare a utilizzare la metafora come un modello esplicativo. Molto più tempo lo passiamo a intervistare le vittime, a raccogliere informazioni, ad andare a manifestazioni e scrivere articoli, per chiedere aiuto e attirare l’attenzione su ciò che sta accadendo. Ed è soprattutto durante la ricerca di informazioni che, anche involontariamente, troviamo qualcosa che mostra che un cambiamento è in corso. Uno sguardo mentrei sfogli tra titolo e titolo, poi improvvisamente è lì, l’articolo che ti fa mettere in pausa. In piedi sotto la diga, noti un cambiamento tra quelli in alto sopra di te. Forse ora qualcosa sta finalmente iniziando ad accadere. E ti senti sollevato e pieno di gioia, e corri a condividere la notizia con tutti gli attivisti che  incontri.

In concreto, l’8 dicembre, il primo ministro olandese Mark Rutte aveva previsto di inaugurare uno scanner per container al checkpoint Kerem Shalom, ma ha sospeso il tutto quando gli è parso evidente che, contrariamente alle ipotesi di Rutte,  lo scanner non sarebbe servito ad agevolare e in tal modo incrementare la circolazione delle merci tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. Israele è determinato a mantenere queste due parti della Palestina separate l’una dall’altra.

Durante lo stesso viaggio, il ministro degli Esteri olandese Frans Timmermans ha rifiutato di accettare una scorta militare israeliana nei territori occupati nel 1967, annullando la sua prevista visita ai vecchi quartieri di Hebron. Altri ministri degli esteri hanno recentemente visitato la zona senza scorte militari, e Timmermans non accettava le nuove condizioni per evitare di creare un precedente.

Olanda, sei grande tra gli attivisti qui. Aggiungo, un alfiere dei diritti umani, difensore delle Convenzioni di Ginevra. Solo pochi giorni dopo, leggiamo che la società idrica olandese Viten ha concluso una partnership con la società idrica israeliana Mekorot. Anche nel viaggio di Rutte c’era il ministro olandese del Commercio Lilianne Ploumen, la cui visita a Mekorot è stata bruscamente annullata dagli israeliani. Forse perché i media olandesi avevano rivelato che la stessa società sta negando l’acqua ai palestinesi , chissà.

Olanda, una luce nelle tenebre, e le altre nazioni potrebbero seguire quella luce. Si dimostra che c’è uno spazio politico di manovra per portare un cambiamento. E adesso anche la Romania nega ai suoi cittadini la possibilità di lavoro negli insediamenti israeliani nei territori occupati nel 1967. La salvezza è vicina, si può smettere di gridare ora, e presto non ci sarà più bisogno di tenere le mani sopra le crepe.

Ma inganniamo noi stessi, o forse abbiamo bisogno di farlo per non essere abbattuto. Infatti, mentre ci concentriamo su una buona notizia, abbiamo chiuso gli occh , almeno temporaneamente, a quelle cattive, molto più abbondanti, e di natura più seria. Come troviamo che il Regno Unito studia un nuovo tipo di drone con Israele, e  l’Italia amplia la sua collaborazione su più livelli con la potenza occupante di cui sopra, e i membri della Knesset hanno già iniziato congratulandosi a vicenda per i colloqui di pace che non sembrano portare da nessuna parte … la lista si allunga ogni giorno. E quando usciamo per le strade della Palestina, vediamo che nulla è migliorato. Le persone normali sanno forse che l’Olanda si è mossa per loro? Reagiscono forse come noi alla notizia?

La gente qui è indurita. Credono in un cambiamento solo quando lo vedono. Hanno avuto abbastanza vuote promesse da smettere di sognare. Ed è per questo che omaggiano ogni palestinese che torna da una prigione israeliana, non importa quello che lui o lei ha fatto – resistenza armata, attività, o solo essere nel posto sbagliato al momento sbagliato – perché questa persona ha cercato, in modo concreto, di cambiare la situazione. Questo è tutto ciò che conta, dopo il tradimento di tutti quelli che ci camminano sopra, senza darsi un pensiero per le crepe che freneticamente tentiamo di sigillare. Sono in procinto di annegare più a valle della diga. E noi continuiamo a gridare aiuto.

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