Fonte: http://www.assawra.info/spip.php?article5678 (estratto)
Nella città occupata di Al Quds, la politica dell’apartheid condotta dall ‘occupante è stata chiaramente svelata con la tempesta di freddo che si è abbattuta sulla regione.
Se la striscia di Gaza è stata inondata dalle piogge torrenziali e dagli scarichi provenienti dalle colonie situate nella regione del Naqab, nella città di Al Quds la pratica coloniale e razzista dell’occupante ha raggiunto il suo culmine in questa ondata di freddo. Le strade nella parte est della città e soprattutto quelle dove non ci sono coloni, non sono state spazzate dai mezzi comunali: la neve è rimasta per giorni interi, bloccando ogni possibilità di circolazione alla popolazione maqdisia (abitanti di Al Quds). In seguito a questo, la neve è diventata ghiaccio nelle parti della città dove i colono sono rari, e sono anche successi parecchi incidenti. Inoltre l’amministrazione comunale sionista ha rifiutato di rispondere alle richieste della popolazione maqdisia che chiedeva il ripristino della corrente elettrica, visto che preferivano alimentare i soli quartieri dei coloni, nella parte della città occupata nel ’48 e nelle colonie costruite dopo il 1967.
Secondo i giornalisti della città, i Palestinesi sono rimasti vittima di una discriminazione esasperata in quei giorni di bufera, pagando il prezzo della loro volontà di restare nella loro città. Considerati residenti ma non cittadini “israeliani”, i Maqdisi, non sono stati presi in considerazione durante l’ondata di freddo. La loro presenza in città è stata semplicemente ignorata. È attraverso la loro solidarietà e la loro appartenenza nazionale che i più poveri tra loro sono stati aiutati, con squadre di volontari palestinesi che sono riusciti a salvare decine di famiglie che altrimenti sarebbero morte di freddo. Dopo la tempesta, sono i Palestinesi che hanno sgomberato dalla neve le scuole, e non i servizi comunali dell’occupante.
Le piogge torrenziali e la neve cadute sulla città, hanno messo in luce tutti i danni causati dagli scavi e dai tunnel fatti dall’occupante, soprattuttoa Silwan.
Distruzione del tessuto sociale maqdisi: l’occupante conduce una guerra multidimensionale contro la popolazione palestinese della città. Una di queste dimensioni riguarda l’unità islamo-cristiana, che l’occupante mira a distruggere, cercando di coinvolgere dei cristiani palestinesi nel suo “servizio civile” presso le istituzioni. Dopo l’occupazione del ’48, tocca ora alla popolazione maqdisi we alla sua minoranza cristiana di essere vittima della politica coloniale sionista.
Assassinio di un bambino:
Un colono ebreo estremista ha investito, sabato 21, un bambino di 14 anni, uccidendolo sul colpo.
L’occupazione ha prolungato il divieto di entrare in città a Sheikh Raed Salah, una delle principali figure della resistenza.
La guerra dell’occupante contro l’educazione:
Uno studio recente sottolinea la polotica razzista e disciminatoria dell’occupazione contro la popolazione maqdisia. Non solo centinaia di studenti sono obbligati a passare dei check point per recarsi a scuola, ogni giorno, ma l’occupante rifiuta la costruzione di nuove aule, o il rinnovo di quelle esistenti: demolisce quelle costruite, multa le scuole che provvedono per gli studenti. L’esempio più eclatante di demolizione è quello dei servizi igienici nella scuola di Nabi Samu’il (foto). Risulta che un gran numero di studenti non può nemmeno iscriversi a scuola.
14.000 maqdisi hanno perso la loro carta di residenza dal 1967.
