Manifestazione pacifica nella Valle del Giordano finisce con una deportazione ed un’arresto

20 Gennaio 2014 | International Solidarity Movement | Palestina Occupata

Sabato 20 gennaio durante una manifestazione pacifica nella Valle del Giordano Ahmad Walid Atatreh, attivista palestinese di 19 anni, e Sven W, attivista tedesco di 24 anni che attualmente vive in Svizzera, sono stati arrestati e pestati dopo un corteo svoltosi a Jiftlik Adam Junction. Ahmad studia diritto all’università Al-Quds di Gerusalemme.

La manifestazione a Jiftlik era stata organizzata in protesta contro una proposta di legge approvata di recente dalla Knesset per l’annessione della Valle del Giordano all’attuale stato di Israele. Mentre il governo israeliano dichiara che questa decisone è stata presa unicamente per ragioni di sicurezza, il grande numero di insediamenti agricoli illegali e la negazione dei diritto all’acqua dei palestinesi dimostrano che i motivi di questa scelta sono principalmente di natura economica.

Quasi 95% della Valle del Giordano si trova in Area C, sotto il pieno controllo civile e militare israeliano. I pastori beduini palestinesi subiscono in continuazione demolizioni delle proprie case e dei rifugi per i loro animali, e i serbatoi per l’acqua vengono spesso confiscati. Una grossa parte del territorio è destinata a delle esercitazioni militari, aree denominate “firing zone”, e gli abitanti spesso vengono rimossi di forza per lo svolgimento di queste esercitazioni.

Circa 60 persone si sono recate nella Valle del Giordano e hanno iniziato la protesta tenendo striscioni e lanciando slogan contro l’occupazione israeliana della Palestina. Quando la manifestazione è finita, le forze israeliane hanno invaso l’area e hanno iniziato ad arrestare i manifestanti palestinesi. Sven W e un attivista inglese sono riusciti a fermare l’arresto di un giovane palestinese e sono stati entrambi arrestati dall’esercito israeliano.

Un soldato israeliano ha buttato a terra violentemente i due attivisti che sono poi stati ammanettati. L’attivista inglese è riuscito a sfuggire al fermo mentre Sven è stato bendato e costretto ad inginocchiarsi per terra.

Un soldato israeliano ha spinto apposta la faccia di Sven in una pozzanghera di acqua sporca prima di portarlo dietro una jeep militare e prenderlo a calci sulle costole ripetutamente. Anche Ahmad dopo essere stato arrestato è stato pestato riportando ferite al ginocchio. L’attivista inglese ha ricevuto un trattamento simile prima di riuscire ad evadere.

Durante gli arresti, i soldati israeliani hanno sparato proiettili veri in aria, e in molte occasioni hanno puntato le loro armi in faccia ai manifestanti. Sven e Ahmad sono stati bendati per 3 ore e portati in una base militare israeliana. Mentre erano bendati, i soldati israeliani hanno tentato di intimidirli e spaventarli puntandogli i fucili in faccia. Alla base militare a Sven è stato detto che era un “terrorista” e di essere stato arrestato per aver “lanciato delle pietre”.

Sven è un attivista non violento, e durante questa manifestazione in particolare non si sono verificati lanci di pietre.

Entrambi gli attivisti sono stati portati in una stanza “medica” della base militare dove sono state rimosse le bende dagli occhi ma sono rimasti ammanettati. Sven ha detto ai soldati israeliani di aver mal di testa per non aver potuto vedere per così tanto tempo, e anche che le sue costole erano doloranti a causa del pestaggio subito dopo l’arresto. Secondo quanto riportato da Sven i soldati hanno preso nota di queste informazioni ma non hanno fatto nulla per assisterlo.

Durante il tempo passato nella stanza medica, diversi soldati israeliani sono entrati nel locale scattando fotografie di Sven e Ahmad con i loro cellulari.

In seguito, Ahmad e Sven sono stati nuovamente bendati e trasferiti in una stazione di polizia nell’insediamento illegale di Ariel, e a nessuno dei due attivisti sono state comunicate delle informazioni su dove erano diretti o è stato permesso di contattare un rappresentante legale. Durante il tragitto le forze israeliane hanno fermato l’auto, hanno stretto la benda che Ahmad aveva sugli occhi e hanno rubato una macchina fotografica dallo zaino di Sven, usandola per fare delle foto ai due attivisti bendati.

Quando sono arrivati ad Ariel, a Sven sono state comunicate le tre accuse rivolte contro di lui: aggressione di un soldato israeliano, tentato furto di un’arma di un soldato e blocco dell’autostrada e quindi “messa in pericolo” di vite umane (anche se in nessun momento qualcuno ha bloccato l’autostrada principale, gli attivisti erano riuniti al bordo della strada). Le stesse accuse sono state rivolte a Ahmad e per entrambi gli attivisti sono inventate di sana pianta.

Sven e Ahmad hanno passato la notte nella stazione di polizia di Ariel assieme ad altri 5 prigionieri palestinesi. La luce è rimasta accesa tutta la notte e i soldati hanno continuato ad entrare nelle celle, facendo in modo che nessuno dei prigionieri riuscisse a dormire. Ad un certo momento, Sven è stato svegliato da un agente di polizia che gli ha detto che avrebbe avuto un’udienza il mattino seguente.

Secondo la legge israeliana gli internazionali devono essere portati in tribunale entro 24 ore. La mattina del 19 gennaio, Sven ha chiesto a più riprese quando sarebbe stato trasferito per la sua udienza ma è stato ignorato dalla polizia israeliana. A questo punto né Sven né Ahmad avevano ancora ricevuto il permesso di contattare un rappresentante legale. Anche Ahmad ha chiesto di parlare con il suo avvocato ma gli è stato detto che a meno di non dare informazioni sulla manifestazione non avrebbe potuto contattare nessuno.

Alle 5 di sera, Sven è stato trasferito dalla stazione di polizia di Ariel ad un terminal dell’aeroporto Ben Gurion. Non è mai stato portato davanti ad un giudice e gli è stato chiesto di firmare un pezzo di carta in cui dichiarava di essere d’accordo di essere deportato in Germania, anche se da 4 anni vive in Svizzera.

Sven si è rifiutato di firmare a meno di non poter parlare con un rappresentante legale. Finalmente, gli è stato permesso di fare una chiamata, ma non è riuscito a contattare il suo avvocato e quindi si è rifiutato di firmare il documento. Sven è stato trasferito in un carcere a Ramle, vicino a Tel Aviv, dove si trova attualmente. Ci si aspetta che venga deportato giovedì.

Quando Sven ha lasciato l’insediamento illegale di Ariel, Ahmad era ancora imprigionato. Ahmad è stato trasferito alla prigione di Hadarim a Netanya e dovrebbe comparire davanti al tribunale di Salem nei prossimi giorni. Ma non ha ancora potuto contattare il proprio avvocato, e la prima volta che Ahmad potrà parlargli sarà quando verrà portato davanti al giudice.

Quando verrà deportato questa settimana, Sven sarà il terzo attivista internazionale ad essere arrestato e deportato in meno di due settimane. Vincent Mainville e Fabio Theodule sono stati arrestati l’8 gennaio e deportati una settimana dopo. Un tribunale israeliano di Gerusalemme ha dichiarato il loro arresto illegale, anche se questo non ha impedito il loro trasferimento in un centro di detenzione per migranti.

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