23 Gennaio 2014 / Fonte: Samidoun Palestinian Prisoners Solidarity Network
Di seguito riportiamo gli aggiornamenti pubblicati nelle ultime settimane
sul sito di supporto ai prigionieri palestinesi Samidoun.
(http://samidoun.ca)
– Situazione sempre più tesa nel carcere di Ramon
Secondo quanto riportato l”11 gennaio dall’avvocato palestinese Rami
al-Alami, la situazione nel carcere di Ramon sarebbe «potenzialmente
esplosiva». L’amministrazione del carcere continua a fare irruzione nelle
celle per ispezionarle, dopo che i prigionieri hanno scoperto delle
telecamere di sorveglianza nascoste nei muri delle celle.

Al-Alami ha affermato che questa è la terza settimana consecutiva di
trattamenti brutali dei prigionieri e di perquisizioni moleste con uso di
cani e tentativi di umiliazione dei detenuti.
Al-Alami ha riportato che il prigioniero politico palestinese Shukri Abdul
Salam ha raccontato che durante le perquisizioni sono state rotte le
apparecchiature elettriche, dei prigionieri sono stati isolati nelle
sezioni, si sono svolte delle perquisizioni integrali e i detenuti sono
stati ammanettati, facendo scoppiare degli scontri.
Un rappresentante dei prigionieri, Jamal Rajoub, è stato isolato e diversi
prigionieri sono rimasti feriti. Abdul Salam ha affermato che la
situazione potrebbe esplodere da un momento all’altro se l’amministrazione
carceraria continua ad agire in questo modo.
Abdul Salam ha detto che sabato 18 gennaio i prigionieri hanno iniziato
uno sciopero della fame graduale e che sono state spedite 49 «lamentele»
da parte dei prigionieri per le aggressioni e la distruzione di effetti
personali.
Nel carcere di Ofer invece, il 9 gennaio delle unità israeliane hanno
fatto irruzione nelle sezioni dei prigionieri palestinesi, secondo quanto
riportato da Mohammed Abed della Solidarity Foundation for Human Rights,
che ha visitato i prigionieri di Ofer.
Abed ha raccontato che nell’ambito di un’intensa ondata di perquisizioni
con il pretesto di cercare dei telefoni cellulari tra i detenuti
palestinesi le guardie carcerarie hanno confiscato e distrutto gli effetti
personali dei prigionieri, incluse le apparecchiature elettriche. Abed ha
affermato che queste perquisizioni stanno andando avanti e che i
prigionieri politici palestinesi di Ofer sono preoccupati per
l’eventualità di altri attacchi nei prossimi giorni.
Il 10 gennaio, i prigionieri palestinesi di Gilboa hanno annunciato che si
mobiliteranno per dare solidarietà ai prigionieri del carcere di Ramon a
seguito dei recenti attacchi. Inoltre, i prigionieri di Gilboa hanno
donato 500 shekel delle loro paghe per supportare una campagna di aiuti
per i rifugiati palestinesi del campo di Yarmouk, in Siria.
Fonte: http://samidoun.ca/2014/01/3573/

– I detenuti amministrativi boicottano i tribunali militari
I detenuti amministrativi palestinesi nelle carceri israeliane hanno
rifiutato una proposta delle autorità penitenziarie dell’occupazione che
ha chiesto loro di allentare le proteste contro la loro detenzione senza
accusa né processo, secondo quanto riportato dalla Palestinian Prisoners
Society.
Degli ufficiali delle prigioni hanno incontrato un gruppo di detenuti
amministrativi, dicendo che le loro richieste erano state inoltrate ai
servizi di sicurezza e che presto sarebbero arrivate delle risposte; hanno
quindi chiesto ai prigionieri amministrativi palestinesi di tornare nei
tribunali, che al momento stanno boicottando, e di non incrementare le
proteste, ha spiegato Jawad Boulos, a capo della sezione legale del PPS.
I detenuti hanno rifiutato questa proposta, facendo notare che le autorit�
carcerarie stanno già posticipando da mesi le riposte alle loro richieste,
e che continueranno a boicottare i tribunali militari e la Corte Suprema
Israeliana passando alle fasi successive della protesta per creare
un’escalation.
Boulos ha affermato che il numero di detenuti amministrativi che si
rifiuta di recarsi in tribunale è aumentato, facendo sapere che lunedì
Sami Husseini Ibrahim ha boicottato un’udienza della Corte Suprema, come
pure Akram al-Fassisi.
I detenuti amministrativi sono imprigionati senza accusa né processo sulla
base di prove di «sicurezza», per periodi di sei mesi, rinnovabili
all’infinito. In pratica, la detenzione amministrativa è usata per
imprigionare in modo arbitrario i palestinesi senza nemmeno gli standard
minimi dei tribunali militari, che per i palestinesi hanno un tasso di
condanna del 99,74%.
Fonte:
http://samidoun.ca/2014/01/administrative-detainees-boycott-military-courts/
– I prigionieri politici palestinesi resistono all’occupazione, e alla
malattia
I prigionieri politici palestinesi affetti da malattie gravi continuano a
resistere e lottare nonostante la gravità delle loro condizioni di salute,
secondo quanto riportato da un avvocato palestinese e da alcune
organizzazioni per i diritti umani. Di seguito alcuni casi:
Ibrahim Bitar, un prigioniero politico palestinese di Khan Younis a Gaza,
negli ultimi giorni ha subito un grave deterioramento delle sue condizioni
mediche. Gli sono stati diagnosticati dei disordini del sangue e i dottori
della clinica della prigione di Ramle gli hanno detto che ha la leucemia.
Bitar ha perso oltre 27 chili, passando da 75 kg a 48 kg. Soffre di dolori
acuti e sta sanguinando a seguito della rimozione di un tumore dalla
schiena.

Murad Abu Maliq continua a soffrire di gravi infezioni intestinali e 60%
del suo intestino crasso è stato rimosso durante un intervento chirurgico
all’ospedale Assaf Harofe e gli è stato detto che altre parti del suo
intestino verranno rimosse in altri interventi chirurgici futuri. Ha perso
10 kg.
Yousry al-Masri, incarcerato nel carcere di Eshel e affetto da un cancro
alla tiroide, sta lottando per far entrare in carcere un medico privato ed
farsi visitato da lui, perchè dice di non fidarsi dei medici del carcere
che gli anno diagnosticato il cancro solo dopo due anni di lamentele.
Moatassem Raddad, 31 anni, soffre di un cancro al colon e ha bisogno
urgentemente di un intervento chirurgico. Una richiesta per il suo
rilascio era stata inoltrata ad tribunale militare il 9 gennaio, ma il
comitato che si occupa del caso ha posticipato la presa di una decisione.
Moatassem Raddad, che soffre di un cancro all’intestino, dovrà subire un
intervento chirurgico per rimuovere l’intestino, che verrà sostituito da
un alternativa artificiale. L’operazione si svolgerà in tre fasi e per
essere completata durerà dai tre ai sei mesi.
La famiglia di Raddad ha sottolineato che da lungo tempo egli necessitava
di questo intervento, ma che le autorità carcerarie lo hanno posticipato.
La Mohja Foundation e la famiglia di Raddad hanno dichiarato che il
servizio delle prigioni israeliano è responsabile delle condizioni di
salute di Raddad e del loro grave peggioramento negli ultimi anni, e hanno
denunciato «la politica razzista di negligenze nelle cure mediche» quale
«lenta uccisione» dei prigionieri palestinesi.
Alaa al-Hams ha iniziato uno sciopero della fame il 6 gennaio. Soffre di
tubercolosi e di un tumore ai linfonodi, e sta lottando per ricevere
immediatamente un trattamento. Ha affermato che le autorità carcerarie non
gli stanno fornendo i trattamenti necessari e che lo stanno uccidendo
lentamente mediante la negligenza nelle cure mediche.
Thaer Halahleh, un ex scioperante della fame che è stato riarrestato
nell’aprile del 2013 soffre di epatite C, contratta durante un’operazione
dentistica svolta con strumenti non sterilizzati nel carcere di Askelon.
Ha lanciato uno sciopero della fame e delle medicine, dicendo che non ha
ricevuto quasi nessuna cura per il peggioramento delle sue condizioni di
salute.
L’ex prigioniero Naim Shawamreh è stato trasferito in Giordania il 6
gennaio per ulteriori cure mediche. Soffre di distrofia muscolare ed è
stato rilasciato nell’ultimo rilascio di 26 prigionieri, incluso nella
lista a causa delle sue gravi condizioni di salute
Fonti:
http://samidoun.ca/2014/01/palestinian-political-prisoners-confront-occupation-and-illness/
http://samidoun.ca/2014/01/moatassem-raddad-facing-surgery-as-palestinian-sick-prisoners-struggle-behind-bars/
– Freedom Weeks: per la libertà dei prigionieri palestinesi, fine del
coordinamento sulla sicurezza dell’Autorità Palestinese – 15-30 gennaio
2014
Libertà per Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri politici palestinesi!
Fermiamo il coordinamento della sicurezza tra l’Autorità Palestinese e
Israele!
Dal 15 al 30 gennaio 2014, fai sentire la tua voce per la libertà! A 12
anni del sequestro di Ahmad Sa’adat da parte dei servizi di sicurezza
dell’Autorità Palestinese, prendi parte alle Freedom Weeks.
Organizza dei presidi, delle manifestazioni, dei tavoli informativi, o
delle iniziative di sensibilizzazione nella tua zona a favore della
liberazione dei prigionieri politici palestinesi e per fermare la
cooperazione in materia di sicurezza tra l’Autorità Palestinese e la
potenza occupante Israele!
Il 15 gennaio 2002, Ahmad Sa’adat, leader palestinese e Segretario
Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, è stato
sequestrato dai servizi di sicurezza dell’Autorità Palestinese a Ramallah,
raggiungendo diversi suoi compagni già arrestati dall’Autorit�
Palestinese.
Catturati a seguito di pressioni delle forze di occupazione israeliane,
Sa’adat e i suoi compagni sono stati incarcerati per oltre quattro anni
nella prigione dell’Autorità Palestinese di Jericho, sotto il controllo di
guardie statunitensi e inglesi.
Durante tutto quel periodo, Sa’adat non è stato accusato di nulla e
persino l’Alta Corte dell’Autorità Palestinese ha ordinato il suo
rilascio. Ma il volere di Israele, degli Stati Uniti e dell’Inghilterra ha
mantenuto lui ed i suoi compagni dietro le sbarre nel carcere
dell’Autorità Palestinese, fino a quando, il 14 marzo 2006, il carcere è
stato attaccato da Israele ed i palestinesi incarcerati al suo interno
sono stati sequestrati dall’esercito israeliano.
L’imprigionamento di Ahamd Sa’adat e dei suoi compagni rappresenta solo la
punta dell’iceberg per i palestinesi che devono affrontare la cooperazione
in materia di sicurezza dell’Autorità Palestinese con Israele nella West
Bank. L’intelligence e i servizi di «sicurezza preventiva» dell’Autorit�
Palestinese arrestano, interrogano e imprigionano centinaia di
palestinesi, prendendo di mira la resistenza palestinese negli interessi
di «sicurezza» dello stato di occupazione israeliano, e contro gli
interessi del popolo palestinese.
Gli Stati Uniti, il Canada e l’Unione Europea sono implicati direttamente
nel coordinamento della sicurezza, con la fornitura di milioni di dollari
e di addestramento per fare in modo che esso continui.
Nelle carceri di occupazione israeliane sono presenti oltre 5000
prigionieri politici palestinesi, compresi uomini, donne, bambini,
anziani, pazienti in condizioni di salute critiche, parlamentari,
studenti, lavoratori e leader politici e di comunità della West Bank, di
Gaza e della Palestina occupata del ’48.
Alcuni prigionieri soffrono di malattie gravi, e devono far fronte a
negligenze nella cure mediche, maltrattamenti ed abusi. Ogni giorno, i
palestinesi devono far fronte alla minaccia di operazioni repressive di
arresti e sequestri da parte delle forze militari israeliane, alla tortura
e agli abusi durante gli interrogatori, alla carcerazione per accuse quali
l’appartenenza ad un partito politico palestinese o l’ «incitamento»
contro le forze di occupazione, oppure ad arresti arbitrari mediante la
detenzione amministrativa.
In molte occasioni, dei palestinesi che erano stati dapprima imprigionati
nelle carceri israeliane, in un secondo tempo sono stati interrogati e
imprigionati dalle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese, spesso
poco dopo il loro rilascio; mentre dei palestinesi rilasciati dalle
carceri dell’Autorità Palestinese appena tornati a casa sono stati
arrestati dalle forze israeliane. Questa politica della «porta girevole» è
stata usata ripetutamente per sopprimere l’organizzazione palestinese e
per limitare l’impatto dei prigionieri rilasciati sulle proprie comunità.
Nel frattempo, personalità ufficiali come Ehud Barak e Yuval Diskin,
mentre continuavano a espandere gli insediamenti, a demolire case e ad
assediare Gaza, hanno lodato il coordinamento con l’Autorità Palestinese
nel proteggere la sicurezza dell’occupazione.
12 anni dopo il sequestro di Ahmad Sa’adat da parte delle forze
dell’Autorità Palestinese, unisciti alle proteste: Fermiamo il
coordinamento per la sicurezza! Libertà per tutti i prigionieri politici
palestinesi!
Materiali per le Freedom Weeks disponibili a questo link:
http://freeahmadsaadat.org/resources/
Campaign to Free Ahmad Sa’adat
http://freeahmadsaadat.org
info@freeahmadsaadat.org
Twitter: @FreeAhmadSaadat
– Detenzione del prigioniero politico palestinese Zaher Shishtary prolungata
L’8 gennaio i tribunali militari di occupazione hanno prolungato l’arresto
e la detenzione di Zaher Shishtary, coordinatore del comitato delle
fazioni palestinesi a Nablus e portavoce del Fronte Popolare per la
Liberazione della Palestina. Shishstary era stato arrestato il 4 ottobre
2013, quando le forze di occupazione avevano fatto irruzione in case e
uffici nell’area di Nablus.
L’attivista palestinese Myassar Atyani ha riportato che il tribunale
militare di Salem ha prolungato la sua detenzione fino alla prossima
udienza che si svolgerà il 5 febbraio. E’ detenuto nel carcere di Megiddo.
Fonte:
http://samidoun.ca/2014/01/detention-of-palestinian-political-prisoner-zaher-shishtary-extended/
– Prolungata la detenzione amministrativa di Ayman al-Tabeesh, in
violazione degli accordi dello sciopero della fame
Ayman Al-Tabeesh, che nel 2013 aveva fatto uno sciopero della fame durato
104 giorni per protestare contro la sua detenzione amministrativa, si è
visto rinnovare la detenzione di altri tre mesi.
Al-Tabeesh è originario di Dura, vicino a al-Khalil. Aveva lanciato il suo
sciopero della fame il 23 maggio 2013, in protesta contro la sua
detenzione senza accusa né processo. Il 4 settembre, ha terminato il suo
sciopero con un accordo scritto secondo cui la sua detenzione
amministrativa non sarebbe stata rinnovata.
Il Palestinian Center for Prisoners Studies ha riportato che le autorit�
di occupazione non hanno rispettato l’accordo scritto e hanno emanato un
nuovo ordine di detenzione amministrativa.
Al-Tabeesch, 33 anni, era stato arrestato dalle forze di occupazione il 9
maggio 2013. In precedenza, era stato nelle carcere di occupazione per 11
anni, compresi 3 anni in detenzione amministrativa, dal 2009 al 2012.
Mohammad Al-Tabeesh, suo fratello, è incarcerato nella prigione di Ofer.
– Imad Batran, ex prigioniero e scioperante della fame, arrestato di nuovo
dalle forze di occupazione.
L’ex prigioniero palestinese Imad Batran, che prima di essere rilasciato
il 14 novembre scorso aveva portato avanti uno sciopero della fame per
protestare contro la detenzione amministrativa, è stato nuovamente
arrestato il 12 gennaio 2014.
Secondo il Palestine Center for Prisoners Studies, delle forze
dell’esercito hanno fatto irruzione nella sua casa nel villaggio di Ethna,
vicino a Khalil, lo hanno pestato e portato direttamente al carcere di
Ashkelon.
Amina Tawil ha affermato che una settimana prima degli ufficiali
dell’intelligence avevano minacciato di riarrestare Batran quando era
stato chiamato per un interrogatorio dalle forze di occupazione; ha
spiegato che Batran aveva detto a sua moglie che se fosse stato
riarrestato e rimesso in detenzione amministrativa, avrebbe iniziato uno
sciopero della fame.
Batran, prima del suo rilascio nel novembre scorso, era stato detenuto per
due anni senza accuse né processo. Aveva cessato il suo sciopero della
fame quando le autorità di occupazione avevano promesso di non rinnovare
la sua detenzione. Anche i suoi fratelli sono rinchiusi nelle carceri
israeliane: Tareq sta scontando una pena di carcere a vita; suo fratello
Mohammed è anche lui un detenuto amministrativo nel carcere di Ashkelon.
Fonte:
http://samidoun.ca/2014/01/former-hunger-striker-imad-batran-seized-again-by-occupation-forces/