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Martedì 11 febbraio, in due episodi diversi, tre pescatori palestinesi sono stati arrestati e le forze di occupazione hanno confiscato le loro barche e gli attrezzi, nonostante fossero ben entro il limite concesso da Israele e non potessero essere considerati una minaccia per la sicurezza dello Stato di Israele, i suoi civili o il suo esercito.
Mohamed Sleeby, 42 anni, era partito la mattina presto dalla spiaggia di Shati, a nord di Gaza City, con il suo hasaka, insieme al figlio Ahmed, 16 anni.
Quello di Mohamed è un hasaka senza motore, quattro metri di lunghezza, e può pescare solo lungo la costa. Mentre tiravano su le reti, a circa mezzo miglio nautico dalla costa, le motovedette israeliane si sono avvicinate. Quando hanno iniziato a sparare, altri pescherecci palestinesi nelle vicinanze sono fuggiti.
“E’ stato come un film dell’orrore”, dice Mohamed. “Ho chiuso gli occhi e quando li ho riaperti, loro erano là, di fronte all’hasaka, con le pistole puntate e i volti coperti. Hanno sparato in acqua, proprio vicino a noi e ci hanno ordinato di spogliarci e nuotare uno alla volta verso di loro. E’ stato umiliante trovarsi completamente nudo di fronte a loro, spogliato di tutta l’umanità, con mio figlio al mio fianco. Ma non ho osato disobbedire.”
Nonostante la paura, Mohamed ha chiesto che suo figlio fosse risparmiato.
I soldati gli hanno gridato di tacere. Hanno sparato vicino a suo figlio, nonostante tenesse le mani in alto, in attesa del suo turno di entrare nell’acqua gelida. Una volta tirati sulla motovedetta, sono stati dati loro dei vestiti e sono stati incappucciati.
Sono stati portati su di una imbarcazione militare più grande, fuori dalla zona consentita da Israele ai pescatori palestinesi. Nonostante mani e piedi legati, sono stati anche obbligati a restare in ginocchio.
A bordo c’era un altro palestinese, Fadel Al-Sultan, 25 anni. Arrestato anche lui quella mattina, prima di loro. Il suo piccolo hasaka senza motore, sequestrato a meno di mezzo miglio dalla costa.
Ad Ashdod, sono stati sottoposti a controlli sanitari, fotografati con i documenti dei loro risultati e i loro dettagli personali, accusati di essere stati trovati fuori dal limite permesso.
Fadel, che era già stato precedentemente arrestato altre due volte mentre pescava, è stato minacciato di essere spedito direttamente in prigione senza processo se verrà preso di nuovo.
Come per le precedenti detenzioni dei pescatori palestinesi, gli interrogatori si sono concentrati sulla raccolta di informazioni sugli edifici governativi di Gaza e il loro personale, su possibili contatti con ribelli e sui loro contatti personali.
A differenza della precedenti detenzioni, è stato anche chiesto loro dove si trovassero eventuali allevamenti di pesce a terra.
Più tardi sono stati trasportati ad Erez, dove è iniziato un nuovo interrogatorio per Mohamed Sleeby.
Con un apposito rilevatore hanno controllato se sulla sua pelle vi fossero tracce di esplosivo che lasciassero supporre facesse parte della resistenza.
Hanno anche cercato di recrutarlo nell’intelligence israeliana.
“Lui [colui che interrogava] sapeva tutto di me,” ha dichiarato Mohamed. “Sapeva che non ho pagato le tasse dell’elettricità. Si è offerto di pagarle, ha promesso che mi avrebbe fatto avere indietro il mio hasaka e le mie reti, ed ha aggiunto che avrei avuto anche un po ‘di soldi. Mi ha detto che non dovevo temere, che ero in buone mani e che nessuno, tranne me, lui e Dio avrebbe saputo nulla di tutto questo; mi diceva che dovevo pensare alla mia famiglia e di non perdere quell’occasione. Ma non posso fare questo ai miei fratelli e vicini. Mi ha detto di pensarci e che mi avrebbe contattato per telefono…e come può farlo? Il mio telefono è con i miei vestiti nell’hasaka che hanno sequestrato. No…preferirei morire di fame che aiutare quelli che ci costringono alla povertà “.
Le risposte di Mohamed Sleeby e Fadel Al-Sultan sul perchè l’esercito israeilano attacchi i pescatori così vicino alla costa, anche se essi non costituiscono alcuna minaccia allo Stato di Israele ed ai suoi cittadini, coincidono: “vogliono renderci la vita sempre più difficile”-dicono-“per impedirci di sostentarci”.
Fadel aggiunge che per ottenere un pescato migliore avrebbero bisogno di raggiungere le 7-8 miglia nautiche, ma ciò è impossibile poiché Israele li limita entro le sei miglia.
Ma anche tale limite è irrilevante, dato che i pescatori finora sono stati attaccati all’interno di tale limite e che tutti loro devono lottare per un pescato minimo lungo la costa, vicino alla riva.
Quelli che escono per pescare ora competono con barche più grandi, obbligate con la forza a restare vicino alla costa.
Nel solo mese di Gennaio, sono stati effettuati 13 attacchi contro i pescatori palestinesi da parte dell’esercito israeliano. Una volta la forza occupante ha dichiarato il limite a sei miglia, un’altra volta a tre miglia, ma ha costantemente attaccato abbondantemente all’interno delle tre miglia nautiche dalla costa.
Sia gli attacchi che i limiti sono una violazione del Diritto Internazionale.

