Demolizioni, ordini di sgombero e progetto di un nuovo stabilimento di SodaStream minacciano le comunità beduine palestinesi a Gerusalemme Est e nel Naqab

24 Febbraio / Fonti: Ma’an News Agency e The Electronic Intifada

Domenica 23 febbraio le forze israeliane e l’amministrazione civile israeliana hanno consegnato degli ordini di demolizione a 40 famiglie palestinesi di Gerusalemme Est.

I beduini di Jahalin sono già stati spostati con la forza per fare posto a stabilimenti Soda stream in WB

Il portavoce del Comitato Popolare Hani Halabiya ha detto a Ma’an che gli agenti dell’amministrazione civile hanno consegnato gli ordini a delle famiglie nei quartieri di Jabal al-Baba e al-Ezariya.

La maggior parte delle famiglie vive in strutture di ferro e tende, e dovrà lasciare le proprie abitazioni entro il 3 di marzo.

Circa 300 beduini palestinesi Jahalin vivono in 22 case in ferro, legno, e assi sottili, oppure in tende, ha spiegato Halabiya.

Israele sta tentando di sfollare la comunità di Jabal al-Baba per espandere l’insediamento di Maale Adumim.

La settimana scorsa, dei bulldozer delle forze israeliane hanno distrutto delle strutture in ferro appartenenti alla comunità beduina al-Jahalin ad al-Eizariya, lasciando 55 persone senza casa.

Negli anni ’50, la comunità al-Jahalin è stata sfollata con la forza dalle sue terre ancestrali nel deserto del Negev e reinsediata a est di Gerusalemme.

Le forze israeliane hanno sfollato parti della comunità negli anni 1990 per far posto all’insediamento di Maale Adumim.

– Progetto di un nuovo nuovo stabilimento di Soda Stream e Piano Prawer

Secondo un articolo di Andrew Beale pubblicato da The Electronic Intifada il 20 febbraio 2014, la compagnia israeliana SodaStream ha in progetto la costruzione di un nuovo stabilimento all’interno dell’odierno Israele. Attualmente SodaStream possiede già uno stabilimento nella zona industriale di Mishor Adumim, zona industriale dell’insediamento di Maale Adumim, nella West Bank occupata.

Soda Stream ha presentato la sua decisione di costruire il nuovo stabilimento vicino a Rahat, una township per beduini palestinesi in progetto nel deserto del Naqab (Negev), spacciandola come un passo positivo in un’area con un alto tasso di disocuppazione.

In realtà, l’industrializzazione dell’area fa parte di una strategia pianificata almeno dal 1963, quando il generale israeliano Moshe Dayan espose il suo piano per i beduini.

“Dovremmo trasformare i beduini in un nuovo proletariato urbano”, disse Dayan ai tempi.

“Sarà una mossa radicale, che implicherà che il beduino non vivrà più sulla sua terra con il suo gregge, ma diventerà un individuo urbano che torna a casa il pomeriggio e si mette le ciabatte.”

Rahat è stata fondata dal governo israeliano nel 1971, come distretto urbano pianificato per i beduini mentre Israele continuava ad espropriare sempre più terre nel Naqab.

Secondo uno studio dell’ADVA, Center for Information on Equality and Social Justice in Israel, Rahat ed altre municipalità destinate ai beduini hanno il tasso di stanziamenti più basso di tutta Israele e soffrono di gravi mancanze di infrastrutture.

Ma ancora prima della creazione di queste cittadine destinate ai beduini, dalla nascita dello stato sionista, Israele ha da sempre perseguito una politica di massacri e pulizia etnica nel Naqab.

Negli ultimi anni, il tentativo di Israele di strappare i cittadini beduini dal loro stile di vita agricolo tradizionale si è intensificato, attraverso il Piano Prawer, che mira a spostare almeno 40.000 cittadini beduini del Naqab.

Alla fine del 2013, il governo israeliano ha annunciato la sopsensione del Piano Prawer, ma gli attivisti beduini nel Naqab affermano che verrà comunque applicato in una forma modificata.

Il Dr. Thabet Abu Rass, direttore di Adalah, Centro Legale per la Minoranza Araba in Israele, ha affermato che al momento il piano è sotto la direzione del Ministro dell’Agricoltura israeliano Yair Shamir, che non ha rispettato la sua promessa di incontrare i cittadini beduini del Naqab (“Bedouin ‘will be consulted’ over resettlement plan in Negev,” Haaretz, 8 Gennaio 2014).

Abu Rass ha affermato che il ministro “per ora non ha parlato con nessuno dei leader beduini che conosco, rappresentanti dei beduini,” per cui “mi sembra che quello a cui stiamo assistendo sia un sostituzione delle persone in carica ma senza nessun cambiamento della politica di trasferimento.”

Abu Rass ha affermato che Shamir aveva promesso di congelare il piano per un mese, durante il quale avrebbe dovuto incontrare i cittadini del Naqab, ma il ministro israeliano non ha mai visitato i villaggi “non riconosciuti” sotto minaccia di demolizione. Shamir recentemente ha dichiarato sul Jerusalem Post che se il dialogo dovesse fallire, il Prawer Plan verrà attuato “con la forza.” (“Changes will be made to Bedouin resettlement plan before new push,” 8 Gennaio 2014).

Shamir ovviamente non ha mai tentato di iniziare questo dialogo, e il governo israeliano sta procedendo con le sue minacce di violenze. “Stiamo vivendo un momento molto difficile. Ogni giorno si svolgono demolizioni di case e ogni giorno i pastori vengono presi di mira e inseguiti,” spiega Abu Rass.

L’attivista beduino Amir Abo Kweder ha affermato che nonostante la Knesset abbia sospeso temporaneamente il progetto di trasformare il Piano Prawer in legge, poco o nulla è cambiato per quanto riguarda le politiche israeliane di demolizioni di case nel Naqab.

“Ogni giorno e ogni settimana vengono attuati dei piani prawer più piccoli”, ha affermato Amir Abo Kweder.

Durante un tour organizzato per la stampa nel dicembre del 2013, i portavoce del governo israeliano hanno descritto il progetto dello stabilimento di SodaStream nella zona industriale di Lehavim come una soluzione economica per i cittadini beduini di Israele trasferiti con la forza dalle loro terre.

Dopo aver assistito alla presentazione del piano di “aggiustamento” che il governo israeliano ha messo in piedi per la popolazione beduina, al fine di favorire la transizione da uno stile di vita tradizionale agricolo ad una vita in centri urbani, i membri della stampa estera sono stati portati a Lehavim.

Una personalità del governo, Ofer Assaraf, degli Headquarters for Economic and Community Development of the Negev Bedouin, ha dichiarato in un briefing con la stampa che lo stabilimento di SodaStream impiegherà tra i 2300 e i 3000 lavoratori, nonostante alcuni media abbiamo parlato di numeri molto più bassi, circa 700.

Assaraf e altri membri del governo hanno parlato apertamento di collegamenti tra la zona industriale di Lehavim e il Prawer Plan, dicendo ai giornalisti che i beduini sfollati dai villaggi “non riconosciuti” troveranno opportunità di lavoro nelle fabbriche di Lehavim.

L’amministratore delegato di Soda Stream, Daniel Birnbaum, ha affermato che l’azienda ha deciso di aprire una fabbrica nel Naqab aspettandosi di ricevere ingenti sovvenzioni dal governo israeliano.

Birnbaum si è lamentato del fatto che il governo non “ha mantenuto la sua promessa” , secondo quanto affermato dalla rivista d’affari israeliana Globes. (“SodaStream and govt at loggerheads over grants,” 2 Febbraio 2014).

Il supporto israeliano allo stabilimento di SodaStream nel Naqab è la messa in pratica del sogno di Moshe Dayan, con i beduini che vengono rimossi dal loro stile di vita tradizionale e relegati a un lavoro in frabbrica per sostituire l’agricoltura che praticano da generazioni.

Abo Kweder afferma che molte persone nel Naqab sono scettiche riguardo le opportunità di lavoro offerte da SodaStream e altre fabbriche di Lehavim. Se il Piano Prawer verrà attuato, probabilmente molte persone verranno trasferite a Rahat, creando mano d’opera a basso costo per le fabbriche.

In diverse occasioni dei lavoratori palestinesi impiegati nello stabilimento di SodaStream a Mishor Adumim hanno denunciato le loro condizioni di lavoro affermando di essere trattati “come schiavi”, e che l’azienda è caratterizzata da un forte razzismo contro i palestinesi.

Non stupisce quindi che SodaStream sfrutti il Prawer Plan e le politiche di pulizia etnica ai danni dei beduini palestinesi nel Naqab per i propri profitti e quelli dei propri azionisti. Un motivo in più per boicottare questo marchio e far pressione su chi continua a fa affari con esso.

Fonti: http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=676123 http://electronicintifada.net/content/new-sodastream-factory-could-help-destroy-bedouin-agriculture/13182

This entry was posted in info and tagged , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *