3 Maggio 2014 | International Solidarity Movement, Ramallah Team|
Palestina Occupata
http://palsolidarity.org
Ieri, sabato 3 maggio, era la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa,
indetta dalle Nazioni Unite. Nella giornata di ieri, i giornalisti hanno
ricordato, protestato e manifestato in occasione di questa data
commemorata in tutto il mondo dal 1992.
In Palestina, il Sindacato dei Giornalisti Palestinesi (PJS) ha lanciato
una chiamata a manifestare il 3 maggio, e ieri la protesta si è svolta al
checkpoint militare di Beit El.
Circa 70 giornalisti si sono riuniti nella città di Ramallah, dirigendosi
verso il checkpoint di Beit El, prima di lasciare le proprie auto e di
tentare di camminare attraverso il cancello dell’esercito.
I giornalisti, che tenevano in mano unicamente dei cartelli e delle
macchine fotografiche e telecamere, hanno cantato slogan per la
liberazione dall’occupazione israeliana. Si è trattato di una protesta
totalmente non violenta.
All’arrivo dei manifestanti al checkpoint, la polizia di frontiera
israeliana ha chiuso il cancello, e ha chiamato altri soldati sul posto, i
quali hanno iniziato a guardare e filmare i manifestanti con i propri
smart phone privati.
I giornalisti in seguito hanno tentato di aprire il cancello, e la polizia
di frontiera israeliana ha iniziato a lanciare granate assordanti contro i
manifestanti.
Oltre otto granate assordanti sono state lanciate, ed è sembrato che i
soldati colpissero direttamente i manifestanti alle gambe.
Una granata assordante ha colpito un’attivista dell’ISM ad un piede, ma
per fortuna indossava delle scarpe spesse e i jeans, e non ha riportato
ferite.
Il livello dell’aggressione mi ha sorpreso, e l’ho detto ad un giornalista
palestinese, che si è girato verso di me sorridendo.
“Forse non sanno che siamo giornalisti.”
“Scusa?” ho chiesto.
“Se lo sapessero, non ci lancerebbero addosso delle granate assordanti.”
Si è messo a ridere e si è incamminato in direzione del cancello.
Durante la protesta, a diverse riprese i giornalisti hanno tentato di
aprire il cancello, ma ogni volta è stato chiuso repentinamente dalle
forze israeliane. Dopo circa 40 minuti, è sembrato che la manifestazione
stesse per finire ed una grossa parte dei giornalisti ha inziato ad
allontanarsi dal cancello.
A questo punto le forze israeliane hanno inziato a lanciare altre granate
assordanti, circa sei, ed un candelotto di gas lacrimogeno.
Paradossalmente, questa mossa delle forze israeliane ha fatto sì che la
manifestzione si prolungasse, visto che dopo questo attacco i giornalisti
hanno deciso di continuare la protesta per altri 30 minuti.
Dopo la fine della manifestazione, durante la quale non si è verificato
nessun arresto e nessuna ferita, abbiamo avuto l’opportunità di parlare
con Omar Nazzal, un membro del comitato di direzione del PJS.
Omar è attivo come giornalista da 30 anni, e membro del PJS da 18 anni.
Il PJS è stato creato a Gerusalemme nel 1978; originariamente era stato
chiamato “Lega dei Giornalisti Arabi” perchè non era permesso l’uso del
termine “Palestinese” nel titolo. Questo è cambiato nel 1994, e dopo gli
Accordi di Oslo l’organizzazione ha potuto cambiare nome.
Il PJS ha circa 1300 membri, 800 nella West Bank e 500 nella Striscia di
Gaza. Il Sindacato dei Giornalisti Palestinesi è membro dell’Unione dei
Giornalisti Arabi e della Federazione Internazionale dei Giornalisti.
Uno degli aspetti che sta colpendo la professione di giornalista in
Palestina, come avviene in tutto il mondo, è quello della globalizzazione.
Mentre delle compagnie multinazionali acquistano testate e media minori, i
singoli giornalisti perdono il proprio lavoro. Questo fa sì che i
giornalisti sono costretti ad accettare contratti a breve termine,
perdendo i propri diritti, guadagnando meno e con poca o nessuna
assicurazione.
Omar ha spiegato che lavorare come giornalista in Palestina significa far
fronte a molti problemi, e uno di questi, gigantesco, è il trattamento da
parte delle autorità israeliane.
“Non considerano i giornalisti palestinesi dei giornalisti.”
Orribili statistiche confermano questa affermazione.
Dal 2000, circa 300 giornalisti palestinesi sono stati imprigionati, oltre
500 sono stati feriti, e 21 sono stati uccisi dall’esercito israeliano.
Omar racconta: “Certe volte pestano i giornalisti, li arrestano, sparano,
e non abbiamo il permesso di muoverci liberamente.”
Al momento, nelle carceri israeliane ci sono nove giornalisti palestinesi.
Muhammed Muna, uno dei nove giornalisti imprigionati, è un inviato nella
West Bank della Quds Press International News Agency, che ha sede nel
Regno Unito.
E’ stato arrestato nell’agosto del 2013. Muna è stato condannato a sei
mesi di detenzione amministrativa, il che significa che il governo
israeliano può imprigionare una persona a tempo illimitato senza accusa.
All’inizio di quest’anno, la detenzione di Muhammed è stata rinnovata di
altri sei mesi, e non è stata comunicata nessuna data di un futuro
rilascio.
Maggiori informazioni sul caso di Muhammed Muna:
http://www.wan-ifra.org/articles/2014/04/23/muhammad-anwar-muna-palestine-jailed-since-august-2013