26 maggio 2014 |International Solidarity Movement, Nablus team | Kafr ad Dik, Palestina occupata
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Presto ieri mattina, verso le 5, due scavatori erano al lavoro a Daher Sobeh, in cima ad una montagna sul lato est di Kafr ad Dik, un’area in cui ci sono parecchie sorgenti di acqua.
Insieme agli scavatori c’era un nutrito gruppo di coloni degli insediamenti vicini, una tenda con bandiere e 4 jeep militari, con circa 40 soldati. Secondo parecchi testimoni, il furto di terra potrebbe arrivare a 600 dunum (150 ettari).
Quando il primo contadino è arrivato sulla sua terra alle 6, l’area era già stata dichiarata zona militare chiusa. Quando ha chiesto perché c’erano maccninari al lavoro e perché non poteva accedere alla sua terra, gli è stato detto che c’erano “motivi di sicurezza”. Più tardi veniva ammanettato e trattenuto per oltre due ore, quando aveva provato ad accedere al suo terreno.
Nelle ore successive, altri contadini sono arrivati a reclamare, insieme a attivisti internazionali e giornalisti Palestinesi, che documentavano la costruzione. I militari israeliani avrebbero detto che se si continuava a fare foto, gli ulivi della zona sarebbero stati bruciati.
Gli abitanti del villaggio sono rimasti nell’area per circa tre ore, ma solo il sindaco di Kafr ad Dik è stato autorizzato a parlare con l’ufficiale israeliano. Il sindaco ha riferito che i soldati pretendevano di operare soto un ordine militare, ma nessun documento gli è stato presentato. Testimoni internazionali hanno riferito che la “zona militare” era molto arbitraria, permettendo alcuni accessi e altri no.
Questi eventi sono seguiti a quelli del giovedì precedente, quando c’era stato un primo tentativo di prendere la terra. Giovedi 22 maggio, di mattina presto, circa 30 soldati e ufficiali di border police israeliani, insieme a una dozzina di coloni e a uno scavatore, erano entrati nella zona. Ma la gente del paese aveva cominciato a protestare , con la presenza di un centinaio di persone da Kafr ad Dik e altri villaggi, e le forze israeliane si erano ritirate verso le 15.
Il capitano israeliano che lavora con il DCO [District Coordination Office] della zona (Salfit e Qalqilia) era stato presente quel giovedì. Prima di andarsene aveva affermato che sarebbero tornati. Quando le forze israeliane sono tornate domenica mattina, hano affermato di avere l’approvazione del governo, e che quindi ogni reclamo dovrà andare alla Corte.
Inoltre giovedì notte, polizia sotto copertura aveva arrestato un uomo di 34 anni. Un testimone afferma che i border police avevano fermato una macchina palestinese per sequestrarla. Con questa e senza uniformi erano entrati in paese, si erano fermati davanti a un supermercato e ne avevano arrestato il proprietario, Wafee at Turc. Non ci sono altre informazioni.
Il primo tentativo di costruire nell’area, risale al ’92, quando la costruzione era stata fermata da una decisione della Corte. Dopo questo, l’espansione dell’insediamento è stata tentata altre due volte. Attualmente il municipio e i proprietari della terra stanno provando a portare questo esproprio alla Corte di Bet’el. Questo può durare 2 o 3 anni, senza nessuna garanzia di tribunale imparziale.
L’area di Kafr ad Dik è ora una delle zone di rilievo nei piani per l’acqua, anche se la gente di Kafr ad Dik è autorizzata solo a prelevare 300 metri cubi al giorno, per una cittadina di 6.000 abitanti. Il municipio ha chiesto un incremento della fornitura di acqua, ma è stato respinto.
Come suggerito da varie fonti, questo tentativo è finalizzato all’aumento dell’area del già enorme insediamento di Ari’el, collegandolo agli insediamenti presenti e futuri nella zona. Kafr ad Dik è attualmente circondato da 4 insediamenti illegali (Ale Zahav, Pedu’il, Bruchin, e Lesh’ev), mentre l’unica area a disposizione del villaggio è quella tra il villaggio stesso e Ben Gassan. Degli iniziali 16.500 dunum di proprietà del villaggio, più dell’80% rientra in area C (pieno controllo israeliano). Come alcuni Palestinesi suggeriscono, questo è un passo nella direzione dell’ulteriore allungamento del mjro di annessione, finalizzato a tagliare in due la West Bank.
