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Martedì 4 novembre 2014 09:58 da Saed Bannoura –
L’avvocato del comitato dei detenuti palestinesi, Karim Ajwa, è riuscito a visitare il detenuto palestinese in sciopero della fame Ra’ed Mousa, che ha iniziato lo sciopero della fame 46 giorni fa, ed è attualmente detenuto presso il centro medico israeliano Barzelai.
Ajwa ha detto che Mousa è stato spostato a Barzelai una settimana fa a seguito di un netto peggioramento delle sue condizioni di salute, soprattutto dopo una grave perdita nel suo peso corporeo, dato che ha smesso l’assunzione di acqua, zucchero, sale e anche vitamine, e sta bevendo solo acqua.
Mousa attualmente soffre di un forte dolore all’addome, ha continuamente vertigini, perdita di sensazione nelle gambe, e conati di vomito 4-5 volte al giorno.
L’avvocato ha detto che Mousa è ammanettato e incatenato al suo letto d’ospedale tutti i giorni dalle sei del mattino fino alle sei di sera, ed è anche ammanettato quando ha bisogno di usare il bagno.
Issa Qaraqe ‘, capo del comitato di detenuti, ha avvertito che il detenuto si trova ad affrontare condizioni di salute con serio pericolo di vita, e ha detto che Israele lo deve liberare immediatamente in quanto è detenuto sotto arbitrarie ordini di detenzione amministrativa, senza accuse o processo.
Domenica scorsa, il tribunale militare israeliano di Ofer ha ritardato un udienza per discutere il caso di Mousa, presumibilmente per nominare un nuovo giudice.
Mousa, 35 anni, è di Sielet ath-Thaher, vicino a Jenin; ha trascorso un totale di sette anni e mezzo in prigioni israeliane.
Il detenuto ha ricevuto tre ordini di detenzione amministrativa consecutivi dal suo rapimento il 29 novembre del 2013.
Ha tenuto uno sciopero della fame all’inizio di quest’anno, che si è concluso nel mese di giugno dopo che l’Amministrazione Penitenziaria ha promesso di liberarlo.
Israele trattiene 550 prigionieri palestinesi sotto gli ordini di detenzione amministrativa, mentre circa 7000 palestinesi sono attualmente in carcere, e subiscono violazioni dei dirirtti. 30 di loro sono stati imprigionati da prima dell’accordo di Oslo del 1993.
