Punizione collettiva per il villaggio di Deir Istiya

http://palsolidarity.org/2015/01/collective-punishment-for-deir-istiya-village/
6 gennaio 2015 | International Solidarity Movement, Nablus team | Deir Istiya, Palestina occupata

Il 29 dicembre i militari israeliani hanno isolato il villaggio di Deir Istiya, Salfit con un blocco stradale.
Questo tipo di blocco stradale, definito un ‘tumulo di terra’, è un cumulo di macerie e terra rovesciato sulla strada per impedire l’accesso.

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Impedisce l’accesso dal villaggio alla strada principale verso Nablus e Qalqilyah dove molti residenti di Deir Istiya vanno per motivi di lavoro e di studio. Residenti e visitatori devono utilizzare un percorso più a sud per entrare e uscire attraverso il villaggio di Hares. Hares è un piccolo villaggio con strade strette e tortuose. L’aumento del traffico attraverso Hares provoca congestione e aumenta il rischio di incidenti stradali. La deviazione di almeno 8 km aggiunge costi del carburante e allunga tempi di percorrenza.

Il 4 gennaio, un 58enne residente a Deir Istiya ha sofferto di un attacco di cuore. L’aumento del tempo per raggiungere l’ospedale di Nablus poteva rivelarsi fatale. Il paziente è ancora in terapia intensiva nell’ospedale di Nablus.

I residenti del villaggio sono riusciti a riaprire una parte della strada un paio di giorni dopo che era stata bloccata. L’esercito è tornato e ha inforzato con massi ancora più grandi che erano impossibili da rimuovere a mano.

Gli abitanti del villaggio dicono che l’esercito ha chiuso la strada come ‘punizione collettiva’ per via di un giovane che aveva gettato una molotov contro una macchina di passaggio di un insediamento israeliano illegale vicino, ma non sono stati effettuati arresti per il fatto. Ci sono 5000 persone che vivono nel villaggio di Deir Istiya. Questo tipo di punizione collettiva è illegale secondo il diritto internazionale, in  base all’articolo 33 della quarta Convenzione di Ginevra.

Il posto di blocco è stato parzialmente rimosso ieri sera tardi dai militari israeliani, forse dopo le pressioni da parte di organizzazioni per i diritti umani, tra cui la Croce Rossa. Questo ora consente ai veicoli un accesso precario alla strada principale di Nablus. Il blocco però, chiude ancora la maggior parte dell’accesso dentro e fuori del paese, particolarmente problematico in situazioni di emergenza, e per i genitori con bambini, anziani e disabili.

La strada è stata chiusa anche lo scorso mese di novembre in circostanze analoghe.

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