20 ottobre 2015 | International Solidarity Movement | West Bank, Palestina occupata
Un video diffuso lo scorso 12 ottobre dalla Shebab News Agency descrive un attacco contro una ragazza palestinese di circa 20 anni per una presunta aggressione ad un tassista di Tel Aviv dopo un alterco tra i due. Il video mostra una donna bloccata a terra mentre i passanti discutono se colpirla e ucciderla. Una donna afferma di aver visto la ragazza con un coltello e urla: “Perché perdi tempo. Loro vengono ad uccidere i nostri bambini” e chiede che venga giustiziata. Un altro passante chiede all’uomo: “Ti ha aggredito con un coltello?” e lui risponde:”Ha infilato la mano in tasca”. Un altro arriva e la colpisce alla testa.
Sharon Puwler del quotidiano Haaretz ha riferito poi, il 20 ottobre, che la ragazza non portava nessuna arma.
Se da una parte è indubbio che si stiano verificando aggressioni e accoltellamenti contro gli israeliani, dall’altra è anche certo che ci sono errori, false accuse e pressioni da parte dei civili israeliani affinché si uccidano i terroristi sospetti. L’esempio più recente è quanto accaduto all’eritreo richiedente asilo Mulu Habtom Zerhom, ferito con proiettili e picchiato a morte nella stazione centrale dei bus di Beersheva, dopo essere stato scambiato per un arabo. Dal momento che Mulu non era palestinese, sul suo omicidio indagherà una commissione di indagine.
I palestinesi che vengono uccisi sono ritenuti responsabili a priori. Nel caso della donna palestinese del video di Tel Aviv, se alcuni dei passanti non fossero intervenuti e la donna fosse stata linciata, il fatto sarebbe stato riferito come: “neutralizzata una terrorista armata di coltello”. E’ così che i media israeliani hanno descritto Ahmed Sha’ban, ventitreenne di Ras el-Amud, sobborgo della Gerusalemme Est occupata. Il giornale “Al Quds” ha pubblicato un video che mostra una guardia della sicurezza israeliana che spara due volte sul corpo del ragazzo che giace già a terra. Si sente un testimone oculare israeliano dire: “Stazione centrale dei bus di Gerusalemme, adesso, un terrorista è stato eliminato, ora di fronte ai miei occhi! Di fronte a me gli ha sparato dieci volte! Dieci pallottole sono state sparate contro di lui adesso! E’ una tale disperazione qui! Non lo so, non ha toccato niente … non aveva coltello in mano. Tutti gridavano “terrorista”. La guardia di sicurezza gli ha sparato. Ti sto dicendo che le pallottole sono qui davanti a me. Mi scoppia la testa!”
Le autorità israeliane sono stati criticate dalle organizzazioni dei diritti umani per aver invitato i civili a prendere le armi detenute legalmente e portarle con sé, per uccidere qualsiasi sospetto. In questo modo le autorità hanno fatto intendere che non è necessario avere le prove che il sospetto abbia un coltello prima di ucciderlo. In una conferenza stampa tenuta l’8 ottobre scorso, il ministro della difesa israeliano Moshe Yaalon ha affermato:”In questo momento è prioritario essere vigili e pronti a rispondere rapidamente ad ogni attacco locale, per eliminare il terrorista, l’accoltellatore, il lanciatore di pietre, o altri simili criminali, direttamente sul posto. Questa è la risposta a questo tipo di terrorismo”. Altre autorità israeliane si sono affrettate a diffondere queste indicazioni. L’11 ottobre MK Yair Lapid, capo del partito Yesh Atid, ha detto in un’intervista televisiva: “Chiunque tiri fuori un coltello o qualsiasi altro oggetto tagliente deve essere ucciso sul posto”, aggiungendo: “non esitate, anche se è solo all’inizio dell’attacco, sparargli per ucciderlo è la cosa giusta da fare”.
Ci sono stati molti casi dubbi di uccisione di palestinesi accusati di essere armati di coltelli nell’ultimo mese, a partire dall’assassinio di Hadeel al Hashlamoun in Hebron, che Amnesty International ha classificato come esecuzione sommaria. Tutti questi casi dovrebbero essere sottoposti al giudizio di una commissione. Se una persona sospetta è accusata falsamente o abbia realmente compiuto un attacco, comunque il fatto di sparare e uccidere delle persone che non costituiscono una minaccia immediata per nessuno è un crimine di guerra.
trad.E.S.