Famiglia di Gerusalemme dopo la demolizione

10 febbraio 2016 |  International Solidarity Movement, Ramallah team | Gerusalemme Est, Palestina occupata
Ieri sera, siamo andati a visitare una vedova di 55 anni, Kifaya Rishek, dopo che la sua casa a Beit Hanina, Gerusalemme est, è stata demolita il 27 gennaio.

Dopo aver perso la sua casa a Beit Hanina, dove viveva insieme ai suoi cinque figli e 16 nipoti, Kifaya si è ora spostata con la sua famiglia in un appartamento al 5 ° piano più piccolo nel campo profughi di Shuafat, Gerusalemme est.

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Il campo profughi di Shuafat è completamente circondato da un muro dell'Apartheid e i suoi abitanti devono attraversare il checkpoint Shuafat al fine di accedere alla città di Gerusalemme.

Suo figlio, Ashraf, che viveva con lei a Beit Hanina, ora affitta un appartamento per 1.500 shekel al mese nello stesso campo, dove vive con i suoi 4 figli e la moglie. Suo fratello, Murad, ha douto anche lui trovare un nuovo posto dove vivere e si è trasferito con la moglie e i quattro figli nella Città Vecchia.

Il figlio di Kifaya, Sherif, paga l’affitto per la nuova casa in cui il resto di loro vivono insieme, a lui costa 1.700 shekel al mese. Kifaya si sente molto triste in quanto questo posto non è davvero suo. Nella loro vecchia casa, i bambini avevano un patio dove potevano giocare fuori. Kifaya ricorda quanto le manca il suo giardino, con tutti gli alberi e le piante di cui si è presa cura per anni, e oggi sono tutti distrutti intorno alla casa.

I bambini ricordano che la notte prima della demolizione della casa, avevano chiesto a Kifaya per pulire il loro patio perché si aspettavano la neve e volevano giocare con la neve pulita del mattino dopo. Dal momento che le persone non sanno quando una demolizione di casa sarà effettivamente effettuata, quella mattina si erano svegliati invece con la polizia israeliana che entrava nella loro casa con i cani, buttando  tutti fuori a calci . Fino ad oggi, i bambini dicono che hanno paura che la polizia potrebbe venire di nuovo e razziare e distruggere la loro casa.

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Da sinistra a destra: 10 anni, Tala; 8 anni, Bader; 3 anni, Fajer; 12 anni, Adel; e 5 anni, Mira.

A parte le nuove spese di pagare l’affitto di casa, la famiglia deve coprire altre spese come il trasporto in taxi per i loro figli per andare a scuola. Solo per Tala, di 10 anni, si deve pagare un tassista 600 shekel al mese per portarla a scuola. Il campo non ha nessun trasporto pubblico adeguato, lasciando molte famiglie senza altra scelta che pagare i taxi.

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Tala, 10 anni, ha fatto questo disegno, che mostra la sua casa prima della demolizione e successivamente in macerie.

Un’altra difficoltà per Kifaya è che lei deve pagare 120 shekel ogni volta che porta la sua nipote di 11 anni, Malak, per la fisioterapia presso l’Ospedale Alyn. Malak soffre di una disabilità fisica alle gambe. Anche se lei riceve una assicurazioni per disabilità speciali, certe cose nel suo trattamento non sono coperte, come ad esempio le macchine e gli stivali speciali, che costano a Kifaya altri 1.000 shekel ogni volta che queste hanno bisogno di essere rinnovate, mentre continua a crescere.

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Mala,11 anni, ha una disabilità fisica nelle gambe e deve ricevere un trattamento nell'ospedale Alyn.

La sua nuova casa è più stretta e in generale la vita nel campo di Shuafat è molto difficile. Il Comune di Israele, che è responsabile per i suoi servizi, non fornisce acqua a sufficienza e energia elettrica, e non raccoglie la spazzatura dalle strade.

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Il Comune di Israele è responsabile per i servizi come la raccolta della spazzatura, ma si rifiutano di farlo e le strade sono sempre sporche.

Proprio come nel caso di Kifaya, a Gerusalemme i palestinesi che vengono a vivere qui lo fanno in modo di non perdere la loro ID di Gerusalemme, che permette loro in sostanza  di continuare a vivere a Gerusalemme.

Lavpolitica israeliana di demolizioni di case, insieme al sempre crescente costo della vita a Gerusalemme, sono tutti parte di un piano più ampio per costringere i palestinesi a lasciare la città o, come ultima risorsa, spostarsie nell’affollato campo profughi di Shuafat.

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Le strade nel campo sono in pessime condizioni dove buchi e ingorghi sono cosa di tutti i giorni.

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