10 palestinesi colpiti da forze israeliane in soli 6 giorni

21 settembre 2016 |International Solidarity Movement, al-Khalil team | West Bank e illegalmente annessa Gerusalemme Est, Palestina occupata

Le forze israeliane nella Cisgiordania occupata e nella illegalmente annessa Gerusalemme Est hanno aumentato il loro uso eccessivo della forza contro i palestinesi – sparando a 10 palestinesi in soli 6 giorni, uccidendone sette. Negligenza medica dei feriti palestinesi e punizione collettiva sulla popolazione palestinese dopo questi incidenti sono all’ordine del giorno

.Looking into Tel Rumeida from the checkpoint

Venerdì 16 settembre

Al mattino, alla Porta di Damasco nella città vecchia della illegalmente annessa Gerusalemme Est, le forze israeliane hanno sparato al 28enne Saeed Amro, un giordano in visita ad al-Aqsa. Una video-registrazione mostra la fuga delle forze israeliane quando hanno sparato diversi colpi di proiettili  contro di lui, in contrasto con le affermazioni israeliane che pretendono l’attacco ai soldati con un coltello. E’ stato poi lasciato morire dissanguato sul terreno senza alcuna assistenza medica.

Le forze israeliane aprono il fuoco contro due palestinesi, Fares Mousa al-Khoddour e Raghad al-Khoddour che viaggiano nella loro auto vicino alla colonia illegale di Kiryat Arba, sostenendo che stavano per attaccare i coloni ad una vicina fermata dell’autobus con la propria auto. Moussa è morto sul posto, mentre Raghad è stato portato via su una ambulanza israeliana gravemente ferito, la sua condizione da allora è sconosciuta.

Più tardi, lo stesso giorno,  Mohammad al-Rajabi di 16 anni è stato ucciso dalle forze israeliane al Gilbert check point a Tel Rumeida nella occupata al-Khalil (Hebron), con i soldati pesantemente armati in tenuta da combattimento hanno affermato che il ragazzo stava attaccando loro con un coltello. E’ stato lasciato morire dissanguato a terra, mentre le forze israeliane hanno assicurato che nessuno dei residenti del quartiere ha potuto di dare il primo soccorso al ragazzo ferito, lanciando granate assordanti contro di loro.

Sabato 17 settembre

Il 22enne Hatem Abed Hafez Shalludi è stato colpito a morte dalle forze israeliane nel quartiere Tel Rumeida della occupata Hebron. Nonostante il fatto che egli ha attaccato uno dei soldati al posto di blocco con un coltello, il soldato non ha subito lesioni. Tutte le forze israeliane indossano giubbotti antiproiettile, che non possono essere penetrati da un coltello. Due degli altri soldati al posto di blocco hanno sparato a Shalludi mentre un altro soldato lo stava inchiodando a terra, in tal modo l’esecuzione è stata senza nessun motivo. Anche in questo caso, non è stato dato un pronto soccorso.

Domenica 18 settembre

Baha al-Din Muhammad Khalil Odeh, 20 è stato colpito e gravemente ferito dalle forze israeliane. Il 20enne, ha accoltellato e ferito un comandante dell’esercito israeliano vicino a un posto di blocco nei pressi dell’insediamento di Efrat nel distretto di Betlemme, ed è stato poi colpito dalle forze israeliane. Secondo gli ultimi rapporti, è in condizioni stabili.

Lunedi 19 Settembre

Ayman al-Kurd, 20 anni, è stato colpito e gravemente ferito nei pressi della porta Erode nella illegalmente annessa Gerusalemme Est. Il 20enne palestinese ha tentato di accoltellare due agenti di polizia israeliani. Un video filmato da uno spettatore illustra come i medici israeliani deliberatamente ignorano al-Kurd dopo che è stato colpito con munizioni letali, e non danno alcun soccorso.

Lo stesso giorno Muhannad Jameel Al-Rajabi, 21 e Amir Jamal Al-Rajabi, 17, sono stati uccisi dalle forze israeliane a un posto di blocco nei pressi della  moschea Ibrahim di Hebron occupata. Le forze israeliane hanno di nuovo sostenuto che i due stavano attaccando i soldati con un coltello, ma nessun danno fra i soldati è stato riportato. Il palestinese ferito gravemente in seguito è stata trasferito da un’ambulanza israeliana in un ospedale israeliano di Gerusalemme – mentre l’equipaggio medico palestinese dalla Mezzaluna Rossa ha avuto impedito di dare il primo soccorso e evacuarlo in un ospedale palestinese molto più vicino. E’ stato dichiarato morto pochi minuti dopo il suo arrivo presso l’ospedale di Gerusalemme e avrebbe potuto essere eventualmente salvato se sarebbe stato consentito dalle forze di occupazione un intervento di pronto soccorso da parte dell’equipaggio medico palestinese .


Martedì 20 settembre

Il 16enne Issa Salim Mahmoud Tarayra è stato ucciso dalle forze israeliane vicino al villaggio di Bani Naim  ad est di Hebron occupata. Testimoni oculari affermano che Tarayra è stato colpito quasi immediatamente dopo essere uscito da un autobus che fare una sosta all’incrocio Wadi Al-Joz nei pressi di Bani Naim.

Mercoledì 21 settembre

Una ragazza di 13 anni è stata colpita dalle forze israeliane nei pressi di Qalqilya, quando le forze israeliane hanno sostenuto un’attacco terroristico – anche se, nessuna arma è stata trovata sul suo corpo o nel suo zaino.

uccisioni illegali

Questa recente ondata di violenza letale da parte delle forze israeliane è una chiara violazione degli obblighi di Israele come forza di occupazione. Come indicato all’articolo 43 del Regolamento dell’Aia, Israele come forza occupante è responsabile per la sicurezza e il benessere della popolazione nel territorio occupato. Sparando e poi lasciando i palestinesi a sanguinare a morte senza alcuna assistenza medica e, in alcuni casi addirittura negando l’aiuto medico da astanti o personale medico qualificato, hanno chiaramente e continuamente violano l’articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (DUDU), che afferma che ” ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona “. L’articolo 6 (1) del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) garantisce che, “ogni essere umano ha un diritto inerente alla vita [e che] nessuno può essere arbitrariamente privato della sua vita”. L’articolo 2 (2) della Convenzione europea sui diritti umani, spiega che “la forza usata dovrebbe essere ‘non più di quella assolutamente necessaria’ per difendere qualsiasi persona dalla violenza illegale, per effettuare l’arresto regolare o impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta, o legalmente sedare una sommossa o un’insurrezione “.

Questa politica “spara per uccidere” in crescita è stata denunciata da diverse organizzazioni per i diritti umani. Tutti i corpi dei palestinesi, escluso il cittadino giordano, sono state presi dalle forze israeliane che negano alle loro famiglie il diritto a un funerale. I Palestinesi feriti sono rapiti negli ospedali israeliani e nessuna notizia sulla loro situazione viene data.

Le forze israeliane hanno deliberatamente, continuamente e impunemente ignorato  i diritti della popolazione palestinese occupata e, quindi,  creano un ambiente in cui l’uccisione di palestinesi è consentita senza conseguenze, e negare pronto soccorso e  libertà di stampa ai giornalisti è luogo comune. Questa cultura dell’impunità copre anche i vari e rampanti atti di punizione collettiva applicati su tutta la comunità palestinese a seguito di questi incidenti.

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