22 settembre 2017 | International Solidarity Movement, al-Khalil team | Hebron, Palestina occupata
Venerdì 22 settembre, le solite proteste piccole e non organizzate accanto al checkpoint Shuhada hanno suscitato una risposta esagerata dall’esercito israeliano. Alle 14:00 circa 15 soldati sono andati in H1 per inseguire i manifestanti, sparando gas lacrimogeni e bombe sonore. Successivamente, le jeep militari si sono diffuse in più punti focali della città, dove hanno continuato l’assalto.

Circa alle 15.00, i soldati per la seconda volta in una settimana hanno sparato munizioni da guerra nella piazza Manara di Hebron occupata, una delle zone a più densa circolazione, mettendo a rischio passanti di tutte le età. Anche il traffico è stato interrotto, perché anche le strade che conducono alla piazza sono state bloccate. Manara è una delle principali congiunzioni della città, quindi i conducenti sono stati costretti a intraprendere percorsi alternativi, che hanno creato ulteriori disturbi nella città.
Durante la giornata, i soldati hanno fatto nove arresti, di cui otto erano giovani palestinesi. Alcune delle persone detenute non sembrano essere state coinvolte in alcun modo nella protesta.
Durante il pomeriggio e la sera, i soldati sono avanzati in H1, che secondo l’accordo di Hebron è sotto il pieno controllo palestinese. Se finora l’esercito entrava nell’area di H1 che circonda il checkpoint di Shuhada, durante le loro ultime azioni, hanno cominciato a invadere sempre di più la città, in modo da interferire gravemente con la vita quotidiana delle persone e causare perdite finanziarie per i proprietari di imprese nelle principali aree commerciali di Hebron.
I soldati si sono poi ritirati dopo sei ore all’interno dell’H2, dopo le 8:00, lasciando dietro di loro le strade coperte di proiettili, bombolette di gas lacrimogeni e bombe sonore.
