“Indubbiamente, l’occupazione israeliana e il razzismo occidentale giocano un ruolo enorme nella nostra sordità collettiva ai racconti e alle storie di quelle donne palestinesi non solo coinvolte nella lotta per la libertà ma anche al comando, tuttavia è estremamente importante notare che il patriarcato e la misoginia influenzano drasticamente e negativamente le nostre strutture per la resistenza e l’organizzazione di base, in particolare per quanto riguarda il linguaggio e la retorica, perché l’eroismo – in generale e nel contesto palestinese – è considerato un concetto maschile?
Perché gli eroi di cui già a 10 anni ho letto nelle poesie palestinesi non riflettono mai gli eroi che ho conosciuto e visto nella vita reale?
… Le donne palestinesi, scritte o non scritte, hanno sempre ricamato e continuano a ricamare il progetto per la nostra liberazione e sovranità, per la resistenza e per rimediare alle conseguenze dell’oppressione. Se storie come quella di mia nonna non sono adeguatamente rappresentate e riconosciute, intere generazioni di bambini potrebbero diventare analfabeti davanti al loro libero arbitrio e al loro potenziale “.
(L’articolo intero è di Mohamed Al Kurd, ragazzo di Sheik Jarrah, quartiere di Gerusalemme Est, amico di tutti gli ISMers. Aveva 17 anni quando passavamo le serate a chiacchierare, nel 2011, ora studia negli USA)
