Il trauma condiviso della vita di un palestinese

12 novembre 2019 | di Majed Abusalama

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I messaggi più allarmanti per me e per i miei fratelli sono quelli che arrivano nel cuore della notte.

Mia madre, Halima, ci sta scrivendo nella nostra chat privata di famiglia che il bombardamento israeliano di Gaza è ricominciato. Ci dice che nostra nipote di un anno è traumatizzata e trema dalla paura. Che provano a confortarla, a giocare con lei per distrarla, ma la casa trema e le finestre potrebbero esplodere in qualsiasi momento dall’impatto delle bombe F16 che cadono.

I miei genitori e mio fratello continuano a scrivere per tutto il giorno su quanto orribile sia stata la scorsa notte a Gaza. Come gli aerei da guerra e i droni israeliani siano ancora sopra di loro, bombardano ancora alcune zone. Mi sveglio solo per rendermi conto che Gaza è stata sotto attacco tutta la notte e che gli aerei da guerra e droni sono ancora in circolazione.

C’è molto da temere su ciò che succederà dopo i tentativi di assassinio di Israele contro due leader della Jihad islamica, uno in Siria, dove Israele ha assassinato i suoi tre figli ma non è riuscito ad uccidere lui, e l’altro a Gaza dove hanno ucciso l’uomo e anche sua moglie, tristemente.

Finora, intanto, cinque splendidi esseri umani a Gaza sono stati assassinati. Più di 30 sono rimasti feriti e la situazione è ancora pericolosa. La resistenza palestinese e l’esercito israeliano di occupazione si scontrano. Il massiccio bombardamento israeliano di missili sta distruggendo terre e case in campagna mentre alcuni missili di fabbricazione locale vengono lanciati in luoghi vicini a Gaza in risposta agli aerei da guerra israeliani.

I bambini non sono in grado di dormire e le famiglie vivono in costante stato di allarme. Durante il giorno le scuole sono rimaste chiuse, le università hanno ritardato gli esami e hanno chiesto agli studenti di non uscire di casa. I nostri bambini e le nostre persone stanno solo ascoltando quegli aerei da guerra e droni che si librano sopra di loro, chiedendosi: “La prossima bomba cadrà su di noi?” È vita, questa?

Per quanto ancora possiamo sopportare questo trauma, stress e paura costanti?

Tutti i palestinesi lo sperimentano anche se veniamo esiliati nei campi profughi fuori dalla Palestina colonizzata. Tutti portiamo questo pacchetto di dolore e trauma. E’ lì a tenerci sempre preoccupati per il prossimo crimine di guerra che il colonialismo israeliano si impegnerà a promuovere, portando avanti l’ingiustizia e l’oppressione nei confronti del nostro amato popolo.

Ogni bambino, ogni donna, ogni uomo, ogni albero e ogni fiore soffre ogni giorno della mancanza di tutto ciò che è umano e normale nella nostra Gaza.

Raccontiamo ogni giorno al mondo la storia di quanto siamo stanchi e arrabbiati per l’ingiustizia e l’oppressione che sperimentiamo in ogni dettaglio della nostra vita. Gaza è invivibile per gli esseri umani secondo tutte le organizzazioni per i diritti umani e le Nazioni Unite. Comprendiamo questo stress in ogni cellula del nostro corpo e in ogni gruppo cui apparteniamo mentre assistiamo a come il mondo non riesce a rispondere a questa ingiustizia. Le nostre chiamate quotidiane verso l’umanità e verso qualsiasi potere universale per fermare la brutale punizione collettiva israeliana e il genocidio nelle nostre terre rimangono senza risposta. Siamo indifesi di fronte alla potente macchina militare israeliana.

Vogliamo vivere normalmente ma sembra che siamo nati per vivere con una ferita che non può essere curata attraverso le moderne scienze umane. Siamo nati per essere creature da laboratorio, cui è permesso solo provare un dolore straordinario. Vivere fuori dalla Palestina e guardare il dolore che provano i miei amici qui, nella parte del mondo privilegiata, mi fa desiderare di provare il normale dolore umano. Vorrei poter trattare Gaza con il potere curativo e lo yoga. Il dolore con cui viviamo va oltre ogni spiegazione e resistenza.

Non pensate che meritiamo la vita che vivono altre persone? Non pensate che meritiamo la vita del popolo israeliano? Ho solo una risposta a tutte queste difficili domande: i diritti possiamo prenderceli, e noi lotteremo e combatteremo chiunque ci impedisca di vivere una vita giusta, equa e dignitosa come qualsiasi essere umano in qualsiasi parte di questo pianeta.

Majed Abusalama
Majed Abusalama è nato e cresciuto come fiero rifugiato dal campo profughi di Jabalia a Gaza. È stato un difensore dei diritti umani sin dalla sua nascita come rifugiato, è stato giornalista indipendente per diversi anni ed è stato finalista all’International Mediterranean Journalist Award nel 2010. Ha anche ricevuto il Freedom of Expression Award nel 2011 per la sua scrittura su diversi argomenti critici su diritti umani e giustizia sociale in Palestina.

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