Coronavirus è lo shock, dittatura è la dottrina

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25 marzo 2020

Breg Wilpert: Buongiorno a tutti da Real News Network, sono Greg Wilpert ad Arlington, Virginia. Di recente, migliaia di israeliani hanno pubblicato la copertina del libro di Naomi Klein “The Shock Doctrine” sui loro account sui social media senza ulteriori commenti. Lo hanno fatto perché hanno intuito che il libro è un avvertimento, e che sta diventando realtà davanti ai loro occhi. La crisi ha scioccato la popolazione e questo ora consente al governo israeliano di avanzare con politiche draconiane e non democraticheIn tutto il mondo, vediamo come i governi dichiarano gli stati di emergenza a causa della pandemia di coronavirus e come adottano misure estreme per fermare la diffusione del virus. Tuttavia, a parte forse la Cina, nessun paese al mondo si è spinto in là come “Israele” nel reprimere le libertà civili individuali. In primo luogo, il primo ministro Netanyahu ha chiuso i tribunali pochi giorni prima che dovesse comparire in tribunale per affrontare le accuse di corruzione. Quindi, mentre l’opposizione ha cercato di eleggere un nuovo presidente della Knesset, il parlamento israeliano, la coalizione al potere che non ha più la maggioranza, ha deciso di chiudere la Knesset. Successivamente, e più allarmante, il governo ha usato un ordine esecutivo per garantire illimitati poteri di sorveglianza alla polizia segreta, rintracciare i telefoni di ogni persona in Israele in ogni momento, presumibilmente per tenere traccia delle persone infette e per impedire loro di diffondere la malattia e per punirli se rompono il coprifuoco.

 

Infine, quando migliaia di israeliani volevano protestare contro queste misure, è stato negato il diritto all’assemblea. Anche un convoglio, in cui ognuno sieda nella propria macchina e non interagisce con gli altri, è stato proibito. Ecco come il primo ministro Benjamin Netanyahu ha presentato le misure la scorsa settimana:

“Stasera il governo approverà gli ordini esecutivi per uno stato di emergenza per consentire l’uso di misure digitali per combattere il coronavirus. Queste misure ci aiuteranno molto a localizzare il virus e la posizione delle persone malate e quindi fermare la diffusione del virus. Ne abbiamo discusso ieri alla riunione del gabinetto per sei ore. Io, e devo dire, quasi tutti … No, tutti i ministri vogliamo garantire una supervisione meticolosa di questa misura per prevenire l’abuso. Il consiglio legale ha accettato la nostra richiesta e questa sera autorizzeremo l’uso di strumenti digitali per un periodo limitato di 30 giorni. Israele è una democrazia. Deve mantenere l’equilibrio tra i diritti individuali e le esigenze collettive e lo stiamo facendo.

Greg Wilpert: Diamo ora il benvenuto a Antony Loewenstein, per discutere di come i governi stiano approfittando della pandemia. Antony è giornalista indipendente e autore del libro “Disaster Capitalism: Making a Killing Out of Catastrophe”. Grazie per esserti unito a noi, Antony.

Antony Loewenstein: Grazie per avermi invitato.

Greg Wilpert: Molti dei paesi colpiti dal coronavirus, hanno subito danni molto maggiori di “Israele”, ma non hanno implementato misure estreme come quest’ultimo. I funzionari del governo israeliano sostengono che è proprio a causa di queste misure estreme che Israele non è stato colpito così duramente. Tuttavia, ci sono molti paesi che hanno rallentato la diffusione del virus senza prendere misure così estreme. Quindi la domanda è perché Israele stia reagendo in modo così estremo al coronavirus. Cosa ne pensi?

Antony Loewenstein: Beh, ci sono alcuni motivi. Vivevo a Gerusalemme fino a poco tempo fa. Ho visto l’inizio di questa pandemia, ma per fortuna l’ho lasciato prima che accelerasse davvero o che avvenisse l’arresto, il blocco. Penso che quello che sta succedendo in “Israele” sia davvero un’inevitabilità. Questo per due motivi. Primo “Israele” è un paese che ha trascorso decenni occupando, monitorando, sorvegliando milioni di palestinesi in Cisgiordania, Gaza e in “Israele” stesso. Adesso stanno usando la loro tecnologia, che tradizionalmente è stata usata sui palestinesi, su tutti i cittadini, che ovviamente include palestinesi ma anche ebrei israeliani. Questo in un momento in cui non esiste un governo reale in Israele e Netanyahu afferma di essere il primo ministro, nonostante da quasi 18 mesi non vi sia un governo legittimo. Questa è la realtà in Israele, in cui peraltro l’opposizione è debole e divisa. L’uso della tecnologia da parte dello Shin Bet, i servizi di sicurezza interna, per monitorare tutti i cittadini dovrebbe preoccuparci nonostante venga rivendicata come misura temporanea. Queste misure potrebbero benissimo essere allentate nel tempo, non lo sappiamo, ma il fatto è che non dovremmo fidarci sia del governo israeliano che dei servizi di sicurezza israeliani, che sono storicamente noti per monitorare e sorvegliare in modo molto aggressivo i Palestinesi.

Quindi il pericolo, che è chiaramente rilevante per molti altri paesi, è se permetti al tuo governo o al tuo stato di sorvegliare e monitorare in modo massiccio l’altro, che sia palestinese, tutti i musulmani, chiunque esso sia, quella tecnologia verrà inevitabilmente utilizzata su te stesso. E penso a Edward Snowden che circa sette anni fa stava già dicendo che sì, gli Stati Uniti sorvegliano massicciamente il mondo. Ma sorvegliano anche gli americani perché quella tecnologia viene inevitabilmente utilizzata su loro stessi. Questo è ciò che sta accadendo oggi in Israele.

Greg Wilpert: Il parlamentare israeliano, Ahmad Tibi, una volta disse che in merito alla popolazione ebraica israeliana “Israele” è uno stato democratico e riguardo alla popolazione araba, “Israele” è uno stato ebraico. Ora stiamo vedendo sgretolarsi anche le ultime protezioni democratiche della popolazione ebraica di “Israele”. Cosa pensi significhi per la popolazione araba palestinese sotto il controllo israeliano, che sono quasi 7 milioni di persone? Sono colpiti allo stesso modo?

Antony Loewenstein: Beh, ancora di più. Voglio dire, ovviamente, Gaza, che è stata sotto il blocco israeliano ormai da molto più di un decennio, ha recentemente visto due casi di coronavirus e in particolare arriveranno altri casi. Il sistema sanitario è crollato da anni, quindi è una vera catastrofe potenziale alla porta di “Israele”. La Cisgiordania, che è sotto il completo controllo israeliano, controllo militare (e civile, politico ndr), è stata sostanzialmente bloccata. Betlemme e molte altre città sono completamente chiuse. Le persone non possono né entrare né uscire e per certi versi, come dicono molti palestinesi, questo è in qualche modo il momento peggiore dell’occupazione. Ma allo stesso modo è la vita normale per molti palestinesi in ogni momento. Ovviamente ora è molto estremo, ma molti palestinesi in Cisgiordania e Gaza stanno dicendo agli ebrei israeliani: ora sai la nostra vita quotidiana. Non è possibile spostarsi da una città all’altra. Non si possono mandare i nostri bambini a scuola. Non si puo’ vivere una vita quotidiana.

Questa non è necessariamente la vita di tutti ogni giorno. L’occupazione muta a seconda del particolare contesto storico e politico. Ciò si vede anche all’interno di Israele stesso, dove nelle recenti elezioni la lista comune, il terzo piu’ grande partito politico, ha ricevuto un grande sostegno da palestinesi e arabi, ma anche da un numero crescente di ebrei israeliani. Ed è evidente che entrambi i partiti principali della politica ebraica israeliana, hanno poco o nessun interesse ad avere una coalizione con loro. Esprimono disprezzo e razzismo profondo per la lista comune, in particolare Netanyahu. E penso che cio’ mostri due cose. Primo, che la popolazione araba palestinese in “Israele”, Cisgiordania e Gaza, potrebbe non avere voti. Penso che sia importante dire agli spettatori, solo per essere molto chiari: Israele non è una democrazia se non sei ebreo. Ci sono letteralmente 5 milioni di palestinesi in Cisgiordania e Gaza all’incirca, che non possono votare alle elezioni per la Knesset israeliana per un leader che controllerà le loro vite. Dire che “Israele” è una democrazia è sempre stata una menzogna. È certamente una democrazia, o quasi, se sei ebreo. Penso anche che sia importante per le persone rendersi conto che il crescente supporto alla lista comune mostra una crescente divisione all’interno della società israeliana, dove penso che molti arabi israeliani e un numero crescente di ebrei israeliani abbiano capito che un movimento politico sionista, per definizione, non può e non vuole non portare la democrazia a tutti i suoi cittadini. Vuole semplicemente la democrazia solo per gli ebrei. E sebbene la lista comune non sia al governo, e non abbia un grande potere politico, simbolicamente è incredibilmente potente e continuerà a crescere man mano che sempre più persone si renderanno conto che Netanyahu, o addirittura il suo principale rivale, Benny Gantz, hanno praticamente esattamente la stessa posizione sulla questione chiave dell’occupazione. Questo è ciò che conta davvero qui, motivo per cui il supporto alla lista comune è in aumento. Cio’ è molto importante.

Greg Wilpert: Mi chiedo però, in base a quello che hai appena detto, se forse questa repressione figlia del coronavirus possa avere un risvolto positivo nel senso che, come hai detto, sta risvegliando gli israeliani sulle condizioni dell’occupazione. Ovviamente non è così grave come l’occupazione, ma almeno ne stanno assaporando un po’ il  gusto e forse questo potrebbe cambiare il loro atteggiamento nei suoi confronti. Cosa ne pensi?

Antony Loewenstein: Se solo fosse vero! Immagino che dovremmo riparlarne tra tre o sei mesi per capire meglio, ma come ha scritto in un articolo di recente Gideon Levy, “Sì, gli ebrei israeliani sono ora in lockdown, ma non è niente rispetto a ciò che attraversano i palestinesi”. Gli ebrei israeliani non subiscono irruzioni nelle loro case, non vengono espulsi dalle loro case, non vengono uccisi nelle strade per aver protestato. Sì, non gli è stato permesso di protestare, ma non sono stati uccisi per aver protestato. Quindi sì, gli ebrei israeliani forse hanno un piccolo assaggio di ciò che attraversano i palestinesi in Cisgiordania e Gaza, ma penso tristemente, avendo vissuto a Gerusalemme Est per molti, molti anni, che nel tempo vi sia stato un indurimento dei cuori. Quello che intendo con ciò è che non c’è quasi nessuna empatia da parte della maggioranza degli ebrei israeliani nei confronti di ciò che accade in strada a causa dell’occupazione.

Ora non sto dicendo tutti gli ebrei in “Israele”, sto dicendo la maggior parte degli ebrei. E lo capisci perché molti di loro non ne parlano, non ne scrivono, non votano in alcun modo che rifletta il loro disappunto per questa situazione. E i media parlano della Cisgiordania e di Gaza, con alcune notevoli eccezioni, solo come minacce alla sicurezza: dovrebbero vergognarsi. Non esistono articoli israeliani, in generale, su come sia realmente la vita quotidiana sotto occupazione. Quindi mi piacerebbe pensare che questo periodo potrebbe forse rendere gli ebrei israeliani più sensibili al tipo di regime che hanno creato per gli arabi, e quindi essere più comprensivi nei loro confronti. Ma le prove a riguardo finora sono abbastanza limitate. Spero che cambi, ma non sono così ottimista.

Greg Wilpert: Ora, passando al quadro più ampio, sia il tuo libro “Disaster Capitalism” che “The Shock Doctrine” di Naomi Klein sostengono che disastri o shock sono politiche impopolari che il governo spera di imporre quando le persone sono sotto shock, o affrontano disastri, e non possono resistere adeguatamente. Ora pensi che Israele sia forse il proverbiale “canarino nella miniera di carbone” (precursore, ndr) e che anche altri paesi potrebbero iniziare a sorvegliare la popolazione e a reprimere il dissenso politico in nome della lotta contro il coronavirus?

Antony Loewenstein: Beh, la risposta breve è sì. Una delle cose di cui sono veramente preoccupato in questo momento, e qualcosa che sto esaminando a fondo,  è che Israele ha perfezionato l’arte dello stato etnico. Lo stato etnico è ovviamente uno stato ebraico che domina i non ebrei e che usa la tecnologia e la sorveglianza, spesso attraverso le società pubbliche ma anche private, da decenni per controllare milioni di palestinesi. Questa tecnologia e questa ideologia vengono ora esportate a livello globale. Si pensi a cosa vuole fare l’India nel Kashmir, nello Sri Lanka, nelle aree tamil del nord. La Cina in alcune zone più deboli. E questo non è certo grazie a Israele, ma Israele fornisce sia una fonte di ispirazione ideologica, sia una referenza in termini di tecnologia e sorveglianza. La paura che ho è che sebbene il coronavirus a un certo punto rallenti, in sei mesi, tre mesi, un anno, non lo sappiamo, molti governi manterranno, senza ridurli, severi controlli e il monitoraggio di civili e cittadini. Israele in qualche modo ne è il modello perché Israele lo ha fatto per decenni. Ora sì, il monitoraggio è principalmente dei palestinesi. Ma come stiamo vedendo ora, si sta inevitabilmente rivolgendo anche agli ebrei israeliani. E siamo onesti, dopo le rivelazioni di Edward Snowden nel 2013 negli Stati Uniti, ci sono state proteste e ci sono stati piccoli cambiamenti attraverso il Congresso. C’erano centinaia di migliaia di persone in marcia per le strade negli Stati Uniti che si opponevano a ciò che stava accadendo? No. I documenti di Snowden hanno rivelato chiaramente che gli Stati Uniti avevano un apparato, sia repubblicano che democratico, per monitorare e sorvegliare ogni singolo cittadino. E sì, alcune persone erano arrabbiate per questo e hanno protestato. Ma in generale, è continuato. E non sappiamo nemmeno cosa stia succedendo durante l’amministrazione Trump. Non ci sono state così tante notizie o leaks su ciò che Trump ha fatto in termini di intensificazione della sorveglianza interna statale.

Quindi sono davvero preoccupato, come persona che ha scritto per un decennio sul capitalismo del disastro, sia per gli ovvi esempi di persone che cercano di incrementare i prezzi per disinfettanti per le mani e mascherine facciale, che è terribile e che dovrebbe essere condannato, che per il quadro più ampio e ciò che questo significa a più lungo termine. Gli Stati sono molto desiderosi non solo di farne soldi; facciamo un esempio rapido. Il gruppo NSO, che è una società di sorveglianza israeliana che è stata utilizzata dall’Arabia Saudita per monitorare i compagni di Jamal Khash di recente, negli ultimi due anni, è una compagnia di sorveglianza popolata da ex militari israeliani. Hanno annunciato l’ultima tecnologia per aiutare, così dicono, a combattere il coronavirus. Ora, questa tecnologia potrebbe essere utile, in questa fase non lo sappiamo. Il mio punto è che hai questa fusione davvero preoccupante tra stato di sorveglianza, e compagnie di sorveglianza, con persone che affermano di aiutare la società.

E sì, dobbiamo combattere il coronavirus e fermarlo o almeno arrestare in modo massiccio il suo aumento. Ma sono davvero preoccupato che ci saranno molte compagnie private, compagnie militari private, compagnie di sorveglianza, società tecnologiche, che sfrutteranno questa opportunità per dire a uno stato “possiamo aiutarvi a tenere fuori le persone indesiderate”. Potrebbero essere muri alti, frontiere, sorveglianze. E lo stiamo vedendo anche in gran parte dell’Europa adesso. Quindi il timore è che molti governi utilizzino questa tecnologia, che io chiamo “israelificazione” del mondo. E anche se in alcuni stati c’è effettivamente una opposizione attiva, non è scontato che accada. Penso che ci sia bisogno di molte più discussioni, di rifiutare queste pratiche, perché altrimenti si tramuteranno in normalità e questa non è la società in cui penso la maggior parte delle persone voglia vivere.

Greg Wilpert: Sfortunatamente, dovremo fermarci qui. Abbiamo discusso con il giornalista Antony Loewenstein, autore del libro “Disaster Capitalism”. Grazie ancora, Antony, per esserti unito a noi di The Real News Network oggi.

Antony Loewenstein: Grazie a voi per avermi invitato, Greg,

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