Quando esploderà l’ultima bomba, non sentirai più cantare un uccello e non sentirai più la voce di un bambino

6 novembre 2020

https://palestineaction.org/when-last-bomb-blows/

Il disastro di Aberfan fu il crollo catastrofico di una miniera di carbone in Galles nel 1966. Una montagna di carbone scivolò in discesa, seppellendo la scuola locale, uccidendo 116 bambini e 28 adulti. Un residente ricorda quando la valanga si fermò: in quel momento di silenzio improvviso, non era più possibile sentire il canto di un uccello, e non era più possibile sentire la voce di un bambino.

Questo orribile evento è accaduto il 21 ottobre, questo cupo anniversario è stato solo una settimana prima che agissimo direttamente contro Elbit.
Potreste domandarvi, cosa ha a che fare questo disastro minerario gallese con una fabbrica di armi israeliana?

Lasciatemi spiegare: il giorno in cui ho appreso degli orrori di Aberfan è stato lo stesso giorno in cui ho scoperto la Palestina e gli orrori della Nakba. Avevo dieci anni e mi sono sentito sono mortificato.
Per me, le due catastrofi sono inestricabilmente legate: dal momento della scoperta, durante quella stessa giornata, è nata una connessione molto toccante e personale che molti di voi potrebbero non capire, ma non importa. Per me, le cose vanno di pari passo. Le due tragedie si intrecciano.

La mia ricerca sugli eventi della giornata nel 1966 ha rivelavo che c’era una “visione forte ed unanime che il disastro di Aberfan avrebbe potuto e dovuto essere prevenuto”. Le lezioni apprese dalla catastrofe, incentrata sulle “questioni di responsabilità pubblica, responsabilità, competenza e trasparenza”, sono ancora oggi di profonda rilevanza. E’ su questo paragrafo che voglio soffermarmi. Ricordate le parole: responsabilità, competenza e trasparenza.

E ora, torniamo a Israele e alla sua compagnia di armi, Elbit, i cui droni sono stati usati per uccidere 551 bambini in soli 51 giorni nel 2014, ovvero quasi 11 bambini al giorno. Immagino che quando le bombe finalmente si fermarono, gli uccelli fossero davvero silenziosi, ma a differenza di Aberfan, le grida angoscianti di bambini e neonati morenti, mutilati e terrorizzati sarebbero state più udibili, troppo udibili per essere sopportate.
Urla di lutto, perdita, sofferenza e dolore devono essere riecheggiate per le strade di Gaza per ognuna di quelle 51 orribili giornate; Sono sicuro che le urla perseguitano ancora le famiglie sopravvissute.

Se quei genitori gallesi nel 1966 fossero stati avvertiti, avrebbero scalato quella montagna di miniera di carbone con le mani e le ginocchia, e avrebbero rimosso minuziosamente ogni pezzo di carbone, pezzo per pezzo fino a farsi sanguinare le dita, per salvare la vita dei loro figli. Quindi eccoci qui che, una volta avvertiti, stiamo afferrando Elbit con le nostre mani, rompendo le sue finestre, spruzzando i suoi interni con vernice rosso sangue, facendo a pezzi la sua industria pezzo per pezzo e tagliando i loro cavi di alimentazione – con le unghie e con i denti se ce ne sarà bisogno.

Disabilitando solo una delle fabbriche di Elbit, anche se solo per pochi giorni, potremmo salvare la vita di un solo palestinese, o forse, chissà, di 28 adulti, o perfino la vita di 116 bambini. Se abbiamo imparato qualche lezione da quell’evento storico del 1966, allora smantellare un’industria che trae profitto dalla morte di migliaia di bambini e adulti innocenti allo stesso modo, è nostro dovere; una responsabilità morale, non un atto di vandalismo fatto a caso.

Ogni singolo giorno questi che queste fabbriche odiose rimangono aperte, si perdono più e più vite di civili. Elbit è una fabbrica della morte, che perfeziona l’arte di uccidere e, peggio ancora, sta scegliendo di uccidere i bambini.

Continueremo a smantellare pezzo per pezzo la capacità di azione di Elbit, per salvare le vite di quegli innocenti. Siamo responsabili, competenti e trasparenti, proprio come l’inchiesta Aberfan ha affermato che dovremmo essere, per prevenire morti e sofferenze inutili. Stiamo chiudendo Elbit per fermare la sua valanga di omicidi e prevenire le morti schiaccianti di un’altra generazione di bambini palestinesi.

Postfazione:

I missili di Elbit sono dotati di telecamere in grado di identificare i bambini dagli adulti, il che significa che gli operatori di droni israeliani sanno esattamente quale fascia di età stanno uccidendo. infatti, dice Defense of Children International, Israele ha ucciso un bambino palestinese ogni tre giorni negli ultimi 18 anni, il che si traduce in oltre 2.100 bambini. Tuttavia, quelle statistiche risalgono a due anni fa; Da allora altri 100 bambini palestinesi sono stati assassinati da Israele.

Ulteriori informazioni sul sito di Palestine Action

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