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21 dicembre 2025
Per un popolo che sta affrontando un genocidio sistematico, sostenere le nazioni sudamericane prese di mira è una necessità strategica, forgiando un fronte globale unito contro i meccanismi condivisi di cancellazione imperialista e guerra economica.
L’attuale clima geopolitico è caratterizzato da un uso sempre più intenso della “massima pressione” da parte dell’amministrazione statunitense. Questa strategia, che combina sanzioni economiche paralizzanti, isolamento diplomatico e l’etichettatura dei movimenti di resistenza come “terroristi”, è stata applicata con precisione sia alla Palestina che ai suoi alleati più accaniti.
Guerra al Sud del mondo
Alla fine del 2025, la presenza navale statunitense nei Caraibi e la designazione di “Stato sponsor del terrore” per Cuba e Venezuela sono viste dagli analisti non come decisioni isolate di politica estera, ma come uno sforzo coordinato per smantellare l’autonomia del Sud del mondo.
Per i palestinesi, queste nazioni sono compagni di viaggio su una tabella di marcia di scarsità forzata e cancellazione sistematica.
Il sostegno palestinese a queste nazioni è una risposta razionale a decenni di impegno incrollabile e basato sui principi. Cuba rimane il fondamento di questa alleanza; come prima nazione dell’emisfero a riconoscere l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e fornitrice di istruzione medica a migliaia di palestinesi, L’Avana offre un modello di internazionalismo che resiste anche sotto un blocco durato sessant’anni.
In Venezuela, il movimento bolivariano ha costantemente utilizzato la sua ricchezza petrolifera e la sua piattaforma diplomatica per amplificare la causa palestinese. Rifiutando gli Accordi di Abramo e sostenendo che “la causa palestinese è la causa di tutta l’umanità”, Caracas si è posizionata come un cuscinetto essenziale contro la totale liquidazione diplomatica dei diritti dei palestinesi.
Sostenere il Venezuela è, per i palestinesi, una difesa di quella stessa infrastruttura diplomatica che impedisce alla loro causa di essere messa a tacere nei forum internazionali.
La Palestina come grido di battaglia
L’alleanza Palestina-Sud del mondo si è ampliata significativamente con l’emergere di Sudafrica e Colombia come leader legali e morali. La storica presentazione del Sudafrica alla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ), sostenuta da Colombia, Bolivia e Cile, ha ridefinito il conflitto come una lotta legale contro il genocidio.
La transizione della Colombia, sotto la guida di Gustavo Petro, da cliente militare di Israele a voce guida per un embargo globale sulle armi evidenzia il crollo delle tradizionali alleanze coloniali.
I palestinesi riconoscono che la lotta interna della Colombia – per superare una storia di violenza di stato e repressione paramilitare – è indissolubilmente legata alla lotta palestinese contro l’occupazione. Quando Petro dichiara che “Si muere Palestina, muere la humanidad” – se la Palestina muore, muore l’umanità – sta articolando un destino comune che trascende la geografia.
La vera durevolezza di questo legame risiede nella solidarietà “tra le persone”, che spesso prevale sulle politiche ufficiali dello Stato.
In Brasile, mentre il governo mantiene un commercio pragmatico, il Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST) e vari sindacati hanno lanciato massicci boicottaggi contro l’agroindustria israeliana, collegando l’espropriazione dei contadini brasiliani al furto di terre palestinesi.
Questa resistenza guidata dai sindacati si riflette in Colombia e Sudafrica, dove i lavoratori portuali e le federazioni sindacali si sono rifiutati di gestire le merci israeliane. Questi atti di “internazionalismo sindacale” trasformano la solidarietà da un sentimento a una forza materiale.
Per il lavoratore palestinese, la vista di un portuale sudafricano o di un minatore di carbone colombiano che rischiano il proprio sostentamento per fermare la macchina del genocidio è la massima convalida della loro lotta.
Nuovo Ordine Mondiale
L’alleanza tra la Palestina e queste nazioni prese di mira è una necessità analitica. Riconosce che i meccanismi utilizzati per occupare Gaza sono gli stessi utilizzati per destabilizzare le democrazie latinoamericane: la militarizzazione del dollaro, la monopolizzazione della tecnologia militare e la criminalizzazione del dissenso.
Stando al fianco di Cuba, Venezuela, Colombia e altri paesi, i palestinesi non si limitano a ricambiare il sostegno; partecipano a un progetto globale per costruire un ordine mondiale alternativo. Si tratta di un fronte in cui la sovranità è indivisibile, nella convinzione che la liberazione del popolo palestinese sia il capitolo finale e necessario della decolonizzazione dell’intero Sud del mondo.
