L’ONU interviene contro il Servizio Penitenziario Israeliano per crimini sessuali commessi durante il genocidio di Gaza

https://www.palestinechronicle.com/
28 maggio 2026

Secondo quanto riportato, le Nazioni Unite avrebbero inserito entità israeliane nella lista nera per accuse di violenza sessuale, a fronte di crescenti prove di abusi commessi durante il genocidio israeliano a Gaza.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. (Foto: sito web UN News)

Sviluppi chiave
– Il Servizio Penitenziario Israeliano sarebbe stato aggiunto alla lista nera delle Nazioni Unite per violenza sessuale legata al conflitto.
– Israele ha interrotto i rapporti con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in seguito alla notizia.
– Testimonianze di detenuti palestinesi e indagini internazionali hanno documentato in misura crescente abusi sessuali e torture nelle strutture di detenzione israeliane.
Israele nella lista nera
Secondo quanto riportato, le Nazioni Unite avrebbero aggiunto entità israeliane, incluso il Servizio Penitenziario Israeliano, alla loro lista nera di soggetti accusati di aver commesso violenza sessuale in zone di conflitto.

Secondo un report esclusivo pubblicato dal Jerusalem Post, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha deciso di includere il Servizio Penitenziario Israeliano nella lista nera del 2026, nonostante le forti pressioni israeliane volte a impedirlo.

Il report afferma che anche altre autorità israeliane sono state poste sotto osservazione per una possibile futura inclusione, in quanto continuano a emergere prove e testimonianze riguardanti crimini sessuali commessi contro i palestinesi.

In base ai regolamenti delle Nazioni Unite, gli enti aggiunti alla lista nera del Segretario Generale vi rimangono per un minimo di un anno.

La decisione fa seguito alle crescenti segnalazioni da parte di organizzazioni palestinesi, internazionali e per i diritti umani che documentano stupri, aggressioni sessuali, torture e trattamenti degradanti contro detenuti palestinesi reclusi nelle carceri e nei centri di detenzione militari israeliani dall’inizio del genocidio israeliano a Gaza nell’ottobre 2023.

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Israele congela le relazioni
A seguito della decisione, Israele ha annunciato il congelamento delle relazioni con l’ufficio del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e ha annullato la visita prevista della Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite sulla Violenza Sessuale nei Conflitti, Pramila Patten, come riportato dal Times of Israel. L’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, ha condannato la decisione, definendola “politica” e attaccando l’ONU per aver inserito Israele nella stessa lista nera di Hamas e di altri gruppi armati.

“Chiunque sia in grado di includere Israele nella stessa lista dei terroristi e degli stupratori di Hamas non ha alcun senso morale”, ha dichiarato Danon al Jerusalem Post.

Secondo quanto riportato, i funzionari israeliani ritengono che le pressioni internazionali si siano intensificate dopo l’inserimento di Hamas nella lista nera dell’ONU nel 2025, a seguito delle accuse relative agli attentati del 7 ottobre.

Il Jerusalem Post ha affermato che i funzionari israeliani hanno tenuto diversi incontri con i rappresentanti dell’ONU nel corso dell’ultimo anno e hanno presentato documenti per contestare le accuse mosse contro le istituzioni israeliane.

Nonostante questi sforzi, l’ONU avrebbe comunque proceduto con la decisione.

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Testimonianze di abusi
Dall’ottobre 2023, le testimonianze di detenuti palestinesi rilasciati, attivisti umanitari e organizzazioni per i diritti umani hanno documentato un numero crescente di casi di violenza sessuale e abusi sistematici all’interno dei centri di detenzione israeliani.

All’inizio di questo mese, alcuni attivisti arrestati dopo che le forze israeliane avevano intercettato una flottiglia di aiuti umanitari diretta a Gaza hanno denunciato aggressioni sessuali, umiliazioni e violenze perpetrate da soldati e personale carcerario israeliano.

Anche alcuni detenuti palestinesi rilasciati di recente da Gaza hanno descritto gravi torture fisiche e psicologiche, spogliamenti forzati, perquisizioni invasive e fame durante la detenzione.

La questione ha ricevuto maggiore attenzione internazionale dopo che il giornalista del New York Times Nicholas Kristof ha pubblicato un articolo in cui citava testimonianze che denunciavano quello che definiva un “modello di violenza sessuale diffusa” perpetrata contro i palestinesi da soldati, coloni, interrogatori dello Shin Bet e guardie carcerarie israeliane.

Kristof ha scritto che le istituzioni di sicurezza israeliane avevano creato una cultura in cui la violenza sessuale era diventata parte delle “procedure operative standard”.

L’articolo ha suscitato indignazione tra i funzionari israeliani, che hanno accusato il giornale e i critici di partecipare a quella che hanno definito una campagna anti-israeliana.

https://www.palestinechronicle.com/torture-camps-prisoner-groups-warn-scabies-spreading-across-israeli-prisons/

Cresce la pressione
La decisione di inserire Israele nella lista nera giunge in un contesto di crescente attenzione internazionale sulla condotta di Israele durante il genocidio in corso a Gaza, che ha causato la morte di oltre 72.000 palestinesi e il ferimento di oltre 172.000 dall’ottobre 2023.

Israele ha ripetutamente attaccato le istituzioni delle Nazioni Unite, le organizzazioni per i diritti umani e gli organismi giuridici internazionali che indagano sulle accuse di crimini di guerra, genocidio e abusi commessi contro i palestinesi.

Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, i funzionari israeliani hanno interpretato la decisione di inserire Israele nella lista nera come parte di tensioni più ampie tra Tel Aviv e la leadership delle Nazioni Unite negli ultimi mesi del mandato di Guterres, che terminerà nel dicembre 2026.

Le Nazioni Unite non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali nè  hanno pubblicato il rapporto annuale completo sulla violenza sessuale legata ai conflitti.

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