21 giugno 2026, di James North
How mainstream media bias contributed to Israel’s genocide in Gaza – Mondoweiss
Il nuovo, indispensabile libro di Robin Andersen, The Complicit Lens, offre un’analisi completa del ruolo dei media nel sostenere il genocidio israeliano a Gaza.

Screenshot tratto da un servizio della CNN del 18 novembre 2023 di Jake Tapper, che diffondeva fonti e testimonianze, ora smentite, di violenze sessuali avvenute il 7 ottobre. Queste false testimonianze furono utilizzate per giustificare il genocidio israeliano a Gaza.
LA LENTE DELLA COMPLICITÀ
La copertura mediatica statunitense del genocidio israeliano a Gaza
di Robin Andersen
310 pp. OR Books $23
Anche chi, come noi, ha seguito da vicino la parzialità dei principali media statunitensi nella copertura della sanguinosa guerra di Israele contro i palestinesi a partire dal 7 ottobre 2023, troverà indispensabile “The Complicit Lens”, un nuovo libro eccellente e completo. L’autrice, Robin Andersen, è un’esperta di lunga data nel campo degli studi sui media. Il suo successo è duplice. In primo luogo, ricostruisce in modo esaustivo le distorsioni, le manipolazioni e le omissioni quotidiane del New York Times, della CNN e di altri media. Si avvale di una gamma impressionante e ampia di fonti (incluso questo sito) e le documenta in ben 942 note a piè di pagina.

foto dall’articolo
L’autrice intreccia questa enorme mole di informazioni, delineando schemi rivelatori. Ad esempio, si concentra sulla chiara parzialità del linguaggio utilizzato dai media mainstream per descrivere le morti, fin dall’inizio. Sottolinea che il New York Times, dal 7 ottobre 2023 al 24 novembre, “ha usato la parola ‘massacro’ cinquantatré volte quando si riferiva a israeliani uccisi da palestinesi, ma solo una volta per riferirsi a palestinesi uccisi da Israele”. Questa disonestà linguistica ha avuto conseguenze immediate. Andersen cita un sondaggio d’opinione statunitense del marzo 2024: “In un momento in cui il bilancio ufficiale delle vittime a Gaza era di 32.000 palestinesi, contro 1.200 israeliani uccisi, ‘la metà degli americani non sa quale delle due parti abbia subito un numero maggiore di vittime'”.
Andersen confuta le affermazioni anti-palestinesi più isteriche, come quella di Benjamin Netanyahu secondo cui Hamas “ha preso decine di bambini, li ha legati, bruciati e giustiziati”. Fa poi un ulteriore passo avanti, concentrandosi su una domanda fondamentale: “Qual era lo scopo di una notizia falsa così sensazionalistica, di una propaganda così straziante?”.
Cita la spiegazione della giornalista indipendente Caitlin Johnstone: la disonestà aveva uno scopo sinistro. Israele e i suoi alleati avevano bisogno di presentare l’attacco del 7 ottobre con “un linguaggio quanto più scioccante e incitante all’ira possibile, al fine di far apparire giustificato il continuo massacro di civili a Gaza da parte di Israele”.
Andersen passa poi a quello che definisce “il panorama mediatico compromesso”. Spiega come il New York Times e altre testate siano sottoposte a una pressione costante da parte di gruppi filo-israeliani, come il maldestro “Honest Reporting”. L’autrice cita inoltre il doppio standard (ampiamente illustrato su questo sito): Honest Reporting è riuscita a fare pressione sul New York Times affinché licenziasse il fotoreporter palestinese Hosam Salem, semplicemente perché aveva pubblicato un post su Facebook in cui elogiava la resilienza dei palestinesi, ma allo stesso tempo il Times non ha esonerato tre dei suoi giornalisti i cui figli avevano prestato servizio nell’esercito israeliano.
Le preziose intuizioni contenute in questo libro sono numerose. Ad esempio, l’autrice cita un reportage onesto e appassionato di Joy-Ann Reid, conduttrice del canale televisivo MSNBC, e poi suggerisce che la rete, presumibilmente progressista, l’abbia licenziata (nel febbraio 2025) per la sua schiettezza sulla questione palestinese.
Il libro dedica un intero capitolo, ben documentato, alla “distruzione del sistema sanitario di Gaza”. Israele e i suoi apologeti hanno accusato, senza prove, Hamas di essersi nascosto all’interno degli ospedali. (Il coraggioso corrispondente di questo sito da Gaza, Tareq Hajjaj, è una delle fonti di Andersen.) Una citazione merita di essere ripetuta: il medico norvegese Mads Gilbert, che ha lavorato all’ospedale Al-Shifa di Gaza per 16 anni, ha affermato che “non c’è alcuna prova della presenza di Hamas; se fosse un centro di comando militare, non ci lavorerei”.
Un altro capitolo descrive gli omicidi, spesso intenzionali, di giornalisti palestinesi a Gaza da parte di Israele, che cercavano di portare la verità al mondo. L’autrice ci ricorda il reporter Wael al-Dahdouh, capo della redazione di Al-Jazeera a Gaza, che continuò a lavorare anche dopo che un raid aereo israeliano aveva sterminato tutta la sua famiglia. Al-Dahdouh rilasciò una toccante dichiarazione video: “Finché saremo vivi e finché saremo in grado di svolgere questo dovere, lo faremo senza esitazione, perché è un messaggio nobile, sacro e umanitario, sancito da tutte le leggi e gli accordi internazionali e umanitari”.
Andersen smonta “Screams Without Words”, il famigerato e sensazionalistico articolo del New York Times del dicembre 2023 che pretendeva di riportare come “Hamas avesse strumentalizzato la violenza sessuale il 7 ottobre”. Si scoprì poi che i tre giornalisti del Times erano impreparati, di parte o entrambe le cose, e che le persone citate nell’articolo negarono in seguito di aver pronunciato le dichiarazioni a loro attribuite. Una sessantina di professori di giornalismo americani hanno chiesto al Times di esaminare l’articolo, e anche Jewish Voice for Peace ha pubblicato un avviso online in cui si esortava il giornale a “ritrattare integralmente l’articolo e a condurre un’indagine completa, indipendente e pubblica sul proprio processo editoriale”.
Ma finora, incredibilmente, il New York Times non ha corretto l’errore.
C’è molto altro in questo libro, inclusa un’analisi di come i media mainstream abbiano distorto le diffuse proteste nei campus universitari americani. (L’autrice osserva, giustamente, che “il giornalismo studentesco del Columbia Spectator e dell’Harvard Crimson era completo, equilibrato e di gran lunga migliore di quello dei media mainstream, con una copertura che faceva impallidire i professionisti”).
C’è un altro aspetto intrigante nel fondamentale libro di Andersen. In diversi punti, l’autrice utilizza reportage più accurati del principale quotidiano israeliano, Haaretz, per confutare la disonestà dei media mainstream statunitensi. Ad esempio, nel maggio 2024 il giornale israeliano si rifiutò di accettare la spiegazione di Netanyahu secondo cui un attacco aereo israeliano contro le tende dei rifugiati a Rafah, nel sud di Gaza, che uccise decine di civili, era stato un incidente. I media mainstream americani ripeterono la menzogna di Israele senza contestarla. Al contrario, Haaretz ha affermato: “L’orrore di Rafah non è stato né ‘un incidente’ né ‘eccezionale'”, e il quotidiano israeliano ha denunciato “il deliberato blackout mediatico riguardo all’entità della morte e della distruzione”.
Robin Andersen ha reso un servizio straordinario alla causa della verità e della giustizia per i palestinesi. Ogni scuola di giornalismo in America dovrebbe assegnare il suo libro come lettura obbligatoria.