Raccogliere olive in una gabbia

Ho trascorso martedì all’interno di una gabbia. Non è il mio solito modo di trascorrere una giornata di sole, ma per i contadini palestinesi con cui sono stata, questa è routine.

Questo perché la loro terra risulta essere vicino all’insediamento illegale israeliano di Ariel – per l’esattezza, è nella ‘zona cuscinetto’ imposta dagli israeliani tra il più grande insediamento in Cisgiordania e i villaggi circostanti palestinesi – naturalmente, la zona cuscinetto è costituita da terra al di fuori del villaggio, per potere efficacemente togliere ancora piu’ terra ai palestinesi.

Molti alberi di ulivo sono intrappolati in questa ‘zona cuscinetto’ tra un recinto da un lato e dall’altro lato Ariel. Così, durante la raccolta delle olive palestinese, gli abitanti del villaggio che possiedono la terra devono chiedere il permesso israeliano per accedere ai propri alberi – come è il caso in tutta la Cisgiordania. Tuttavia, hanno un secondo ostacolo da superare, siccome i loro alberi sono al di la’ di questo recinto, hanno bisogno che i soldati li facciano entrare e uscire ogni mattina e ogni sera.

Il cancello dovrebbe essere aperto alle sei ogni mattina, nei 20 giorni che gli abitanti dei villaggi hanno il permesso di raccogliere le olive all’interno della gabbia – alcuni agricoltori devono partire da casa prima delle 5 per arrivare in tempo per l’entrata. Cinque soldati si sono degnati di onorarci con la loro presenza circa alle 6.15, correndo giù per la loro strada su una jeep militare. Hanno aperto il primo cancello sulla strada, poi hanno superato i rotoli e rotoli di filo spinato che separa questo dalla porta successiva, arrivando finalmente a consentire l’accesso ai 60 palestinesi, che stavano aspettando pazientemente fuori, mentre il sole sorgeva sulla collina.

I soldati hanno preso la carta d’identità di ogni persona che passava, con impazienza indicando alle persone di fare in fretta con i loro fucili. Quando tutti avevamo attraversato la strada di pattugliamento e la terza porta nella gabbia, la porta si e’ chiusa dietro di noi. Ci hanno chiuso dentro fino alle 4, quando i soldati sarebbero venuti a liberarci.

Questo lasso di tempo ha gravi ripercussioni sugli agricoltori per il lavoro all’interno della gabbia – se qualcuno è malato o si infortuna nel corso della giornata, non vi è alcuna garanzia che il medico possa raggiungerli. I bambini non possono ricongiungersi alle loro famiglie per la raccolta delle olive dopo la scuola. Se le famiglie non raccolgono le loro olive entro il tempo permesso, le perderanno. Più viaggi al giorno non si possono fare – eventuali olive che devono essere portate via devono essere prese in una volta sola alla fine della giornata – e possono essere tante. Più che altro, la perdita di autonomia e di controllo sulla propria vita e di sussistenza è devastante.

La famiglia con cui stavo raccogliendo in realtà non possiede la terra – la hanno affittata da un’altra famiglia che vive in un villaggio molto vicino alla terra. Tuttavia, a causa della gabbia, impiegherebbero circa tre ore per raggiungere i loro alberi. Quindi, anche se la maggior parte delle famiglie palestinesi ha un profondo legame con i propri alberi e la propria terra, questa famiglia ha bisogno di sacrificare questo legame per la praticità di permettere a qualcuno che vive più vicino di coltivare le loro terre.

In realtà la raccolta delle olive è proceduta senza problemi. Abbiamo visto un colono, che faceva jogging dall’altra parte della barricata – a quanto pare ci sono li dei campi sportivi. Alla fine della giornata, abbiamo percorso in quaranta minuti il ritorno al cancello e atteso che i soldati ci facessero uscire. Questa volta, hanno chiamato le persone ad uno ad uno, restituendo le loro carte d’identità. Questo e’ stato piuttosto lungo. Alla fine, era rimasta una donna – per diversi minuti di tensione, i soldati non riuscivano a trovare la sua carta d’identità e la trattenevano. Il suo sollievo e’ stato tangibile quando è stata trovata, e le è stato concesso di seguire il resto della sua famiglia fuori dalla gabbia. I palestinesi hanno bisogno delle loro carte d’identità per tutti gli aspetti della loro vita quotidiana, se veniva persa sarebbe stato un grosso problema.

Israele mira a umiliare e sottomettere i contadini palestinesi – questi invece con grande dignità, pazienza e costanza, tornano anno dopo anno alle loro olive, in attesa fino al momento in cui si libereranno dalle gabbie.

 

Ellie Marton è un volontario con l’International Solidarity Movement (il nome è stato cambiato)

fonte palsolidarity.org

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