Soldati attaccano con violenza e arrestano manifestanti pacifici vicino Beit Ummar

17 ago 2013 | International Solidarity Movement, Khalil Team | Beit Ummar, Palestina occupata

Ieri, il 17 agosto, quattro persone sono state violentemente arrestate a una manifestazione pacifica che si svolge nei pressi del villaggio di Al-Masara, alla periferia di Hebron (Al Khalil). Una sessantina di manifestanti che chiedevano lo smantellamento di insediamenti israeliani illegali su terre palestinesi sono stati attaccati immediatamente. Anche se i manifestanti avevano programmato di andare alla colonia illegale di Gush Etzion, per costruire ancora una volta il villaggio di protesta Canaan, ne sono stati impediti in quanto la protesta è stata sciolta dai soldati israeliani in pochi minuti. Coloro che erano stati arrestati sono stati in seguito rilasciati.

violento attaccco

Intorno alle 11:30 il corteo è iniziato, con molte persone che sventolavano bandiere e intonavano canti per la libertà. Un veicolo militare israeliano è sopraggiunto, subito ha manovrato e ha bloccato la strada. Nel giro di due minuti, altre due jeep militari e una macchina della polizia si erano uniti al blocco. Soldati pesantemente armati hanno preso d’assalto il corteo, dividendo il gruppo in due e sbattendo i manifestanti a terra. I soldati hanno spinto i manifestanti indietro e hanno formato un muro di scudi di plastica. Quattro uomini, tra cui due manifestanti internazionali e due palestinesi sono stati arrestati.

Uno degli uomini arrestati, Abed, aveva in mano una macchina fotografica per documentare la manifestazione, quando è stato violentemente afferrato e spinto da un soldato di Israele. Abed gridò il soldato di lasciare andare il braccio e cercò di allontanarsi dalla presa dei soldati. Il soldato ha risposto con lo strangolamento e l’arresto. Un altro manifestante, Muad Al-Lahham, è stato arrestato mentre tranquillamente sventolava una bandiera palestinese.

I Palestinesi locali sono irritati dalla espansione degli insediamenti che continua con successiva annessione della loro terra che impedisce deliberatamente agli agricoltori di procedere alla raccolta dei loro prodotti. Questo atto di aggressione ha portato le famiglie palestinesi locali ad essere finanziariamente paralizzate. Come atto di resistenza, la popolazione locale tiene regolarmente manifestazioni pacifiche che sono costantemente annientate dalla occupazione israeliana. Questi atti, di solito il Venerdì – Juma’a – spesso utilizzano il simbolismo per trasmettere il loro messaggio. Due settimane fa gli abitanti eressero una tenda sulla terra palestinese occupata, come un segno di resistenza agli insediamenti israeliani.

I palestinesi qui sono abituati a essere arrestati alle loro dimostrazioni. Ieri, Mahmoud di Al-Ma’sara ha avuto tolto il suo permesso, il che è indicativo di un arresto imminente. Per Mahmoud, questo è di routine e lui tranquillamente fumava una sigaretta mentre i soldati hanno deciso il suo destino. A Mahmoud è stato permesso di mantenere la sua libertà, ma lui non sa mai quando un arresto può arrivare. Alla domanda sul perché egli continua a protestare, ha detto: “Il nostro obiettivo è quello di vivere in pace e di avere la nostra libertà come chiunque altro al mondo. Gli israeliani hanno occupato la Palestina, ma non potranno mai occupare le nostre menti. “

sbattuti a terra

La maggior parte dei manifestanti è venuta dai villaggi di Beit Ummar e Al-Ma’sara, entrambi colpiti dalla Highway 60, costruita dalle autorità israeliane. La strada attraversa i villaggi, separando le persone dalle loro terre agricole. Oltre a questo, gli abitanti della colonia israeliana di Kami Tzur che è vicino ai villaggi usano l’intimidazione e la forza nel tentativo di impedire che i contadini raccolgano i loro raccolti. Altri manifestanti provenivano da Betlemme, dal campo profughi Al Fawwar, da Ramallah e oltre. La forza usata dall’esercito israeliano alla protesta di ieri, organizzato dal Comitato Popolare Sud Ovest della West Bank , dimostra l’intolleranza verso i manifestanti pacifici che prendono posizione contro questa ingiustizia.


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