Le forze israeliane raddoppiano gli sforzi brutali per accorciare e isolare la vita quotidiana dei palestinesi

2 novembre 2015 | International Solidarity Movement,  Hebron| team Khalil|, Palestina occupata
Il 1 novembre 2015, le forze israeliane hanno impedite il movimento dei palestinesi in varie zone in al-Khalil (Hebron) che sono state dichiarate in precedenza una zona militare chiusa occupata. La violenza contro i bambini della scuola e gli insegnanti ha visto un forte aumento. Gli osservatori internazionali che documentano e reportano sulle restrizioni di tutti i giorni e i crimini delle forze israeliane sono sempre più nel mirino delle forze israeliane, le quali cercano di mettere a tacere qualsiasi segnalazione.

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Salaymeh check point
Al mattino, gli studenti sono stati autorizzati a passare attraverso il checkpoint senza grossi problemi. Solo tre giorni fa, le  forze israeliane avevano extragiudizialmente liquidato un giovane palestinese che giaceva a terra dopo essere stato già colpito e gravemente ferito dalle forze israeliane, da una distanza ravvicinata, a questo checkpoint. Tre adulti palestinesi hanno avuto negato il passaggio attraverso il checkpoint dalle forze israeliane, che hanno rifiutato di dare qualsiasi motivo per il loro tornare indietro. Quando gli osservatori internazionali hanno voluto passare attraverso il checkpoint dopo aver documentato la ricerca del corpo di un uomo palestinese, sono stati fermati dalla polizia di frontiera che ha negato loro il passaggio attraverso il checkpoint. Quando viene chiesto un motivo, le forze israeliane hanno rifiutato di dare qualsiasi motivo, ma li ha costretti lo stesso ad abbandonare il checkpoint.

Nel pomeriggio, quando gli attivisti internazionali si sono incamminati verso il checkpoint Salayme per garantire agli alunni e agli insegnanti un viaggio sicuro a casa da scuola, la polizia di frontiera ha detto immediatamente agli internazionali: “Se passate attraverso, non sarete più in grado di tornare a casa”. Quando gli hanno chiesto perché, hanno risposto solo “questi sono gli ordini”. Gli internazionali hanno scelto di non passare attraverso il check point ma di controllarlo dall’interno, in piedi a dieci metri dal checkpoint come è il limite di distanza autorizzato a cui è richiesto che gli osservatori stiano. Dato che la legge che richiede che tutti gli ordini per quanto riguarda le  “zone militari chiuse” sia visualizzata con le date e le mappe delle zone interessate, gli attivisti hanno chiesto di vedere quest’ordine. Immediatamente, l’ufficiale in piedi più vicino a loro ho urlato agli altri poliziotti in ebraico di “portare spray al pepe e manette”, così gli attivisti sono stati obbligati a spostarsi nuovamente verso un posto da dove il punto di controllo era ancora alla vista. Dopo circa dieci minuti una macchina con due coloni maschi si è fermata presso il check point e hanno parlato con i soldati. Dopo i soldati si sono  avvicinati agli attivisti dicendo loro di spostarsi più indietro fuori dalla vista del checkpoint. Gli attivisti furono costretti a lasciare a causa della paura della violenza da parte della polizia.

Qeitun check point
Al checkpoint di Queitun questa mattina, circa centocinquanta bambini da diverse scuole locali sono rimasto fuori dopo l’inizio della scuola. La border police israeliana ha iniziato a sparare
granate lacrimogene. Circa alle 7:15, e molto rapidamente,  tredici giri di gas lacrimogeno con granate e candelotti direttamente verso grossi gruppi di ragazzi pre-adolescenti. I volti ovunque erano rossi, gonfi e striati di lacrime. Tempo di tornare a casa, quattro osservatori internazionali sui diritti umani hanno avuto negato il passaggio attraverso due punti di controllo da forze israeliano senza spiegazione e quindi per il motivo che avevano telecamere in loro possesso, una restrizione che è illegale per gli israeliani e per il diritto internazionale.

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Nel pomeriggio, gli osservatori internazionali avevano nuovamente negato il loro diritto legale di passare attraverso il checkpoint senza alcuna motivazione.

Scuola di Qurtuba:

Questo mezzogiorno, bambini e insegnanti sono stati impediti di tornare a casa per  Shuhada street  dai soldati spiegando che  la ‘zona militare chiusa’ era ‘per motivi di sicurezza’ e ‘ nuove misure contro il terrorismo’. Sono rimasti sulle scale, bloccati dall’esercito per quasi un’ora. Nello stesso tempo, quattro coloni tra cui Anat Cohen e uno che ha filmato con ilmsuo telefono i soldati che spingevano i bambini indietro. A causa di bambini e insegnanti che si rifiutavano di lasciare – come non potevano procedere sulle scale – i soldati hanno chiamato la polizia. Dopo una lunga conversazione con i quattro coloni che non volevano lasciare le scale e insultavano il direttore e i bambini, i soldati e la polizia hanno finalmente autorizzato i bambini ad andare a casa a piedi attraverso Shuhada street in piccoli gruppi di bambini e insegnanti. Le forze israeliane al checkpoint hanno minacciato i bambini per farli camminare più velocemente, puntandogli contro loro armi cariche.

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Considerando che la mattina, un ordine effettivo per un ‘zona militare chiusa’ era ancora al suo posto, l’ordine era valido da sabato mattina alle 8 fino a domenica mattina alle 8 e pertanto non valida per la fine della giornata scolastica.

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L’ordine per una zona militare chiusa è una chiara violazione della libertà palestinese nel movimento e chiaramente solo orientata verso esattamente questo scopo. Considerando che i palestinesi in tutto le aree dichiarate ‘chiuse’ sono costretti a subire la costante perquisizione, detenzione, controllo ID e frugamento nelle borse  e casualmente viene negato l’accesso sui capricci di soldati, i coloni dagli insediamenti illegali all’interno di al-Khalil (Hebron) sono autorizzati a vagare liberamente per le strade senza essere fermati in qualsiasi momento. Osservatori internazionali che documentano e reportano si trovano ad affrontare un’altra istanza in cui le autorità israeliane stanno facendo passi avanti per eliminare completamente da Al-Khalil eventuali testimoni per i modi in cui si violano i diritti fondamentali dei palestinesi su base giornaliera.

Tutte queste misure illustrano chiaramente l’obiettivo reale dell’ultima escalation nella violenza orientata infondere paura nei residenti palestinesi e, in definitiva, costringerli a lasciare la zona.

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