Diverse centinaia di abitanti del villaggio si sono riuniti oggi a Beit Dajan alla prima manifestazione contro il posto di blocco che impedisce l’accesso al villaggio fin dall’inizio della seconda Intifada. La manifestazione pacifica è stata accolta con un pesante tiro di lacrimogeni da parte dell’esercito israeliano. Dal 2000, la strada principale da Beit Dajan a Nablus è stata bloccato dai militari.
Il villaggio di circa 4000 abitanti, si trova a soli 9 chilometri da Nablus, ma fino a quando non è stata costruita una nuova strada nel 2005, gli abitanti del villaggio potevano accedere alla loro città capoluogo, solo percorrendo una deviazione di 60 km. Tuttavia, anche con la nuova strada, il viaggio da e verso Nablus prende ancora il doppio del tempo che ci voleva prima. Fino al 2009 nessuno poteva andare a Nablus dopo le 5 pm, senza previo coordinamento con l’Ufficio di coordinamento distrettuale, il legame tra la Autorità Palestinese e l’esercito israeliano.
Nemmeno le ambulanze sono state lasciate passare al checkpoint, e ciò ha portato ad un sacco di complicazioni per il ricorso a cure.
Anche l’istruzione è diventata un problema a causa delle difficoltà logistiche causate da tali strade di Apartheid e posti di blocco. E le forniture d’acqua sono tagliate a causa del blocco stradale, costringendo il paese ad importare acqua in modo molto più costoso dalla Valle del Giordano. E come se non bastasse, il villaggio ha subito quattro morti al posto di blocco.
Il giorno prima della manifestazione il blocco stradale è stato rafforzato con filo spinato a valle della strada. Per protestare contro il blocco stradale il paese ha deciso di iniziare a organizzare manifestazioni settimanali il venerdì per mostrare il proprio malcontento. Intorno a mezzogiorno del 9 marzo 2012, attivisti di ISM, Anarchici Contro il Muro, ActiveStills, si sono incontrati con gli organizzatori e gli attivisti palestinesi a Beit Dajan presso il palazzo municipale per prepararsi per la prima manifestazione contro il posto di blocco.
“E’ bello vedere che ci sono solo bandiere palestinesi in questa manifestazione”, dice uno degli attivisti israeliani. “Tutte queste bandiere di partito stanno rovinando la resistenza popolare.”

- Un manifestante israeliano discute con un soldato israeliano durante scontri tra locali e militari di Israele, in una protesta contro la chiusura e per la rimozione di un cancello all’ingresso del villaggio di Beit Dajan, che è stata chiusa a partire dal 2011, vicino a Nablus. | Foto per gentile concessione di Alaa Badarneh /
Dopo la preghiera di mezzogiorno gli abitanti del villaggio si sono ammucchiati in auto e furgoni e sono andati al posto di blocco a pochi chilometri fuori città. In modo ordinato la manifestazione ha marciato verso il posto di blocco.
Quando gli abitanti di Beit Dajan hanno raggiunto l’incrocio dove si trova il blocco stradale si sono scontrati con i gas lacrimogeni tirati verso di loro. Non vi era stata alcuna provocazione per questo e vari attivisti israeliani si sono affrettati ad attraversare il posto di blocco per andare a discutere il comportamento dei soldati. I manifestanti dall’altra parte del cancello hanno cercato di rimanere il più vicino possibile al posto di blocco, pur dovendo schivare gas lacrimogeni e granate assordanti lanciate contro di loro. Diversi lacrimogeni sono stati ributtati con successo contro i soldati. Il filo spinato sul blocco stradale è stato tirato fuori dalla strada, mentre le centinaia di manifestanti avanzavano verso il posto di blocco. Dopo un po’ i militari sono passati a sparare gas lacrimogeni dai fucili e jeep. Uno degli attivisti israeliani ha detto che aveva visto i soldati mirare verso le persone nella dimostrazione.
Alcune persone hanno sofferto di diversi gradi di soffocamento da gas lacrimogeni, ma fortunatamente nessuno è rimasto gravemente ferito. Alle 13,22, quando la
dimostrazione era in corso da circa un’ora, i soldati sono usciti dal posto di blocco e hanno formato una linea sulla strada, per spingere indietro i manifestanti. Poco dopo la manifestazione è stata dispersa dagli stessi organizzatori che hanno spiegato che il loro messaggio era stato trasmesso con sufficiente chiarezza.
Non una singola pietra è stata lanciata durante la manifestazione. Nonostante questo la reazione dei militari è stata insensibile e violenta come al solito.
Jonas Weber è un volontario dell’International Solidarity Movement (il nome è stato cambiato).
